11/01/2026
Diritti in Salute
Almeno 70 ospedali e non pochi professori universitari e primari ospedalieri sarebbero fuorilegge. Questo è quanto emerge dall’articolo Intramoenia gli ospedali fuorilegge firmato da Paolo Russo e pubblicato il 20 novembre 2025 su La Stampa.
“Navigando nella “Piattaforma nazionale liste di attesa” dell’Agenas, l’Agenzia per i servizi sanitari regionali, sono almeno 70 i casi di ASL e ospedali “Fuorilegge”, perché – scrive Paolo Russo – non rispettano quanto disposto dal decreto legislativo “502” del lontano 1992, che vieta di fare più accertamenti e visite in regime libero professionale dentro le strutture pubbliche di quante se ne facciano in regime pubblico”.
Nell’articolo si precisa anche che la legge stabilisce che “l’attività libero professionale intramuraria non può comportare, per ciascun dirigente, un volume di prestazioni superiore a quello assicurato per l’attività istituzionale”. Ma sembrerebbe, anche da controlli eseguiti dal Ministero della Sanità, che “la percentuale di prestazioni erogate in libera professione non sia calcolata sul singolo camice bianco ma sull’intero reparto”. E, dalla relazione di quest’anno al Parlamento sull’intramoenia, emergerebbe anche che “il 60% della libera professione la facciano i professori universitari e i primari”.
Riassumendo: in molti ospedali l’attività privata svolta da medici del SSN supererebbe quella svolta dagli stessi professionisti nel medesimo ospedale in qualità di dipendenti pubblici. Tutto ciò in contrasto con l’attuale legislazione. Per aggirarla, varie aziende sanitarie pubbliche considererebbero come monte ore da non superare quello dell’intero reparto. In tal modo il primario, non raramente coincidente con un professore universitario, riuscirebbe, utilizzando le ore non consumate da parte degli altri medici del proprio staff, a svolgere un maggior numero di ore in attività privata rispetto a quelle legalmente previste. Considerato inoltre che la legge prevede che l’intramoenia possa essere svolta solo fuori l’orario di lavoro il quale, in genere, per un dipendente pubblico è di 38 ore a settimana, coloro che fanno più ore di intramoenia rispetto alle ore contrattuali lavorerebbero oltre 76 ore a settimana, quindi circa 12 o più ore al giorno per tutto l’anno! Un mistero. Manco fossero dei robot!
Se poi qualche professionista vuole proprio lavorare tutte queste ore, una volta esaurite le ore di intramoenia consentite dal proprio contratto potrebbe sempre svolgere degli straordinari per dare una mano ad abbattere le liste d’attesa. Ma c’è un altro mistero: com’è possibile che Ministero, Regioni, ASL/ATS/ASST, direzioni ospedaliere non se ne accorgano? Considerato che non possono non accorgersene, perché non intervengono per far rispettare la legge?
I dati citati ci forniscono poi un’ulteriore informazione, già conosciuta ma spesso ignorata. Negli ospedali e nel SSN, come in tutta la società, si riproduce, anche tra colleghi, la piramide sociale: quando si scrive dei bassi stipendi dei medici del SSN sarebbe corretto specificare di chi si sta parlando. Certamente non di quei primari e professori universitari di cui sopra – anche in questo caso senza generalizzare –. Sarebbe ora che i medici (primari e non primari) non coinvolti nelle scandalose vicende descritte prendessero la parola per segnalare essi stessi situazioni simili, visto che – anche qui salvo eccezioni – il sindacato maggioritario della categoria non lo fa e anzi rappresenta la categoria come un insieme uniforme.
Certo, segnalare vicende come queste significa esporsi e rischiare qualcosa, ma anche ridare dignità al SSN e a sé stessi, e contribuire alla difesa della sanità pubblica. Ogni lotta ha un ipotetico rischio e prezzo. A meno che si preferisca tacere pensando che un giorno verrà il mio turno, sarò io al posto del primario.

