15/09/2026
da Left
Per fortuna ci sono i numeri, a cui ci stiamo affezionando sempre più in questa epoca nera di propaganda senza niente intorno
Davanti al ministero dell’Istruzione e del merito gli studenti della Rete degli studenti medi hanno aperto la mobilitazione d’autunno con la prima campanella. La richiesta è semplice, spaventosamente banale: chiedono la manutenzione ordinaria della scuola, chiedono soffitti che stiano su, aule vivibili col caldo. Il ministro Giuseppe Valditara invece ha altro per la testa. Ha la legge 104 del 2026, che pretende la firma dei genitori prima che in classe si nomini l’affettività, per tutelare i bambini, ha detto in giugno, «dalla confusione della propaganda gender». Ha le indicazioni nazionali in vigore dal 1° settembre, con la storia rimessa attorno alla centralità dell’Occidente. Ha la bozza dei licei che ha spinto oltre sessanta docenti universitari a firmare per Spinoza e Marx, e ha la filiera 4+2, tarata sulle imprese.
Per fortuna ci sono i numeri, a cui ci stiamo affezionando sempre più in questa epoca nera di propaganda senza niente intorno. Il 9 settembre Cittadinanzattiva ha portato alla Camera il XXIV rapporto: il 59 per cento delle scuole è senza certificato di agibilità, 68 i crolli in dodici mesi, l’aria condizionata nel 7,42 per cento. Murray Edelman lo scrisse nel 1960 sull’American Political Science Review: il simbolo tranquillizza la platea mentre le risorse vere prendono un’altra strada. E l’attenzione di un governo, misurata da Bryan Jones e Frank Baumgartner nel 2005, è una risorsa scarsa: si spende una volta sola.
Insomma, mentre al ministero contano le firme, i muri li stiamo pagando noi: con l’8 per mille gli italiani hanno destinato alle scuole 70 milioni. Gli studenti chiedono che il soffitto resti attaccato al soffitto, il ministro chiede la firma dei genitori.

