30/03/2026
da Remocontro
Hormuz prossimo Suez? Da sabato l’Iran ha imposto il pagamento di un pedaggio per il transito delle navi ‘non nemiche’ attraverso lo Stretto di Hormuz. Nello stesso giorno i ribelli Houti dello Yemen intervengono contro Israele e suoi alleati sul Mar Rosso, bloccando per alcuni lo stretto di Bab el-Mandeb. Con i mercati chiamati stamane a dare la loro risposta all’avventura statunitense in Iran per il futuro energetico del pianeta.
Casello marittimo di pedaggio
A un mese dall’attacco israelo-statunitense e una grandine di bombardamenti distruttivi, l’Iran reagisce a livello economico e impone pedaggi per il transito nello stretto di Hormuz, bloccato da un mese, pronti a trasformarlo in una via navigabile a pagamento per le navi non ostili. Questa mossa, contestata dal punto di vista del diritto internazionale ma giustificata di fatto con la prima violazione da parte di chi ha iniziato la sciagurata avventura militare. Tariffe e valute specifiche per il pagamento: intorno ai 2 milioni di dollari per ogni petroliera o nave in transito e pagamento in yuan, con la valuta cinese che sostituisce il dollaro. Passaggio limitato e monitorato dai Pasdaran, con minacce di ‘reazioni drastiche’ contro i tentativi di passaggio non concordati.
Bab el-Mandeb
Dopo lo stretto di Hormuz, ci sarà anche il blocco del Mar Rosso sullo stretto di Bab el-Mandeb? «Ansar Allah», il nome ufficiale del gruppo houthi che controlla il Nord dello Yemen e la capitale Sana’a, aveva più volte lanciato attacchi al traffico navale nel Mar Rosso disarticolando i commerci mondiali da e verso Suez. La prospettiva di una saldatura tra forze islamiste sciite di ‘impronta zayidita’ (una versione rivoluzionaria e minoritaria della galassia musulmana), e la Repubblica Islamica rafforza la posizione di Teheran nell’area. E contribuire alla guerra economica globale in risposta ai raid americani. Tutti i guai del pianeta colpa di Netanyahu e Trump il messaggio al mondo.
In molti li avevano avvertiti
Strapotenti per la prima volta platealmente perdenti. Parliamo di Netanyahu e Trump, che anche dopo aver sterminato gran parte della vecchia classe dirigente iraniana e spianato il Paese con una grandinata di bombe, non riusciranno a far cadere il regime degli ayatollah. Far cadere il regime e garantire la navigazione di gas e petrolio dal Golfo Persico era l’obiettivo dichiarato: due fallimenti. E la britannica Reuters ripete e sottolinea: «Le Marine occidentali non riuscirebbero mai a garantire la libera navigazione a Hormuz». E quel genio strategico di Trump ‘suicida’ la parte del mondo priva di fonti energetiche adeguate allo sviluppo e stravolge la geopolitica prossima del pianeta. Con una ‘America first’ nell’isolamento diplomatico e nel pozzo nero del debito interno.
Trump prossima ‘Anatra zoppa’
C’è un metro empirico di misura della credibilità diplomatica internazionale di una personalità di potere. ‘Cosa ha detto chi’, pur che conti qualcosa nel mondo o su un fatto. ‘Trump bis’ in meno di due anni di pirotecnica presidenza è riuscito a battere in attenzione persino Putin con i suoi quattro anni di guerra ucraina. Molta faciloneria giornalistica e troppi servilismi di schieramento, certo. Ma qualcosa, anche su questo fronte sta maturando e ‘silenziosamente ci dice’. Le alzate d’ingegno dell’uomo più potente del pianeta scendono nella categoria ‘sembra – si dice’ dei pastoni politici che inventano la notizia su eventi comunque di prima pagina. Bravi appunti di agenzia sull’ultima trovata della Casa Bianca in attesa del prossimo aggiustamento e della quasi certa prossima autosmentita.
Iran e Ucraina due guerre in una
Trump minaccia e poi rinvia. Il ‘penultimatum’ di sempre, a credibilità zero. Con bugie plateali al seguito, mentre è chiaro che la sicurezza energetica e il prezzo del petrolio entrano sempre di più negli sforzi americani di individuare una ‘exit strategy’. E le posizioni reali tra Washington e Teheran si stanno divaricando il conflitto continua a produrre effetti ben oltre il Medio Oriente. Col presidente ucraino Zelensky che in piana crisi d’abbandono anche europeo, cerca di coinvolgere Mosca con l’Iran, accusandola di «informazioni di intelligence all’Iran per prolungare il conflitto in Medio Oriente e alimentare l’instabilità globale». Sua sola ragione certa, è che l’azzardo Iran oltre a sconvolgere le economie di tutto il mondo, si riflette sempre più sul fronte ucraino, ridisegnando priorità militari e flussi di armamenti.
E torniamo a Hormuz nuova Suez
- Ad un mese dall’attacco all’Iran, il traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz è crollato del 95%. Solo 4 transiti al giorno rispetto ai 125 in media prima del conflitto e un totale di 10 petroliere alle circa 250 in condizioni normali (con 300 milioni di barili). Secondo gli analisti, sono circa 1.100 navi – tra cui 300 petroliere – che si trovano attualmente all’interno del Golfo Persico, escluse le navi mercantili locali. Il blocco quasi totale dei transiti nello stretto ha avuto ripercussioni anche sui costi di trasporto: quelli dagli Stati Uniti all’Asia sono raddoppiati, attestandosi intorno ai 10 dollari per barile, rispetto ai circa 5 dollari per barile all’inizio dell’anno. Ognuno faccia i suoi conti economici ed esprima la sua valutazione politica sulla coppia Netanyahu-Trump e le rispettive politiche nazionali. Per poi farne trarre le conseguenze dai loro governi, anche se alleati e complici

