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I «10 punti» di Teheran. No alla tregua, serve «pace permanente»

I «10 punti» di Teheran. No alla tregua, serve «pace permanente»

Politica estera

07/04/2026

da Il Manifesto

Francesca Luci

La guerra grande Bombardato l’importante impianto petrolchimico di Asaluyeh, aree civili della capitale, università e centri di ricerca iraniani

Trump oscilla tra aperture negoziali e minacce estreme, arrivando a ipotizzare bombardamenti su infrastrutture strategiche come impianti energetici e ponti, oppure un’invasione terrestre delle isole iraniane nel Golfo Persico e la requisizione delle risorse petrolifere iraniane.

L’IRAN RISPONDE con altrettanta durezza, continuando a lanciare missili balistici contro i paesi vicini e paralizzando i commerci marittimi, promettendo ritorsioni su scala più ampia. Israele continua a prendere di mira gli impianti petrolchimici iraniani ed elimina uno dei vertici dell’intelligence, mentre gli sforzi di mediazione di Pakistan, Egitto e Turchia non producono risultati concreti.

La situazione rischia di degenerare completamente. A complicare ulteriormente le cose è il comportamento imprevedibile e altalenante del presidente americano, che in pochi giorni è passato dall’annuncio della completa sconfitta militare dell’Iran alla minaccia di attacchi massicci contro infrastrutture civili, per poi accennare a possibili accordi. L’incoerenza non è solo apparente: due giorni dopo aver dichiarato neutralizzata l’aviazione iraniana, Teheran ha abbattuto due velivoli militari statunitensi. La guerra sembra entrare in una nuova fase, con un’escalation delle minacce e dei combattimenti che coinvolgono Iran, Usa e Israele senza apparente riguardo per la vita e l’incolumità dei civili, e con danni significativi alle infrastrutture civili ed energetiche in entrambe le aree colpite.

Le forze israeliane hanno bombardato lunedì un importante impianto petrolchimico ad Asaluyeh, nel sud dell’Iran. L’attacco si inserisce in una strategia sistematica di colpi all’apparato industriale iraniano: appena due giorni prima, il più grande complesso petrolchimico del paese, situato a Mahshahr era stato colpito. Un raid israeliano nella notte tra lunedì e domenica ha ucciso Majid Khademi, capo dell’intelligence del Corpo delle Guardie rivoluzionarie,l’ennesimo caso di un alto dirigente iraniano assassinato.

LA MEZZALUNA ROSSA iraniana ha reso noto che dall’alba di ieri le forze aeree statunitensi e israeliane hanno preso di mira diverse aree civili della capitale. L’assalto alle università e ai centri di ricerca iraniani non conosce soste: nella notte tra il 5 e il 6 aprile i caccia e i bombardieri di Washington e Tel Aviv hanno colpito l’Università della Tecnologia Sharif, una delle principali istituzioni accademiche pubbliche di Teheran, classificata stabilmente tra le prime 500 al mondo e con una posizione di eccellenza nell’ingegneria petrolifera, settore in cui il portale Top Universities le assegna il ventesimo posto a livello globale. Tra gli altri siti colpiti figurano i quartieri di Città di Quds, Piroozi, Shahriar, Baharestan, il Boulevard Hejrat e la zona di Jajrood. Secondo l’agenzia di stampa Irna, gli attacchi hanno inoltre interessato gli aeroporti delle città di Urmia e Khoy, nel nordovest del paese.

Intanto cresce l’allarme sul bilancio umanitario. Il viceministro della Sanità iraniano Masoud Habibi ha denunciato che oltre 360 strutture mediche, sanitarie, educative e di ricerca sono state colpite dai raid aerei. Secondo i dati ufficiali 24 medici hanno perso la vita, 116 sono rimasti feriti e 44 ambulanze sono state messe fuori uso.

L’IRNA RIFERISCE che Teheran ha trasmesso al Pakistan la propria risposta – articolata in dieci punti – alla proposta americana per porre fine al conflitto. Il documento respinge l’ipotesi di un cessate il fuoco temporaneo, insistendo invece su una «fine permanente della guerra» a condizioni favorevoli all’Iran, che includerebbero la garanzia del libero transito nello Stretto di Hormuz, la ricostruzione delle infrastrutture danneggiate e la revoca delle sanzioni. L’agenzia Reuters ha confermato che il Pakistan ha presentato alle due parti un piano in due fasi per il cessate il fuoco e la riapertura dello Stretto. La Casa bianca ha tuttavia precisato che la proposta pakistana è solo una delle diverse opzioni sul tavolo e non ha ancora ricevuto l’approvazione di Trump.

La mancanza di credibilità del presidente americano impedisce agli iraniani di accettare un tregua temporanea. Teheran è convinta che gli americani stiano portando avanti il piano israeliano di privare il Paese delle sue risorse, e ritiene che una tregua serva solo a Trump per calmare il mercato mondiale. Secondo Teheran, il piano di attacco al Paese era stato progettato da tempo da americani e israeliani e i precedenti negoziati sarebbero stati solo un diversivo.

IN UN’INTERVISTA a Fox News, Trump ha rivelato che gli Stati Uniti avevano fornito armi a gruppi di opposizione e a manifestanti iraniani attraverso i curdi, nelle settimane precedenti l’avvio delle operazioni militari del 28 febbraio – mentre erano in corso negoziati con Teheran in Europa.

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