16/04/2026
da Il Manifesto
State sicuri Il parere (non vincolante) arriva mentre il testo frena al Senato: ci sono 1000 emendamenti e solo 10 giorni per chiudere la partita. Attaccano i laici della destra: «È un’ingerenza». Ma il documento alla fine passa
L’ultimo decreto sicurezza «si muove su un crinale costituzionalmente molto sensibile». E ci sono problemi anche con l’articolo 5 della Cedu, quello che parla proprio del diritto alla libertà e alla sicurezza. E così «appare auspicabile che, in sede di conversione, si apportino le modifiche funzionali a conformare il nuovo istituto ai principi costituzionali e sovranazionali esposti». E questo è il parere del Consiglio superiore della magistratura, approvato a maggioranza dopo un’estenuante discussione andata in scena al plenum di ieri: 15 favorevoli, 7 contrari (i 6 laici di destra e Bernadette Nicotra di Magistratura indipendente) e 5 astenuti.
AD ILLUSTRARE il merito del documento è stato il consigliere Antonino Laganà di Unicost (la corrente centrista), che ha sottolineato quanto si tratti di un fatto tecnico e non politico, tutto «concentrato sulle ricadute sulla giustizia» del provvedimento attualmente in discussione al Senato. Dove peraltro la maggioranza deve affrontare una corsa contro il tempo mica da poco per portare a casa la partita: non ci sarà fiducia, la scadenza è fissata al 25 aprile e c’è un migliaio di emendamenti da discutere (30 quelli della stessa maggioranza). Ieri, in mancanza del parere della commissione bilancio, la seduta è stata sospesa senza discutere. Riprenderà oggi e la promessa che arriva da destra è che «si voterà a oltranza».
AL CONSIGLIO superiore la discussione ha seguito il solito copione, con la destra (soprattutto i laici, ma anche alcuni esponenti di Magistratura indipendente, il gruppo di destra) che se l’è presa sulla questione di forma. «Il parere non era stato richiesto, questa è quasi un’ingerenza» ha detto la togata Nicotra. Claudia Eccher (laica della Lega) ha usato più volte la parola «esondazione» per dire che il Csm dovrebbe farsi i fatti propri e non discutere troppo quello che fa il governo.
DALL’ALTRA parte, in molti – a Domenica Miele di Md, Antonello Cosentino e Tullio Morello di Area – hanno ricordato che la legge istitutiva del Csm non prevede che questi pareri vadano richiesti. E comunque il governo non lo fa mai. «Parliamo di qualcosa che si esprime nell’ambito della doverosa collaborazione istituzionale», ha spiegato Miele, sottolineando anche lei quanto nel documento ci siano osservazioni in tutto e per tutto tecniche. Infatti le critiche elaborate dalla sesta commissione ricalcano per larga parte quelle già sollevate dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che pure qualche dubbio sul testo lo aveva espresso quando gli era finito sulla sua scrivania al Quirinale.
L’ASPETTO più problematico, a parere del Csm, riguarda la norma sul fermo preventivo che consente di accompagnare in questura chiunque per 12 ore quando c’è una manifestazione pubblica. Per farlo non serve nulla più che uno «stato di fatto», cioè un sospetto. Secondo il consiglio superiore questa misura incide «sul nucleo essenziale di alcune libertà fondamentali del singolo» e servirebbe allora un maggiore bilanciamento tra ordine pubblico e diritti costituzionali. Vengono infatti concessi «margini eccessivamente discrezionali all’operatore di polizia». Poi c’è un altro problema: nel testo del decreto non è previsto alcun obbligo di verbalizzare il fermo, che potrebbe tranquillamente rimanere immotivato.
ALTRA QUESTIONE che ha fatto discutere è quella sulle «indagini in presenza di cause di giustificazione», cioè l’iscrizione separata in un apposito registro – diverso da quello «classico» degli indagati – nei casi in cui il reato sia stato compiuto in presenza di «cause di giustificazione». Cosa che peraltro dovrebbe portare all’archiviazione immediata del fascicolo. È quel che resta dello scudo penale per le forze dell’ordine. Il punto, per il governo, riguarda il presunto «effetto stigmatizzante» nei confronti degli indagati. Non una questione di giustizia, dunque, ma un problema mediatico. Per il Csm questo passaggio risulta di «non immediata intellegibilità».

