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Il caso Roggero e gli sciacalli

Il caso Roggero e gli sciacalli

Politica italiana

20/07/2026

da Valigia blu

Siamo davanti a una imponente campagna di propaganda e di disinformazione che rischia di danneggiare pesantemente il patto sociale su cui si basa la nostra convivenza civile.

In una democrazia, la tutela della sicurezza dei cittadini e l'uso legittimo della forza sono affidati esclusivamente allo Stato e alle forze dell'ordine. Questo serve a garantire che la giustizia sia uguale per tutti, basata sulle leggi e non sull’arbitrio del singolo. La giustizia fai da te non è accettabile ed è reato.

Sostenere subdolamente che la giustizia fai da te è da comprendere e in qualche modo "graziare" chi si è fatto giustizia da solo perché lo Stato non garantisce la sicurezza e le persone sono esasperate, soprattutto se si ricopre un ruolo pubblico e politico, è sostenere una idea sovversiva e rappresenta un attacco ai più importanti valori democratici e costituzionali in cui a prescindere dovrebbero riconoscersi tutti da destra a sinistra. Il punto non è graziare chi si è fatto giustizia da solo, ma semmai garantire la sicurezza. Sono al governo da quattro anni. Che hanno fatto?

Proviamo a ristabilire i fatti contro questo assalto alla ragione, alla verità e alla convivenza civile. Smascheriamo la propaganda tossica, disturbiamo questa operazione di manipolazione della discussione pubblica, rompiamogli il giocattolo immorale.

1) Non era legittima difesa

I giudici non hanno espresso una opinione, hanno applicato la legge (compresa quella voluta da Salvini nel 2019) e tra l'altro hanno riconosciuto a Roggero tutte le attenuanti possibili: 14 anni – gli è andata pure bene. Alla fine essendo ultrasettantenne c'è anche la possibilità, se ricorrono le condizioni, che possa fare pochi mesi e poi andrà ai domiciliari.

I giudici hanno accertato che quando Roggero ha sparato il pericolo era già cessato: i rapinatori erano fuori dal negozio e stavano scappando nel parcheggio. Inseguirli in strada per recuperare la refurtiva e sparare alle spalle è ritorsione, non difesa.

Inoltre, Roggero ha mentito nelle sue prime ricostruzioni, raccontando di aver iniziato a sparare da dentro il negozio, di aver temuto il rapimento della moglie, e che uno dei rapinatori gli aveva puntato contro un'arma. Versioni smentite dai video delle telecamere sia interne che esterne

Il gioielliere, tra l'altro, non aveva un porto d'armi per uso esterno, ma solo la licenza per detenere l'arma in casa o nel negozio: uscendo in strada a sparare era già fuori dalla legalità.

La legge del 2019 prevede la scriminante del "grave turbamento", ma i video hanno mostrato Roggero colpire a calci in testa un rapinatore già a terra inerme e ferito (si accascerà senza più vita poco dopo).  Peraltro, il grave turbamento deve operare mentre il pericolo, reale o percepito, è ancora attuale, mentre in questo caso era evidentemente cessato, come hanno ricostruito i giudici d'appello.

Una condotta d'impeto e "punitiva" dunque che ha spinto i giudici a condannarlo per omicidio volontario.

2) La grazia quasi impossibile

In queste ore i nostri feed esplodono di politici di destra che da tempo usano fatti di cronaca che interessano l'opinione pubblica per atti di sciacallaggio politico: dopo Garlasco e la famiglia nel Bosco, ora si sono attaccati alla giugulare del caso Roggero.

Sanno benissimo come funziona la possibilità di concedere la grazia, sanno benissimo che è molto difficile che possa essere concessa. Eppure li vediamo freschi di parrucchiere in posa ad annunciare che stanno firmando la petizione per la richiesta di grazia.

Prendono in giro i loro stessi elettori e sfruttano cinicamente Roggero illudendoli con questa possibile manovra.

Il ministro Nordio ha annunciato l'avvio dell'istruttoria per la grazia, e si è preso una tiratina di orecchie dal Quirinale che gli ha ricordato che la grazia è prerogativa del presidente della Repubblica e, quindi, l'istruttoria del ministro della Giustizia deve comunque iniziare su impulso del colle, come ha chiarito la Corte costituzionale nel 2006.

Per prassi costituzionale, sul provvedimento di clemenza ha un certo peso rilevante la circostanza che il condannato abbia intrapreso un reale percorso di ravvedimento, con assunzione di responsabilità per il fatto commesso, e risarcisca alle vittime o ai parenti il danno derivante dalle azioni compiute in violazione della legge.

In questo contesto concedere la grazia significherebbe sdoganare la giustizia privata. Diciamo che il tentativo è molto in salita.

Piccolo appunto a margine: a Milano pochi mesi fa la Corte d'Assise ha condannato a 17 anni di carcere due gestori di un bar cinesi che nel 2024 hanno inseguito e ammazzato a forbiciate in strada un rapinatore italiano che aveva rubato alcuni gratta e vinci. Anche loro avevano già subito altre tre o quattro rapine nel giro di pochi mesi. I giudici hanno riconosciuto la responsabilità dei due imputati, escludendo l'aggravante della crudeltà e riconoscendo invece l'attenuante della provocazione. I due gestori del bar – che avevano raggiunto, colpito e ucciso il rapinatore quando era già in fuga e aveva perso la refurtiva – avevano reagito a un furto, ma avevano oltrepassato il limite della proporzione, hanno stabilito i giudici. E pertanto non si poteva parlare di legittima difesa. Finito con Roggero i politici di destra si possono occupare anche della grazia dei due cinesi almeno per sfatare il sospetto che la (pelosissima) solidarietà vale solo quando porta voti.

3) La candidatura impossibile

Salvini dice che la Lega sta valutando se candidare Roggero. La Lega non sta valutando niente, sa benissimo che non può farlo. Ma vai con un altro giro di giostra mediatica e altra presa in giro del suo suo stesso elettorato.

Secondo la legge italiana, infatti, la candidatura è totalmente impossibile.

Roggero è interdetto dai pubblici uffici in forma perpetua, non temporanea. La pena di 14 anni e 9 mesi è accompagnata dalle pene accessorie dell'interdizione perpetua dai pubblici uffici e dell'interdizione legale per la durata della pena.

L'art. 29 c.p. prevede l'interdizione perpetua quando la condanna alla reclusione è pari o superiore a 5 anni. È un automatismo, non una scelta discrezionale dei giudici.

La Legge Severino (D.Lgs. 235/2012) inoltre stabilisce l'incandidabilità assoluta e automatica per chiunque abbia riportato una condanna definitiva superiore a due anni di reclusione per delitti non colposi. Avendo Roggero una condanna definitiva a 14 anni e 9 mesi per omicidio volontario, non può essere inserito in nessuna lista elettorale (comunale, regionale, nazionale o europea).

Una eventuale grazia inciderebbe di norma solo sulla pena detentiva, non sulle pene accessorie come l'interdizione, a meno che il decreto presidenziale non lo preveda espressamente. Quindi anche in caso di grazia, Roggero resterebbe verosimilmente escluso dai pubblici uffici.

La proposta è solo una messinscena mediatica.

Immagine in anteprima via Repubblica

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