11/04/2026
da II Manifesto
Migranti Bollinato il giorno dopo il discorso di Meloni al parlamento, il testo ora andrà al Senato. Restano tutte le ambiguità legali
All’indomani dell’informativa al parlamento della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, la ragioneria generale dello Stato ha bollinato il disegno di legge con le «disposizioni in materia di immigrazione e protezione internazionale, nonché disposizioni per l’attuazione del patto Ue su migrazione e asilo». Il provvedimento era stato licenziato dal consiglio dei ministri l’11 febbraio scorso, insieme all’ennesimo decreto sicurezza. Poi se ne erano perse le tracce.
ALL’INTERNO c’è anche il famigerato «blocco navale», definito dalla premier «un’altra proposta che portiamo avanti da tempo, che era nei nostri programmi e che abbiamo costruito con pazienza». Nel testo definitivo del ddl rimangono le ambiguità presenti nelle bozze. L’interdizione all’ingresso nelle acque territoriali potrà essere disposta in quattro circostanze: rischio terrorismo, pressione migratoria eccezionale, emergenze sanitarie, eventi internazionali che richiedano misure di sicurezza.
Si torna alla strategia del Conte 1 e dei decreti sicurezza firmati dall’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini. Una strategia già naufragata per la disobbedienza delle ong e per le norme del diritto internazionale. Stavolta avrà declinazioni ancora più vaghe, sia rispetto ai casi che ai tempi. Il blocco potrà essere decretato per 30 giorni rinnovabili sei volte. Potrà anche continuare a catena, semplicemente modificando le ragioni che lo sostengono.
Giovedì Meloni ha detto che «la “conclamata necessità” prevista nel disegno di legge potrebbe essere particolarmente realistica nell’attuale contesto internazionale». Il riferimento è alla guerra di Trump e Netanyahu contro l’Iran, ma simili dichiarazioni confermano i timori sull’eccessivo potere discrezionale attribuito al governo: a ieri gli sbarchi 2026 erano meno di 7mila, in forte calo rispetto agli anni precedenti. L’unica emergenza sono i morti in mare: si sono moltiplicati, anche se la premier sostiene il contrario.
LA NORMA sul «blocco navale», discussa anche con gli uffici del Quirinale, sarà probabilmente limata. Naturalmente, infatti, dovrà essere subordinata ai trattati internazionali sul diritto del mare. Più che una risposta alle bombe su Teheran e Beirut, la vera posta in palio è l’approvazione del testo prima dell’entrata in vigore del Patto Ue su migrazione e asilo, prevista per giugno. Il blocco potrà riferirsi solo alle ong, non certo ai barconi, per cui il disegno di legge prevede la possibilità di sbarco in paesi terzi come l’Albania o forse perfino la Tunisia. È evidente che le organizzazioni non governative non daranno seguito a imposizioni in contrasto con il proprio mandato umanitario. Verranno fuori nuovi bracci di ferro, che il governo magari auspica per mettere all’indice i soliti «nemici della difesa dei confini». E provare così a guadagnare consenso.
La vera novità del testo definitivo, comunque, è contenuta nell’articolo 7, che istituisce le «sezioni stralcio» per smaltire i procedimenti d’asilo pendenti. A decidere saranno 350 giudici onorari, quelli non di carriera che svolgono la funzione a tempo determinato per sgravare la magistratura del carico di lavoro. Già adesso, in alcuni casi, i giudici onorari si occupano di protezione internazionale, ma le loro sentenze sono soggette alla firma dei togati. Con il nuovo ddl potranno invece decidere in composizione monocratica, ovvero autonomamente. Anche se è previsto che a queste figure sia «assicurata adeguata formazione» in materia, inevitabilmente sarà compromessa la qualità di pronunce che riguardano un diritto fondamentale, come quello alla protezione.
Concretamente, poi, è difficile credere che questa mossa possa risolvere gli oltre 130mila ricorsi pendenti davanti alle sezioni specializzate in immigrazione, cui si aggiungeranno prima o poi le 170/180mila impugnazioni dei dinieghi delle commissioni territoriali. Negli anni del governo Meloni il tasso di rigetto delle domande d’asilo si è impennato.
IL PROVVEDIMENTO, che sarà trasmesso al Senato, contiene anche un’ampia delega al governo per l’introduzione delle norme necessarie a recepire il Patto Ue. Nonostante i paletti imposti dai regolamenti europei andrà verificato se tale delega è fin troppo estesa, su questo fanno fede i principi stabiliti dalla Corte costituzionale. Altre norme riguardano l’ulteriore compressione dell’accesso per i migranti alla protezione complementare, stabilita su base nazionale nei casi che esulano i permessi per asilo o sussidiaria, e la disciplina dei modi della detenzione nei Cpr. Su questo salta la misura che restringeva i colloqui dei parlamentari ai soli trattenuti che ne fanno richiesta, ma rimane la limitazione dell’accompagnamento di deputati e senatori ai soli assistenti «incardinati nell’ufficio». Un modo per far fuori medici e avvocati necessari a verificare le violazioni in campo sanitario e legale.

