24/09/2026
da Pressenza
L’Italia ha il tasso di motorizzazione più alto d’Europa, con 70 auto ogni 100 abitanti ed è anche fra i Paesi con il più alto numero di morti premature per particolato (PM2.5 e PM10) e ossidi di azoto (NOx).
Le automobili portano con loro diverse esternalità negative, cioè costi scaricati sulla società: occupano spazio pubblico, inquinano, producono CO2, causano morti e feriti, consumano le strade e così via. Da qualche tempo poi le nostre strade hanno visto un cambiamento silenzioso ma pericoloso: l’aumento costante dell’altezza dei cofani delle auto, in particolare dei SUV. L’altezza del cofano nelle automobili nuove è in aumento e con essa aumentano anche i rischi per le persone.
Un’interessante ricerca della Clean Cities Campaign (https://cleancitiescampaign.org/), condotta in collaborazione con Transport & Environment – T&E (https://www.transportenvironment.org/te-italia), dimostra che l’altezza media del cofano delle auto di nuova immatricolazione aumenta di mezzo centimetro (0,5 cm) all’anno, raggiungendo gli 83,8 cm nel 2024, rispetto ai 76,9 cm del 2010. Tuttavia, non esistono ancora leggi europee o nazionali che limitino questo continuo incremento. I SUV con frontale alto rappresentano una minaccia crescente per la sicurezza pubblica, soprattutto per i bambini. I cofani più alti aumentano la gravità degli incidenti. Colpiscono i pedoni nella parte superiore del corpo, spesso lesionando organi vitali e aumentando il rischio di essere investiti o travolti. I cofani più bassi tendono a colpire le gambe, rendendo meno probabili lesioni gravi. I cofani alti riducono anche la visibilità del conducente. Gli angoli ciechi davanti al veicolo possono nascondere completamente i bambini, soprattutto in fase di parcheggio o svolta agli incroci, aumentando il rischio di collisioni e incidenti sfiorati. Secondo i dati sugli incidenti stradali in Belgio, un aumento di 10 cm nell’altezza del cofano accresce del 27% il rischio di morte per pedoni, ciclisti e altri utenti vulnerabili della strada. Negli incidenti con auto normali, i SUV e i pick-up con cofano più alto comportano un rischio maggiore di lesioni gravi del 20-50%. Le nostre città continuano a essere ostaggio di un numero sempre maggiore di auto e di auto sempre più grandi. Ma, mentre in giro per l’Europa il contrasto all’uso dell’automobile si fa sempre più stringente, in Italia l’automobile continua “a farla da padrone”.
E anche il recente annuncio del superamento (ma non per tutti) del bollo auto non fa che rafforzare lo strapotere dell’auto. Come sottolinea l’Associazione Genitori Antismog: “In direzione opposta al lavoro culturale di tante città europee il governo ha sospeso il bollo auto. Questo porterà un ammanco di circa 2,5 miliardi di euro nelle casse delle regioni, che sarà compensato (come?) con trasferimenti dello Stato centrale dalla fiscalità generale. Ma il bollo auto è una tassa che ha ricadute positive: disincentiva il possesso non produttivo delle auto: ora sarà più conveniente avere un’auto usata poco e buttata da qualche parte a deturpare il paesaggio urbano; è più che proporzionale al reddito presunto (andava progredendo in funzione della potenza); è una tassa di scopo, serviva a finanziare la manutenzione stradale, ricadendo su chi effettivamente usa l’auto. Ora invece trasferisce risorse per la manutenzione delle strade di chi l’auto non ce l’ha e che non è causa del loro consumo; applica il federalismo fiscale, andando nelle casse delle regioni ed essendo da esse gestita; è una tassa poco evadibile, poiché va a colpire beni mobili registrati.”
L’Associazione Genitori Antismog (https://www.genitoriantismog.it/) snocciola le alternative che il governo avrebbe potuto mettere in piedi, se avesse voluto fare una mossa fiscale espansiva. La prima: tagliare il cuneo fiscale, cioè abbassare l’IRPEF, cosicché di sicuro si aiuterebbe chi le tasse le paga davvero e si abbasserebbe il costo del lavoro. Invece della cancellazione del bollo beneficia anche chi le tasse le evade. Avrebbe potuto tagliare le accise sull’elettricità, così da incentivare l’elettrificazione dei consumi energetici, anche quello delle auto elettriche dove, qui al contrario, l’Italia è fra gli ultimi posti in Europa. Avrebbe potuto trasferire 2,5 miliardi al trasporto pubblico locale per ridurre i prezzi di biglietti e abbonamenti. Voleva eliminare delle “tasse odiate”?, si domanda l’Associazione. E, allora, via il bollo sui conti corrente, la tassa sul passaporto e l’incredibile bollo sulle fatture! Solo in Italia si riesce a rendere complicata l’emissione di fatture che dovrebbero contrastare l’evasione. Ma non sono poche le contrarietà rispetto all’abolizione del bollo auto.
“Mentre la Presidente del Consiglio trionfa, dichiarando di aver abolito <<la tassa più odiata dagli italiani>> (un refrain già sentito, per chi non ha memoria breve), sottolinea la Federconsumatori, le Regioni già tuonano contro la misura, che danneggerà le loro casse e rischia di incidere su una serie di servizi pubblici il cui accesso è già fortemente compromesso e, in molto casi, più che critico (sanità e diritto allo studio in primis)”.
Intanto, come si diceva e come certificato da ANFIA – Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica, a giugno scorso sono state immatricolate oltre 146mila autovetture, in crescita del 10,6% rispetto allo stesso mese del 2025. Nel cumulato del semestre, le immatricolazioni sono state 936.045, in aumento del 9,5% rispetto all’anno precedente.

