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Hormuz, dalla Guerra santa alla pace del dollaro

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Politica estera

27/06/2026

da Remocontro

Piero Orteca 

Il Wall Street Journal elenca 40 miliardi di buoni motivi per i quali si potrebbero azzerare tutte le tensioni nel Golfo Persico. Sarebbe questo il guadagno netto annuo derivante all’Iran e agli altri Stati rivieraschi dai “servizi di passaggio” nello Stretto. Non una tariffa, ma un indennizzo per l’assistenza offerta, sul modello turco dei Dardanelli.

Un interesse comune

“Tutti devono sapere che la gestione dello Stretto di Hormuz non tornerà mai più come prima”. Sembra una dichiarazione di  guerra, anche perché a pronunciarla è stato il capo negoziatore iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, un “duro” che fa il moderato, per necessità. E invece no. Trump (non è un mago?) ha fatto il miracolo. Come i re taumaturghi merovingi, “santifica” tutto quello che tocca, nel senso che qualsiasi anelito ideale, a mani sue, piglia la forma del dollaro. Così anche gli ieratici ayatollah si sono fatti affascinare dai presidenti americani (quelli stampati sui dollari, è ovvio). E ora Ghalibaf, durante una visita in Oman, non parla più di missili, ma di registratori di cassa. Quelli che non fanno “boom”, ma che invece con “drin drin” emettono un trillo più gradevole, quando si aprono. Dunque, martedì scorso, il braccio destro di Mojtaba Khamenei ha discusso con i vicini di possibili accordi commerciali, riguardanti proprio (vedi tu!) lo sfruttamento del “collo di bottiglia” che immette nel Golfo Persico. Un progetto a tanti zeri (si parla di almeno 40 miliardi di dollari l’anno) che, ecumenicamente, vedrebbe la compartecipazione di tutti gli Stati della regione e pure di Trump, tanto per farla completa. Così una guerra feroce, cominciata a bombe, droni e missili, finirebbe con una bella tavolata collettiva, dove tutti troverebbero modo di mettere le mani nella pignatta e di scordarsi le passate inimicizie. 

Così la racconta il WSJ

No non si tratterebbe di pagare un pedaggio. Anche se per come è organizzata la cosa, la tariffa esce dalla porta e rientra dalla finestra: insomma, chiamatelo come volete, ma per passare da Hormuz qualcosina bisognerà pagare. Magari si troverà un escamotage sul modello turco dei Dardanelli, dove vige un vecchio trattato del 1936 per il transito “con indennizzo”. Ecco cosa scrive (in esclusiva) il Wall Street Journal: “L’Iran stima un guadagno di 40 miliardi di dollari dalla riapertura di Hormuz con gli Stati del Golfo. L’accordo per sbloccare il flusso energetico globale gli dà voce in capitolo nella sua futura gestione e apre la strada alla ricchezza. Secondo fonti vicine alla questione, la Repubblica islamica stima che l’introduzione di tariffe per i servizi di sicurezza, protezione e tutela ambientale nello Stretto genererebbe entrate notevoli per gli Stati coinvolti. L’idea, se attuata, fornirebbe a Teheran liquidità e un controllo che non possedeva prima della guerra. Il Segretario di Stato Marco Rubio – conclude il WSJ – però ha respinto l’idea di pedaggi o tasse nello Stretto, durante un viaggio in Medio Oriente questa settimana, affermando giovedì che tali misure creerebbero un pericoloso precedente, che si diffonderebbe come un contagio, causando il caos”. E questo deve dire. Ma vedrete che l’idea, consorziata, potrebbe finire per affermarsi. L’interesse di tutti a mantenere il Golfo in pace varrebbe più di mille trattati.

Il fatto

Secondo l’agenzia Axios, l’Onu ha sospeso lo “svuotamento” del Golfo Persico dalle navi che vi erano rimaste imbottigliate per la chiusura dello Stretto di Hormuz. La decisione è stata presa dopo il recente attacco a un mercantile, avvenuto a largo delle coste dell’Oman, nonostante sia in vigore il cessate il fuoco siglato in base al “Memorandum di Islamabad”. Le Nazioni Unite si erano subito attivate, attraverso l’IMO (Organizzazione Marittima Internazionale), per coordinare il calendario e, soprattutto, le rotta di navigazione, preventivamente concordate, per uscire dallo Stretto. Una supervisione necessaria onde evitare incidenti, dal momento che le stime parlano di circa 600 grandi unità costrette a stare alla fonda in quelle acque. Nello specifico, si tratta di “tanker”, portacontainer, carghi e piroscafi di ogni tipo, con oltre 11 mila marinai bloccati a bordo, in precarie condizioni di vivibilità.  Uno dei centri di ammassamento delle flotte bloccate si trova intorno al porto di Qaboos, in Oman, dove sono ancorate decine e decine di petroliere, navi portarinfuse e altre imbarcazioni.

 E l’antefatto

Axios spiega, dettagliatamente, i retroscena “protocollari” che hanno determinato la nuova situazione di stallo a Hormuz. Dunque, sulla base del “Memorandum” siglato da Usa e Iran, l’IMO (che è un’agenzia Onu) ha annunciato un piano di evacuazione di emergenza dal Golfo Persico per tutte le navi bloccate. “Il Segretario generale dell’IMO – scrive Axios – Arsenio Dominguez, ha dichiarato in un comunicato di essere stato informato di un attacco avvenuto giovedì nel Golfo dell’Oman ai danni di un’imbarcazione mentre attraversava lo Stretto di Hormuz. ‘Questa nave non è transitata secondo il protocollo di evacuazione dell’IMO’, ha dichiarato. ‘Ho sempre ribadito che la sicurezza dei marittimi rimane prioritaria. Pertanto, per garantire un approccio coordinato e la sicurezza della navigazione, il piano di evacuazione verrà sospeso fino a quando non si otterranno ulteriori chiarimenti’. Senza fare riferimento diretto all’operazione dell’IMO – aggiunge Axios – la Marina delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche di Teheran ha dichiarato mercoledì ai media statali che ‘alcune autorità hanno annunciato una nuova rotta per il transito di Hormuz senza informare o coordinarsi con l’Iran’. Il rapporto affermava che si trattava di un piano inaccettabile e assolutamente pericoloso”. 

Conclusioni

  • Dopo l’incidente e l’alt dell’IMO, secondo Lloyd’s List Intelligence, almeno un paio di petroliere sono tornate indietro, dopo aver tentato di lasciare il Golfo Persico. “La pausa e l’apparente attacco – sostiene Axios – evidenziano la rapidità con cui il flusso di persone e merci attraverso una delle rotte marittime più trafficate al mondo può essere interrotto, anche dopo la tregua tra Stati Uniti e Iran”. Noi ci permettiamo di aggiungere che, quasi “a orologeria”, incidente, minacce e nuovo blocco di Hormuz fanno tutti parte di un unico copione: quello di chiudere questa  guerra “patriottica” e di fare invece scoppiare una pace basata sullo “spirito” del dollaro.
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