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I calcoli sbagliati della guerra in Iran disarmano l’America

I calcoli sbagliati della guerra in Iran disarmano l’America

Politica estera

01/09/2026

da Remocontro

Piero Orteca

Gli americani stanno mettendo in pericolo la sicurezza dell’Occidente sostiene il Wall Street Journal. Trump, nella foia di fare la  guerra all’Iran, sostenendo Israele, ha calcolato male le sue perdite, restando a corto di armi di grande importanza strategica. Così, per ripararsi, ha dovuto ritirare sistemi da molti Paesi alleati. Che ora sono scoperti.

Trump disarma l’America

“Il calo delle scorte di munizioni statunitensi dovuto alla guerra con l’Iran solleva timori sulla capacità di dissuadere Cina e Russia” ha titolato il Wall Street Journal mettendo il dito nella piaga che il Pentagono cerca inutilmente di tamponare già da diversi mesi. Perché, il discorso in effetti non è nuovissimo, anche se mai i mass-media americani erano arrivati a lanciare un allarme così eclatante, come quello del Journal negli ultimi giorni. Il nervosismo sale di livello e la pentola a pressione della crisi internazionale più pericolosa deli ultimi 50 anni si è messa a fischiare. Probabilmente, ci sono cose che non sappiamo e la stessa visita improvvisa del capo della Cia (John Ratcliffe) a Mosca rientra in questo scenario da escalation. Per ora ‘controlled’, ma nell’immediato futuro? Che i magazzini delle forze armate Usa fossero già stati ripuliti dalle mille  guerre di Trump non c’erano dubbi. Quella che mancava però era la contabilità. Perché di questo stiamo parlando. In sostanza, prima l’Ucraina (vera idrovora di aiuti militari americani), poi il Medio Oriente (generico, ma sarebbe più preciso dire Israele), infine la guerra all’Iran e la pletora di alleati del Golfo Persico, hanno assorbito prime, seconde e terze scorte di materiali. Tutta roba costosissima e laboriosa da produrre. Insomma, Trump ha saccheggiato i magazzini della Difesa e ora gli Stati Uniti si ritrovano col sedere per terra. Tanto che il Segretario alla Difesa, Pete Hegseth, si è dato la briga di supervisionare personalmente, di gran corsa, lo spostamento delle munizioni. Così ha preteso di controllare, riga per riga, il “registro degli ordini ricevuti”, valutandone la congruità con le procedure consolidate del Pentagono. E se il Ministro controlla quanti proiettili escono dal magazzino, significa che l’US Army è proprio ridotta male. 

Bruciate troppe risorse in Iran

“Secondo quanto riferito da funzionari statunitensi – aggiunge il WSJ – gli Stati Uniti hanno inviato in fretta e furia così tante munizioni in Medio Oriente, per combattere l’Iran, che la perdita di potenza di fuoco starebbe riducendo la capacità americana di difendersi da potenziali minacce, provenienti da Cina e Russia. I tagli sono stati così drastici che le scorte statunitensi in Europa di intercettori antiaerei PAC-3 Patriot e missili terra-terra ATACMS sono considerate diminuite ‘oltre la soglia critica’, hanno affermato alcuni funzionari”. Il report del Wall Street Journal punta innanzitutto sul consumo di risorse belliche provocato dalla Guerra del Golfo, sottolineando come, fin dal primo momento, la domanda delle unità operative sia stata molto elevata. “A metà luglio, gli Stati Uniti avevano impiegato circa 1.700 intercettori Patriot e oltre 200 intercettori antimissile THAAD nel conflitto – ribadisce il giornale – secondo quanto riferito da funzionari. Le navi della Marina statunitense hanno inoltre utilizzato altri 150 intercettori Standard Missile per neutralizzare missili e droni iraniani. Analisti indipendenti hanno stimato cifre simili per alcuni di questi sistemi, basandosi su previsioni di bilancio. Nel corso della guerra, l’Iran ha lanciato più di 1.500 missili balistici e 6.000 droni di grandi dimensioni, secondo quanto riferito dalle autorità”.

Contromisure e allarme

La situazione si è fatta talmente seria da indurre l’Amministrazione Trump a nuove direttive per il rifornimento di armi e munizioni. Da ora in poi, per ogni spostamento di forze e mezzi militari verso il Medio Oriente (compresi i proiettili) sarà richiesta l’approvazione del Segretario alla Difesa Pete Hegseth. “Il rifornimento delle scorte di armi trasferite da Paesi come Giappone, Corea del Sud e Germania potrebbe richiedere anni – avverte il giornale –  lasciando punti deboli nella strategia militare globale degli Stati Uniti, anche se i funzionari militari occidentali non ritengono imminenti attacchi su vasta scala da parte di Cina e Russia, hanno affermato alcuni funzionari. Oltre ai missili intercettori Patriot – conclude il WSJ – anche altre armi di stanza in Europa, tra cui missili di precisione e razzi guidati, sono state ridotte a livelli estremamente bassi”.

Qualcosa non quadra

  • “Le Forze armate degli Stati Uniti dispongono di munizioni e scorte più che sufficienti per raggiungere tutti gli obiettivi strategici del Presidente Trump e anche oltre, e l’Operazione Epic Fury ha dimostrato cosa succede quando si scherza con gli Stati Uniti”. La risposta della Casa Bianca, dalla portavoce Anna Kelly.  “Ciononostante – ha aggiunto la Kelly – il Presidente ha esortato i nostri appaltatori della Difesa a produrre costantemente più armi ‘Made in America’, che sono le migliori al mondo”. Insomma, non è vero che mancano i missili. E se anche fosse vero, non ve lo diremmo.
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