15/09/2026
da Remocontro
Il Dna non si può cambiare assieme alle parentele. Ma le idee? L’influenza familiare? L’ambiente culturale in cui si è cresciuti? Il Corriere sulla biografia di Alice Weidel, e le domande di Massimo Nava in cui si contano un nonno noto avvocato del Terzo Reich, responsabile di arresti e sentenze di morte, e una nonna fervente sostenitrice del partito nazista.
La Germania democratica e moderna
Secondo la narrazione ufficiale, la Germania moderna e democratica ha fatto definitivamente i conti con il passato. Ma si sa che quella del perseguimento dei criminali nazisti è anche una lunga storia di ambiguità, coperture, fughe all’estero, processi senza esito. Come quelli contro il giudice Hans Weidel, il magistrato di Hitler, peraltro iscritto alla Cdu nel dopoguerra.
La leader AfD ha detto di non saperne nulla («A causa di dissidi familiari» non c’è mai stato alcun contatto, «né era mai stato argomento di conversazione in famiglia»). Alice nega anche i legami del partito con il passato della Germania e offre una vita privata (lesbica, sposata con un’immigrata, due figlie, residenza in Svizzera) che è tutto il contrario della visione politica e sociale che ha raccolto il grande consenso dei tedeschi. Una stupefacente capriola biografica che però non scandalizza i suoi elettori e militanti.
L’inchiesta di Die Welt
Il passato della famiglia Weidel emerse due anni fa da un’inchiesta del quotidiano conservatore Die Welt che ha raccontato la storia del nonno Hans (1903-1985) promosso giudice militare di alto grado del Reich, secondo documenti dell’Archivio Federale tedesco e dall’Archivio di Stato polacco.
Weidel fu attivo come giudice militare, membro del Nsdap e delle SS. Lavorò come giudice dell’esercito, nel 1944 fu promosso a giudice di stato maggiore superiore nel distretto di Varsavia da Hitler in persona. Secondo le ricerche storiche, i giudici a lui subordinati avrebbero emesso migliaia di condanne a morte. Weidel fu incriminato dopo la seconda guerra mondiale, ma i procedimenti furono archiviati senza esito.
Notizie analoghe sono state pubblicate anche da Neue Westfälische. Alice sostiene di avere appena conosciuto il nonno. In effetti aveva sei anni quando Hans Weidel morì, ma non si è poi dedicata all’album di famiglia. L’ex giudice nazista visse per 18 anni a Verl, in Brinkheidestrasse.
Nazista e SS
L’Archivio Federale conserva ben 450 pagine su Weidel. E anche negli archivi comunali di Verl e Gütersloh sono disponibili informazioni. Secondo Die Welt, già nel 1932, ovvero l’anno prima della presa del potere da parte dei nazionalsocialisti, l’avvocato era entrato a far parte del Nsdap, il partito nazista. Nel gennaio 1933 divenne inoltre membro delle SS, strumento centrale della persecuzione degli ebrei e responsabile, tra l’altro, dell’organizzazione delle deportazioni nei campi di sterminio.
Hans Weidel faceva inoltre parte di dieci diverse organizzazioni nazionalsocialiste, tra cui il «NS-Rechtswahrerbund» (Unione nazionalsocialista dei difensori del diritto) e l’Associazione dei giuristi nazionalsocialisti, di cui era Kreisgruppenführer, comandante del gruppo distrettuale. Dal luglio 1941 fu giudice militare presso il comando di Varsavia. Tre anni dopo fu promosso a colonnello di stato maggiore. Secondo Die Welt, questa nomina fu esaminata dal quartier generale del Führer, poiché Adolf Hitler era anche la massima autorità giudiziaria della giustizia militare.
Il ‘semplice funzionario’ in fuga
Durante l’avanzata dell’Armata Rossa verso la Germania, nel 1945, la moglie di Hans Weidel, Lucie, fuggì con i due figli nella Westfalia orientale, dove il giudice li raggiunse dopo tre mesi di prigionia di guerra.
Il passato di Hans Weidel non era sconosciuto alle autorità della Repubblica Federale che avviarono tre inchieste a suo carico. Nel 1948 il procedimento fu però archiviato, poiché alla Procura mancavano informazioni per smentire la versione di Weidel, che si era dichiarato un semplice funzionario.
Anche le indagini condotte dall’Ufficio criminale regionale della Renania Settentrionale-Vestfalia nel 1977 e dalla Polizia criminale di Amburgo nel 1979 si conclusero senza esito. Die Welt, peraltro, ha ricordato che nessun ex giudice militare nazista fu condannato con sentenza definitiva, sebbene, secondo le ricerche degli storici, questi abbiano emesso decine di migliaia di condanne a morte.
Poi la militanza nel partito di Merz
A Gütersloh, Hans Weidel aprì nel 1951 uno studio legale e notarile e visse nella Schledebrückstraße fino al 1967. Da allora offrì ai connazionali l’immagine del cittadino rispettabile che si batte per i diritti altrui. Anche per i diritti degli sfollati, tra i quali si annoverava lui stesso. Nel 1953 fu eletto presidente distrettuale dell’Unione degli sfollati nell’ex distretto di Wiedenbrück.
Trent’anni dopo, in occasione del suo ottantesimo compleanno, ricopriva ancora quella carica. «Tra il 1955 e il 1982 presiedette l’associazione degli Slesiani a Gütersloh, mentre dal 1965 al 1978 fu a capo del comitato consultivo distrettuale per le questioni relative agli sfollati e ai rifugiati. Tra il 1961 e il 1979 fece parte del comitato consultivo per gli sfollati della città di Gütersloh». Negli anni Settanta fu addirittura membro della Cdu, il partito del cancelliere Merz.
‘Croce al Merito Federale’
L’Ordine degli avvocati di Gütersloh lo nominò presidente onorario. Weidel, su proposta delle associazioni degli sfollati in qualità di «difensore dei suoi connazionali», nell’ottobre 1974 fu addirittura insignito della Croce al Merito Federale. Gli articoli di giornale negli archivi comunali accennano solo di sfuggita al periodo compreso tra il 1933 e il 1945. «Ha prestato servizio militare ed è stato sradicato a Gütersloh a seguito dell’espulsione», si legge nel tributo in occasione del suo ottantesimo compleanno.
Pare che per un certo periodo la voce di Wikipedia sia stata cancellata. Ma è riapparsa nei dettagli, così come la ricordiamo di seguito.
Wikipedia
- Nato 19 luglio 1903, Neustadt, Impero tedesco (oggi Prudnik, Polonia). Morto, 19 settembre 1985. Carriera militare, Corpo Schutzstaffel, Anni di servizio 1933–1945 Grado SS-Oberscharführer.
Studiò giurisprudenza a Monaco di Baviera e a Breslavia. Aderì al Partito nazista nel 1932 e divenne assessore giudiziario a Leobschütz. Entrò a far parte delle SS nel gennaio 1933. Ottenne il grado di Oberscharführer a Oppeln. Fedele sostenitore del movimento, nel febbraio 1937 si candidò alla carica di Landrat a Neustadt (all’epoca Landkreis Neustadt O.S., l’odierna contea di Prudnik). Aprì il proprio studio legale a Prudnik. Acquistò quote di un birrificio locale e di un cementificio in disuso, dove allestì appartamenti e affittò magazzini.
Dal 1939 al 1941, Weidel fu Kreisgruppenführer (capo del gruppo distrettuale) dell’Associazione nazionalsocialista dei professionisti legali nel distretto di Leobschütz. Si arruolò nell’esercito tedesco all’inizio della seconda guerra mondiale. Nel marzo 1941 seguì un corso di formazione come giudice militare a Varsavia, allora occupata dai tedeschi. Divenne giudice militare presso il comando di Varsavia nel luglio 1941. Il 12 ottobre 1944, Adolf Hitler lo nominò giudice capo di stato maggiore. Era responsabile della condanna degli oppositori del Terzo Reich.
- Nel maggio 1945, Weidel si stabilì a Gütersloh, in Westfalia, con la sua famiglia. Nel novembre 1948, il tribunale di Bielefeld avviò un procedimento contro Weidel per «appartenenza a un’organizzazione criminale».
Egli si difese sostenendo di aver avuto un coinvolgimento insignificante nella politica nazista e di essersi iscritto al Partito Nazista nel 1933. In realtà, aveva aderito al movimento prima dell’ascesa al potere di Hitler. Durante l’era nazista, dichiarò la propria fedeltà al Partito nazista, affermando: «Già prima delle elezioni del settembre 1930, votai per i nazionalsocialisti e partecipai attivamente alla propaganda elettorale del movimento». Nel corso di un’udienza del 1948, Weidel sostenne di non essere a conoscenza del trattamento riservato dai nazisti agli ebrei né dei crimini commessi dalle SS. I pubblici ministeri archiviarono il procedimento contro Weidel, adducendo la mancanza di prove.
Weidel aprì uno studio legale a Gütersloh. Divenne leader della Federazione locale degli espulsi e chiese un risarcimento per i beni abbandonati nell’Alta Slesia. Negli anni 70, la polizia della Renania Settentrionale-Vestfalia e di Amburgo riaprì le indagini su Weidel, ma non lo perseguì penalmente. Weidel sposò Lucie Plümpe, insegnante della classe femminile presso la scuola agraria di Neustadt, nell’ottobre 1936. Anche lei era membro del Partito nazista.
Diritto all’album di famiglia
Al di là dei meriti di Wikipedia, recentemente, su iniziativa di Die Zeit, è stato promosso un motore di ricerca collegato agli archivi nazionali che consente a ogni cittadino tedesco di indagare sull’album di famiglia. Nessuno può più dire «non sapevo». Tra il 1925 e il 1945, 10,2 milioni di tedeschi aderirono al partito nazista. Sono migliaia i tedeschi che hanno già utilizzato il motore di ricerca. Die Zeit ha ricevuto reazioni di ogni tipo, oltre ad obiezioni per violazioni della privacy.
Nessuno si preoccupò della privacy di Josef Mengele, il dottore di Auschwitz diventato il simbolo più orrendo delle persecuzioni naziste. Ricercato per anni, morì in Brasile. Soltanto negli anni Novanta si scoprì la sua identità attraverso l’esame dei suoi resti.

