«Marine Le Pen ringrazia i violenti», la sintesi di Massimo Nava. Di fatto, l’estrema destra, denunciando l’impotenza dello Stato e mettendo la sinistra tra i protagonisti del caos, raccoglie sempre più consensi. Le elezioni presidenziali sono molto vicine – doppio turno fra aprile e maggio 2027- e giochi sono ancora aperti, ma è ormai scontato che Marine Le Pen andrà al ballottaggio», sostiene il Corriere.
Paura Le Pen senza alternative?
Il programma economico della Le Pen non convince e si temono conseguenze per il ruolo della Francia in Europa. Si sa, ad esempio, che le banche non hanno concesso prestiti al Rn per la campagna elettorale. La vittoria di Le Pen avrebbe anche effetti a catena su altre capitali e costituirebbe una pesante ipoteca sulla politica di sostegno all’Ucraina. Ma non si vede un candidato o una candidata che possa costituire un’alternativa. Al momento, sempre secondo gli ultimi sondaggi, le proteste popolari hanno portato ulteriori consensi anche al leader dell’estrema sinistra Jean Luc Mélenchon, accusato peraltro di averle strumentalizzate. Ma è un fatto che in caso di sfida finale Le Pen/Mélenchon i voti moderati di centro destra convergerebbero in gran parte sulla candidata di estrema destra. In pratica, una scelta che fa tremare i polsi a europeisti e riformisti di ogni famiglia politica, ma Mélenchon è considerato un pericolo maggiore, mentre sotto traccia si auspica che la Le Pen si «melonizzi» e che la sua promessa di «Francia serena» possa spazzare via le immagini di desolazione per le strade di Francia.
E siamo al rosario dei sondaggi
Il sondaggio Ifop-Fiducial per Le Figaro, LCI e Sud Radio.
Le Pen, stimata tra il 34% e il 38%, fa un ulteriore balzo da 1 a 2 punti rispetto alla precedente indagine di metà ottobre. Un risultato senza precedenti per la quattro volte candidata all’Eliseo. Un livello raggiunto in passato soltanto da François Mitterrand, allora presidente uscente, al primo turno delle presidenziali del 1988, record mai eguagliato da allora.
Frédéric Dabi, direttore generale per i sondaggi dell’istituto, afferma che Le Pen «è l’unica candidata ad uscire rafforzata da questa fase, presentandosi come la rappresentante del partito dell’ordine, del partito di coloro che non sopportano più il caos». Al punto da far crollare un altro argomento, onnipresente nelle precedenti elezioni presidenziali, secondo cui l’ascesa al potere della leader nazionalista sarebbe sinonimo di «violenza», «rivolte» e «salto nel vuoto».
Al secondo turno, Le Pen vincerebbe per distacco contro tutti i principali candidati del centro destra e del centro sinistra e supererebbe largamente (68 per cento dei voti) Mélenchon.
In sintesi, sarebbe al 56% contro Édouard Philippe (Horizon, indipendente di destra), al 58% contro Gabriel Attal (movimento di Macron), al 59% contro François Hollande (ex presidente socialista) ma anche al 57% contro Raphaël Glucksmann, l’astro nascente del partito socialista che ha appena vinto le primarie.
Macron uscente perdente assoluto
In pratica Le Pen sarebbe oltre il 41,5% ottenuto contro Emmanuel Macron nel 2022 e del 33,9% ottenuto cinque anni prima. Nessuno dei due ex primi ministri di Macron (Philippe e Attal) oggi candidati sarebbe in grado di qualificarsi per il ballottaggio. Distanziato da Le Pen di 21-24 punti, il più accreditato candidato del centro destra, Philippe, perde ulteriormente terreno, raggiunto dal socialista Glucksmann. «Il blocco centrale è percepito come responsabile degli eventi del 17 ottobre, a loro volta visti come il canto del cigno del macronismo», sostiene Frédéric Dabi.
Mélenchon, nonostante le accuse di compiacenza nei confronti delle violenze, complica la partita. Paradossalmente, è il più forte avversario di Le Pen ma è quello che ha meno possibilità di batterla. Gli è attribuito un consenso compreso tra il 15 e il 20% che oggi lo vede sicuramente al secondo turno. Glucksmann, pressoché stabile, oscilla tra il 12 e il 16%. È il caso di dire che tutto il mondo è paese, perché anche in Francia le divisioni di una sinistra teoricamente maggioritaria fanno vincere la destra.
Destra storica cancellata
A destra, il candidato ufficiale della destra gollista, LR, Bruno Retailleau non riesce a trarre vantaggio dalla crisi, nonostante il suo appello a decretare lo stato di emergenza. Con una percentuale compresa tra il 5% e il 7,5%, è alla pari con l’ex sindaco di Cannes, David Lisnard, rivale nello stesso partito. In ordine sparso, gli altri candidati di destra e ed estrema destra, fra i quali lo scrittore xenofobo Eric Zemmour, accreditato al 3/3,5 per cento.
Al di là dei sondaggi, la svolta a destra dell’opinione pubblica francese è nella logica delle cose e i disordini non fanno che farla crescere. Il sindaco di Nizza, Éric Ciotti, vicino a Marine Le Pen, ha detto al Figaro: «Se rinunciamo a usare la forza contro i barbari, sarà la Repubblica a crollare». Il sindaco di Nizza è il presidente dell’Unione delle Destre per la Repubblica, partito alleato del Rassemblement National. Propone una Procura nazionale antiterrorismo, una risposta penale e penitenziaria, revoca degli aiuti e degli alloggi sociali.
Tra governo incapace e presunti istigatori
A questo proposito si infiammano le polemiche dopo le rivelazioni del sito Mediapart (lo stesso che con i suoi scoop ha fatto incriminare Nicolas Sarkozy) che accusa il governo e in particolare il ministro dell’Interno di avere suggerito ai responsabili dell’ordine pubblico di addossare la responsabilità degli incidenti a LFI, il partito di Mélenchon che ha subito reagito con denunce e interrogazioni in Parlamento. Il ministro dell’Interno ha ovviamente smentito tutto. Anche numerosi deputati, soprattutto di destra e di estrema destra, accusano «La France insoumise» (LFI) di strumentalizzare le violenze. Mediapart cita un commissario dei servizi di intelligence che afferma di essere stato invitato «testualmente a scrivere che è LFI a stare dietro al movimento, mentre ciò è oggettivamente falso secondo il parere generale dei servizi di intelligence».
Caccia alle streghe e ai voti
Intanto, il governo ha già messo in campo nuove misure d’emergenza, al pari delle autorità italiane. Oltre al coprifuoco in alcune zone sensibili di Parigi e di altre città, i servizi di intelligence rivedranno il proprio modo di monitorare i social media, mentre le forze dell’ordine intendono potenziare la propria capacità operativa. Inoltre si studiano misure di risarcimento per le categorie danneggiate dai vandalismi, in particolare i negozianti. Si parla di almeno tremila attività svaligiate o danneggiate.
- Il primo ministro Sébastien Lecornu ha sottolineato il ruolo dell’«estrema sinistra» nelle violenze del fine settimana, riferendosi a una miriade di piccole formazioni, tanto radicali quanto marginali, che godono del sostegno di diverse personalità della sinistra radicale. Il dibattito s’infiamma, Le Pen mette in fresco lo champagne e brinda al teppismo rivoluzionario.

