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I neri con i socialisti alla marcia che celebra il sogno del dottor King

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Politica estera

28/08/2026

da Il manifesto

Marina Catucci

Leftwing Al Sharpton e Bernie Sanders, Martin Luther King III e Ocasio-Cortez. Nell’anniversario di «I have a dream» si saldano diritti civili e sociali

Diverse migliaia di persone si sono radunate ai piedi del Lincoln Memorial di Washington per la marcia “Defend the Vote”, convocata a giugno dal National Action Network di Al Sharpton e dal Drum Major Institute di Martin Luther King III nel sessantatreesimo anniversario della marcia su Washington “per il lavoro e la libertà”, quella in cui King, rivolgendosi alla folla e al mondo intero, disse “I have a dream”.

QUEST’ANNO non marca un anniversario a cifra tonda, e la ragione della convocazione sta tutta nel presente: il 29 aprile la Corte suprema si è pronunciata con un voto 6-3, smantellando la norma del Voting Rights Act che dal 1965 permetteva di impugnare i collegi elettorali disegnati per disperdere il voto nero. Da allora nove stati hanno ridisegnato le mappe, facendo sparire i collegi in cui gli elettori neri erano abbastanza numerosi da decidere. «Facciamo queste marce da anni – ha detto Sharpton – ma questa è probabilmente la più importante, perché è il primo anno in cui marciamo con la legge sui diritti di voto annullata dalla Corte suprema».

Sul palco con Sharpton e King III sono saliti anche il leader della minoranza democratica alla Camera Hakeem Jeffries, la governatrice della Virginia Abigail Spanberger, Bernie Sanders e Alexandria Ocasio-Cortez.

Ad ascoltarli c’era una piazza arrivata non solo da Washington ma anche, in pullman nella notte, dal New Jersey, dalla Virginia e dal Sud, attenta e partecipe nonostante i 40 gradi percepiti e un’umidità al 97%, che ha sparpagliato la folla sotto gli alberi. «Ciò che definisce la seconda amministrazione Trump rispetto alla prima – ci dice sventolandosi una donna arrivata da una suburbia residenziale e bianca di Trenton, New Jersey – è una crudeltà organizzata che non si può tollerare. Con la mia famiglia andiamo a tutte le manifestazioni in difesa della democrazia, il voto nero è fondamentale per questo».

PER ORGANIZZARE la partecipazione alla marcia W. Franklyn Richardson, presidente del board del National Action Network, aveva chiesto esplicitamente ai leader religiosi di annunciarla dal pulpito e di portare a Washington le proprie congregazioni: «Chiedo a ogni casa di culto di fare di questo un momento di testimonianza. Annunciatelo dal pulpito, state con noi su quella terra sacra». Le chiese nere sono state per secoli l’unica istituzione che i neri americani potevano dirigere da soli, e durante il movimento per i diritti civili sono diventate una struttura operativa vera e propria: è da lì che è cominciato il boicottaggio dei bus di Montgomery, ci ricorda Tyrone, arrivato nella capitale proprio da quella città. «Io non posso credere che dobbiamo ancora manifestare per questo, per il diritto di voto. Eppure eccomi qua, e ho quasi 70 anni».

LA VERA NOVITÀ di questa manifestazione è stata che sotto al palco, fra i cartelli di Black Lives Matter e delle congregazioni religiose, sono arrivati anche quelli del sindacato dei metalmeccanici e dei socialisti. Tradizionalmente il voto afroamericano è più centrista che rivoluzionario, ma qualcosa sta iniziando a muoversi. «Nel 2016 ho votato per Hillary Clinton alle primarie – ci dice Tia – nel 2020 per Biden. Non ho mai votato per Sanders. Oggi però sono qua per ascoltare lui e Aoc. Sentiamo cosa hanno da dire almeno, visto che sono qua col reverendo Sharpton».

E a presentare Sanders è stato proprio Sharpton: «Non chiedete scusa per essere woke – ha detto il reverendo – siamo woke perché ci siamo svegliati con un sogno in mente, e siamo qui a proclamare che il sogno è ancora vivo».

Sanders, che nel 1963 era a quella marcia, ha ricordato che il discorso di King «ha avuto un impatto duraturo» sulla sua vita, e che King «aveva capito che libertà politica e libertà economica sono inseparabili. Chi ha marciato aveva già capito nel 1963 che il cambiamento vero non arriva dall’alto, arriva dal basso. Ora tocca a noi».

A CHIUDERE il comizio è stata Ocasio-Cortez, che si è ricollegata a Sanders facendo una rilettura di classe di quella giornata, sottolineando che prima della legge viene il potere, e il potere lo costruiscono i lavoratori: «Prima che postini, professori, domestiche e organizzatori si riunissero qui, avevano cominciato a costruire qualcosa insieme a casa propria. Prima che un movimento cambiasse la legge, si è organizzato per costruire potere».

Che a chiudere il comizio siano stati Sanders e Ocasio-Cortez non è solo un dettaglio organizzativo. Il 15 agosto il comitato nazionale democratico ha approvato il calendario delle primarie del 2028, che cominceranno dalla South Carolina e non dalla super-bianca Iowa. Quello è lo stato dove gli elettori neri sono più della metà dell’elettorato democratico, ed è lì che la sinistra si è fermata due volte, nel 2016 e nel 2020.

«MI VEDI, SONO BIANCO ma a quanto pare nessuno è abbastanza bianco per Trump», così commenta Brandon la presenza dei socialisti alla marcia per il diritto al voto. «Io ho sempre sostenuto Bernie e ho sempre visto che i due piani si intersecano, quello economico e quello razziale. Trump, però, lo sta rendendo ancora più evidente».

MENTRE LA FOLLA inizia ad andare via alla spicciolata, più che sfilando in corteo, sempre per via del caldo infernale, si sparge la notizia che prima del comizio era arrivato Spike Lee, fotografato insieme alla famiglia King. «Trent’anni fa raccontava la storia dei neri al cinema – ci dice una ragazza – ora è qua a farla con noi».

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