19/05/2026
da Il Manifesto
La corrente di Gaza Se cercate una condanna chiara e netta ai fatti di ieri che provenga dalla destra italiana, la trovate a proposito di un paio di manifesti di Meloni e Crosetto imbrattatati a Milano durante il corteo
Terrorismo, o quasi. Certamente violenza insopportabile: «È arrivato il momento di dire basta». Se cercate una condanna chiara e netta ai fatti di ieri che provenga dalla destra italiana, la trovate a proposito di un paio di manifesti di Meloni e Crosetto imbrattatati a Milano durante il corteo. E del resto cos’altro mai è accaduto ieri? L’assalto israeliano alle imbarcazioni della Flotillla in acque internazionali e il sequestro degli attivisti? Dispiace anche quello, ma meno. Non indigna.
Tajani si preoccupa solo dei connazionali, che siamo trattati bene – sapendo che non lo saranno – gli stranieri non gli competono. Né gli interessa troppo per quale ragione siano stati illegalmente rapiti e detenuti, l’ennesima violazione plateale e oscena del diritto internazionale da parte di Israele. Fossero finiti all’improvviso in bocca a una balena come Pinocchio la reazione del ministro degli esteri sarebbe stata la stessa. È preoccupato, buon uomo, ma si sa che il mare è pieno di pericoli.
La ripetitività con la quale le truppe di assalto della marina israeliana calpestano leggi e persone e regolano i loro conti ormai in tutto il Mediterraneo senza nemmeno nascondersi è il frutto naturale del privilegio dell’impunità. I borbottii e i lamenti, anche questi rituali, che fanno seguito alle azioni canagliesche di Tel Aviv sono poco meno che preghiere.
Se tutto è consentito nei fatti a Netanyahu, se Gaza è ancora Gaza dopo tre anni di assedio e dieci mesi di finta tregua, se nemmeno una pulizia etnica dichiarata basta a mettere in discussione, per Italia e Germania, l’accordo di cooperazione con l’Unione europea, che volete che sia qualche decina di marinai incauti? Valgono meno di due manifesti a Milano.
Se l’illegalità genocidaria di Israele è diventata ormai un dato di fatto al quale più o meno rassegnatamente ci si adegua, come fosse un rovescio atmosferico, come se al largo di Cipro sia passata una tempesta e non una squadra di incursori di un governo con il quale manteniamo la collaborazione, è chiaro che la Flotilla fa scandalo. Sbatte in faccia a un mondo distratto l’abominio del blocco degli aiuti alla Striscia.
E il privilegio criminale di cui gode Israele. Chi con coraggio punta la prua a Gaza sapendo benissimo a quali violenze e a quali torture va incontro è questo stato di impunità che intende denunciare. Impunità confermata, non smentita dall’incapacità del nostro governo persino di nominare i crimini internazionali di Israele mentre si preoccupa della sorte degli italiani. Come hanno ben capito le piazze che condannano Netanyahu, senza dimenticare Meloni e Crosetto.

