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I post-nazi vincono e il governo israeliano (quasi) sorride

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Politica estera

10/09/2026

da Remocontro

Piero Orteca

Nessuna Sindrome di Stoccolma, tra vittime e carnefici. Solo che Netanyahu, stretto da tutte le parti, ha scelto di allearsi anche col diavolo pur di rimanere al potere a combattere l’Islam. E il programma di AfD, in fondo, gli garba. Basta leggere quello che dicono alcuni dei suoi uomini d’apparato.

Haaretz scoperchia la botola

Tra le reazioni alla schiacciante vittoria elettorale dei populisti tedeschi di AfD, che fanno più riflettere in questo momento, c’è senz’altro quella dell’universo politico e sociale israeliano. Ma anche quella delle comunità ebraiche sparse in tutta la Germania, che sono state catapultate, da un giorno all’altro, in una dimensione della storia che ha segnato brutalmente le loro generazioni del ‘900. E che tutti pensavano di essersi lasciata definitivamente alle spalle. Invece, talvolta, bisogna rifare i conti con un passato che torna o, meglio, con una nuova realtà che presenta caratteristiche tali da fare temere il peggio. Con queste premesse, tutto ci si potrebbe aspettare meno che una sorta di “assoluzione” pregiudiziale, nei confronti dei “populisti neri” tedeschi in arrivo proprio da Israele. Eppure l’analisi impeccabile, chirurgica e impietosa, fatta dal quotidiano liberal di Tel Aviv “Haaretz” non lascia alcun margine di dubbio: il governo Netanyahu non si esprime, non lo dice apertamente per salvare almeno la faccia. Ma sottobanco festeggia. Verrebbe quasi voglia di dire che ci troviamo quasi di fronte una “Sindrome di Stoccolma” riveduta e corretta, dove le vittime provano una forma di attrazione patologica verso i carnefici. Ma tutti sanno, a cominciare dagli analisti che non è così. Netanyahu non fa mai niente per niente. Nel caso specifico, semplicemente “i nemici dei miei nemici, diventano miei amici”. O, se non proprio amici, perlomeno il “male minore”, da giocare nel grande tableau di un rischio sistemico nel quale investire. Perché, per il governo israeliano attuale, l’islamofobia di AfD è decisamente più importante del suo presunto Dna nazionalsocialista.

Tra destre ci si intende

Siamo, dunque al paradosso. A un vero ossimoro della storia, con un governo alla guida di uno Stato nato dalle ceneri dell’Olocausto, che adesso guarda alla Germania con un occhio diverso. E crede di identificare i suoi nemici più immediati sotto altre bandiere: quelle dell’Islam più radicale. Per questo, Haaretz sottolinea acutamente alcune reazioni significative di esponenti vicini ad ambienti dell’Amministrazione Netanyahu o di funzionari diplomatici. “All’estrema destra israeliana – scrive Haaretz – Yishai Fleisher, un importante colono della Cisgiordania, stretto collaboratore del Ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir e numero 12 della sua lista alla Knesset, nonché suo consigliere per le relazioni internazionali, ha celebrato il risultato, descrivendolo come parte di ‘un’ondata conservatrice e nazionalista globale in atto. Contrasteremo il jihadismo – ha detto – e l’asse pro-schiavitù. Congratulazioni Germania ed Europa: forse c’è ancora speranza per voi!”. Criptico, ma proprio per questo emblematico di una posizione accondiscendente nei confronti dei populisti tedeschi è il commento dell’ambasciatore israeliano a Berlino, Ron Prosor, che molto asetticamente ha parlato “di una spia rossa accesa in Sassonia”, senza però affondare il colpo e scendere in condanne specifiche nei confronti di AfD. Anzi. Per fare capire che aria tira in questo momento a Tel Aviv (e nel Likud, che guida la maggioranza di Netanyahu), Prosor ha spedito una sorta di bollettino ai naviganti: “Interrogato sulla possibilità che l’AfD fosse un partito neonazista, Prosor ha rifiutato di definirlo tale. ‘Abbiamo a che fare con un partito che vuole principalmente affrontare i problemi a cui, secondo i suoi sostenitori, i partiti tradizionali non riescono a dare risposta’, ha affermato. Pur riconoscendo che ‘c’è anche una componente antisemita’, Prosor ha aggiunto che il risultato è stato anche ‘un campanello d’allarme per i partiti consolidati che non stanno davvero fornendo risposte’.

L’ambasciatore attacca… la Sinistra

L’ambasciatore ha affermato che le comunità ebraiche sono ‘scioccate e preoccupate’, ma che l’attenzione non dovrebbe concentrarsi solo sull’AfD, dato che, secondo lui, anche Die Linke (la Sinistra) rappresenta un pericolo, perché “l’antisemitismo è antisemitismo, indipendentemente dalla sua origine politica”. Occhio, però. La lunga marcia di avvicinamento della destra israeliana ai post-nazisti è già cominciata, sotto traccia, da qualche anno, con le mutate condizioni geopolitiche di tutto il Medio Oriente e, in particolar modo, dopo la  guerra di Gaza. “L’anno scorso – ci ricorda Haaretz – il Ministro per gli Affari della Diaspora, Amichai Chikli, che ha ampliato e coltivato i legami di Israele con l’estrema destra europea, ha scritto che la co-leader dell’AfD, Alice Weidel, è ‘facile da contattare’, descrivendo la sua visione del mondo come espressione di ‘un sano patriottismo liberale, politiche migratorie responsabili e una visione lucida dei pericoli dell’islam radicale’. Possibili novità potrebbero essere in arrivo anche dal Ministero degli Esteri. Il responsabile, Gideon Sa’ar, già dall’anno scorso ha avviato un programma di revisione (e accettazione) dei contatti con formazioni politiche europee di destra, che una volta erano state messe al bando. Finora AfD era stata esclusa dalla revisione. Adesso qualcosa potrebbe cambiare. 

E gli ebrei tedeschi?

Naturalmente, chi si trova in prima linea, quasi in trincea, a sentire il dibattito che è subito scoppiato dopo lo tsunami elettorale sassone, la vede in modo diverso. Gli ebrei tedeschi, specie quelli che vivono nei laender orientali e, in particolare, nella regione che va da Lipsia a Dresda, fino ad Halle e Magdeburgo, sono scombussolati. Dire scioccati no, forse ancora è troppo, ma senz’altro respirano nuove incertezze. D’altronde, il titolo che Haaretz dedica al suo report dice già tutto: “Gli ebrei tedeschi sono inorriditi dalla storica vittoria dell’AfD, mentre Israele evita una condanna diretta”. Si tratta di una sintesi che esprime efficacemente una spaccatura, tra le reazioni locali e quelle “lontane”, che arrivano del Medio Oriente. Diversità di prospettiva e di percezione evidente del rischio. L’establishment ebraico tedesco si è detto “inorridito” dalla schiacciante vittoria di Alternativa per la Germania. “In seguito ai risultati – scrive ancora Haaretz – Josef Schuster, presidente del Consiglio centrale degli ebrei in Germania, un’organizzazione ombrello finanziata dal governo federale che rappresenta le comunità ebraiche consolidate del Paese, ha dichiarato di essere ‘personalmente sconvolto da questo risultato elettorale’, aggiungendo che il danno causato dall’AfD è stato ‘immenso’.

“L’organizzazione ‘Israeliani per la Pace’ – conclude Haaretz – un gruppo anti-occupazione con sede in Germania, ha affermato che i risultati sono stati ‘terrificanti per noi, in quanto ebrei e immigrati’. Il gruppo ha definito la risposta di Prosor ‘spregevole’, accusandolo di non aver detto nulla riguardo alla ‘grande maggioranza ottenuta da forze allineate al neonazismo in uno stato tedesco’ e di essersi invece ‘affrettato a mettere in guardia contro l’antisemitismo di sinistra’.

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