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Guerra e Borse ‘effetto yo-yo’. Forse qualcuno bara

Guerra e Borse ‘effetto yo-yo’. Forse qualcuno bara

Politica estera

21/04/2026

da Remocontro

Piero Orteca

I prezzi dell’energia e di altre materie prime, influenzati dal conflitto con l’Iran, salgono e scendono di colpo. Mentre investitori fin troppo ‘illuminati’ anticipano e condizionano le mosse dei mercati. Molti analisti pensano che grossi speculatori ricevano in anticipo ‘soffiate’ politiche fraudolente. I sospetti sull’Amministrazione Trump.

Aprono tutti gli occhi

«Tanto tuonò che piovve» avrebbe detto sconsolato Socrate, dopo avere ricevuto in faccia una secchiata di acqua gelida dalla moglie Santippe. Che era un tipino nervosetto. Questa volta, però, di mitologico c’è molto poco: restano solo i nervi logori di tutti quei risparmiatori che hanno bruciato i loro capitali, decimati dall’andamento schizofrenico dei mercati, letteralmente scombussolati dalla crisi nel Golfo Persico. Una fibrillazione, quella borsistica, una sorta di ‘effetto yo-yo’, a cui si aggiunge la rabbia dei consumatori, che già vedono impennarsi i prezzi dei carburanti e hanno cominciato a capire che il dazio più pesante, quello sugli alimentari e su tutta la filiera dei beni durevoli, lo dovranno pagare nei mesi a venire. Però qualcosa non quadra. Nel senso che, secondo alcuni analisti anche i comportamenti apparentemente più sconclusionati, come quelli di Trump e della sua squadra in politica estera, possono e devono avere una loro ‘logica’. Magari economica. Comunque, non proprio in linea con una corretta interpretazione dell’etica dello Stato, Sospetti e maldicenze? Visto il calibro delle fonti che riportiamo, ci penseremmo due volte a liquidarli in questo modo. I media, come BBC, Axios e New York Times sparano grosso su quello che potremmo definire il ‘fronte finanziario’ delle tante guerre di Trump.

I sospetti di ‘insider’

Il lungo report che la britannica BBC ha dedicato ieri alle oscure ripercussioni finanziarie della guerra all’Iran, indubbiamente alimenta molte riflessioni. E moltiplica le perplessità di chi, finora, non è riuscito a spiegarsi né la decisione di attaccare l’Iran e nemmeno la conduzione del conflitto, apparsa zigzagante. Nick Marsh ci ricorda che «durante tutto il secondo mandato del Presidente Trump, gli operatori di Borsa hanno scommesso milioni di dollari poco prima dei suoi annunci più importanti». Per questo la BBC ha esaminato i dati sui volumi di scambio di diversi mercati finanziari e li ha confrontati con le dichiarazioni del Presidente, rivelando delle significative correlazioni. In particolare, si è notato «un modello ricorrente di picchi di interesse poche ore, o talvolta minuti, prima che un post sui social media o un’intervista venissero resi pubblici». Tradotto significa che, anticipando le scelte ufficiali, investitori (e scommettitori) compravano e vendevano titoli per milioni di dollari, precipitosamente, a seconda della decisione che sarebbe stata presa dalla Casa Bianca, entro magari pochi minuti.

  • «Alcuni analisti – dice la BBC – sostengono che ciò presenti tutte le caratteristiche dell’insider trading illegale, in cui le scommesse vengono effettuate da persone sulla base di informazioni non disponibili al pubblico. Altri invece sostengono che la situazione sia più complessa e che alcuni operatori di mercato siano diventati più abili nell’anticipare gli interventi del Presidente».

Gli esempi più significativi

Ecco una short-list analizzata dalla BBC.

9 marzo 2026: «La guerra è praticamente finita». Alcuni dei movimenti più significativi si sono verificati nel mercato dei futures sul petrolio. A nove giorni dall’inizio della guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran, Trump ha dichiarato alla CBS News in un’intervista telefonica che il conflitto era praticamente concluso.

  • 18:29 GMT: Impennata delle scommesse sul petrolio
  • 19:16 GMT: Trump afferma che la guerra è quasi finita
  • 19:17 GMT: Il prezzo del petrolio cala del 25%.

La notizia dell’intervista sarebbe stata resa pubblica per la prima volta alle 15:16 ora della costa orientale degli Stati Uniti (19:16 GMT), quando il giornalista ne ha parlato su X. I commercianti di petrolio hanno reagito alla notizia che il conflitto potrebbe finire molto prima del previsto vendendo petrolio, con un crollo dei prezzi di circa il 25%. Tuttavia, i dati di mercato mostrano un’enorme impennata di scommesse sul ribasso del prezzo del petrolio alle 18:29 GMT, ben 47 minuti prima della pubblicazione del reporter. I trader che hanno piazzato quelle scommesse avranno guadagnato milioni di dollari dalle fluttuazioni dei prezzi del petrolio.

23 marzo 2026: «Risoluzione completa e totale delle ostilità». Il 23 marzo, appena due giorni dopo aver minacciato di ‘annientare’ le centrali elettriche iraniane, Trump ha pubblicato su Truth Social che Washington aveva avuto «conversazioni MOLTO BUONE E PRODUTTIVE con Teheran riguardo a una RISOLUZIONE COMPLETA E TOTALE delle ostilità». Fu una grande sorpresa per gli osservatori diplomatici e per gli operatori commerciali.

  • 10:48-10:50 GMT: Impennata delle scommesse sul petrolio
  • 11:04 GMT: Trump pubblica un post sulla “risoluzione totale” delle ostilità
  • 11:05 GMT: Il prezzo del petrolio cala dell’11%.

Immediatamente, i titoli azionari sono saliti e il prezzo di riferimento del petrolio statunitense, che era in aumento, è crollato bruscamente. Come riportato all’epoca dalla BBC, 14 minuti prima del post del Presidente si era registrato un numero insolitamente elevato di scommesse sul prezzo del petrolio statunitense.

Solo la punta dell’iceberg

Ma la guerra all’Iran rappresenta solo la punta dell’iceberg del fenomeno che lega decisioni politiche e grandiosi giochi di Borsa. La lunga inchiesta della BBC, per esempio, dedica particolare attenzione anche alle ‘montagne russe’ dei mercati, in occasione delle contraddittorie decisioni sui dazi doganali. Ogni volta che la Casa Bianca imponeva una nuova tariffa, immancabilmente, un giorno prima qualcuno riusciva a spostare grandi capitali a seconda delle merci interessate. Su questa storia che lega dazi e insider trading si sta muovendo il Partito Democratico alla Camera, con la proposta di istituire una commissione di inchiesta. È probabile che se, come sembra, Trump dovesse perdere le elezioni di Medio termine, uno dei primi contraccolpi potrebbe essere quello di diventare oggetto di indagine congressuale. I Democratici avrebbero infatti i numeri per fare luce su una vicenda che sta suscitando sempre più scalpore. Già il mese passato, il New York Times si era occupato estensivamente del problema, soffermandosi sul mercato delle scommesse. «Come scommettitori anonimi hanno guadagnato sull’attacco in Iran, poche ore prima che avvenisse», aveva titolato il giornale. Aggiungendo che «gli utenti di Polymarket hanno piazzato centinaia di scommesse di almeno mille dollari prevedendo un imminente attacco americano, sollevando preoccupazioni in merito all’insider trading».

  • «Secondo i dati delle Borse – scrive Axios – si è verificata un’epidemia di scambi sospetti in concomitanza con le decisioni più importanti del Presidente Trump, pochi minuti o poche ore prima che si scuotessero i mercati globali. Ciò avviene mentre la guerra con l’Iran fa impennare i prezzi per i comuni cittadini americani e pochi eletti sembrano trarne profitto alla luce del sole. È proprio questo il tipo di presunta corruzione contro cui Trump ha costruito la sua carriera politica».
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