18/07/2026
da Il Manifesto
Lotta armata Roggero è il trionfo dell’«uomo perbene» che dopo un po’ non ce la fa più, maschera dell’eterno fascismo, persino un tuffo nel sadismo degli anni ’70 che ci possiede di nuovo
Sono anni che Rete4 si coccola Mario Roggero, il gioielliere pistolero che ha lo sguardo mite dell’ultimo dei borghesi piccoli piccoli, il film terminale darkissimo di Alberto Sordi e Monicelli girato sulla Prenestina dalle parti del Pigneto, più di quarant’anni fa. Roggero è stato oggetto di talkshow roventi sulla legittima difesa, intervistato in poltrona da Mario Giordano, io sto con Roggero immancabile prima Salvini poi Vannacci, adesso Elisabetta Canalis e Melissa Satta, replica in loop nella messicana tv del pomeriggio delle immagini sghembe della telecamera di sorveglianza fuori dalla sua gioielleria.
Roggero è il trionfo dell’«onesto lavoro», l’epifania dell’«uomo perbene» che dopo un po’ giustamente non ce la fa più. La parodia di un’epoca, vecchia invenzione di sceneggiatura, una maschera dell’eterno fascismo, persino un tuffo nel sadismo degli anni ’70 – gioiellieri, poliziotti, comunisti, Milano odia, Roma nera – che ci possiede di nuovo come un filmaccio di vampiri argentini.
Un gradino più su in questo archivio – robaccia che sarà conservata in eterno – sta il messaggio su Instagram del gioielliere piemontese seduto nel salotto di casa sua l’altro giorno, a 24 ore dalla sentenza. Lo dice lui, come un consumato sceneggiatore. «Ha fatto una vita di sacrifici», oggi è «nonno di 8 meravigliosi nipotini», dice trattenendo le lacrime.
C’è qualcosa di sinistro nel montaggio stesso del video, l’inquadratura si avvicina a scatti come tutti i messaggi di Meloni (bisogna cercare da quelle parti il regista?), come in tutta la propaganda untosa e sgangherata dei social (di sesso, soldi, se stessi), fino alla musica di pianoforte anonima (scelta su spotify probabilmente tra le playlist per convincere gli elettori di qualsiasi nefandezza), ancora più inquietante nel finale «se volete fare qualcosa vi chiedo una preghiera», le mani giunte, la testa che si piega in silenzio, l’inquadratura che resta fissa in modo innaturale.
Anche troppo per la tv. Neppure al Diario del giorno Tg4 alle 15.30 dell’altro ieri, Sabrina Scampini ha potuto esimersi dal far notare ai suoi spettatori – dopo aver tramesso per intero il reel – che «la musica non l’abbiamo messa noi», perché quello – riassumo le parole della conduttrice che pareva seriamente allarmata da quel che stava arrivando – sarebbe già stato un commento.
Ieri sera aprire tiktok era come farsi esplodere una bomba in mano. Replicato centinaia di volte lo stesso messaggio di Roggero, con variazioni di ogni tipo («mi hanno puntato una pistola in fronte», «ho difeso mia figlia», «era una normale giornata di lavoro»). Visti sketch comici orrendi («controllo sul codice penale cosa possa fare»), rimontaggi delle immagini della caccia al ladro con musiche marziali e frammenti della voce del duce («la dichiarazione di guerra è già stata consegnata») in sottofondo, bordati nero funerale.
«Solo onore!» grida una scritta bianca sopra le stesse immagini – le macchine parcheggiate, Roggero che spara, il ladro già a terra. «Onore a Mario», ci mancherebbe. Replicato il frammento di Cruciani alla Zanzara che chiede al generale Vannacci una legge di una sola frase: «non è reato sparare al ladro quando scappa», grida. Visto pure un Vannacci truccato dall’IA come il sergente di Full Metal Jacket. E intanto Adani che urla per Maradona, l’ultima stellina di Only Fans che mostra qualcosa, una signora di chissà dove fa da mangiare cose fresche, estive.
Che ne sarà di noi? Urgenza di uno studio sulle conseguenze dell’esposizione alle radiazioni social, i totem, i tabù. Ripasso dalla cura Lodovico di Arancia Meccanica – Kubrick imbattibile sull’ultraviolenza – Alex costretto a vedere campi di concentramento, sesso e pubblicità con gli occhi aperti a forza, la musica di Beethoven a tutto volume, perché così sarà rieducato al bene. Che ottimismo.

