«I mercati mondiali si muovono fra timori di inflazione e di recessione, ma le scommesse su un ritorno alla normalità superano la paura» sostiene il Financial. Sul concetto di normalità, a questo punto è lecito interrogarsi. Perché le rassicurazioni sul ‘tutto come prima’ rischiano di venire seppellite dalle conseguenze di un anno in cui la follia ideologica ha prevalso sulla teoria economica.
Follia ideologica, prima i Dazi
In cima all’elenco dei fallimenti dell’economia politica americana ci sono i dazi, di cui ricorre l’anniversario dal grottesco annuncio del Liberation Day, con annessa età dell’oro e distopie varie da film western. Dopo gli annunci di tariffe fino al 50%, dopo le giravolte sull’applicazione delle stesse, il tasso medio calcolato da Fitch a febbraio è ora del 9,4% medio. A conti fatti il gettito fiscale generato dai dazi è di 30 miliardi al mese, il triplo di quanto incassato in precedenza e per questo sbandierato come un successo. In realtà, rappresenta una frazione insignificante delle entrate del bilancio federale che è di oltre 5mila miliardi di dollari. Il deficit commerciale, considerando anche la svalutazione di circa il 10% del dollaro che avrebbe dovuto aumentare l’export, è stato effettivamente ridotto di 250 miliardi di dollari, ma con effetti economici limitati allo 0,1% del Pil, una crescita tendenziale dell’inflazione (pre-Iran), e un mercato del lavoro pressoché stabile, alla faccia del programma di reindustrializzazione. Per non dire della lunga fila di cause pendenti dopo la sentenza della Corte Suprema da parte delle aziende che richiedono il rimborso dei costi aggiuntivi sostenuti a causa dei dazi. Se la teoria economica richiede certamente tempi maggiori per un calcolo esatto degli effetti, la tendenza degli indici rilevati dopo un anno è consistente.
Poi, e peggio, la guerra all’Iran
Secondo fallimento, in corso d’opera, è la guerra in Iran. Per quanto gli esiti siano ancora da definirsi sul piano militare, le conseguenze economiche sono già arrivate. A elencarle ci pensa una voce autorevole di Harward, l’economista Kenneth Regoff intervistato dal Corriere della Sera. Regoff prevede «un’ondata di inflazione a causa dei costi della crisi energetica e la politica di bilancio fuori controllo in tutte le economie con le enormi pressioni ad aumentare la spesa militare». Conseguenze anche per il dollaro: «Mi aspetterei di vedere il rendimento dei titoli del Tesoro americani a dieci anni scendere dell’1,5% dichiara Regoff. E invece i Treasury sono ben sopra il 4%». Conseguenza di tutte le conseguenze: la Cina ora si presenta come il Paese affidabile, pacifico e felice di commerciare con tutti. In molti saranno sensibili a questo messaggio, anche in Europa. Lo yuan vuole diventare valuta di riserva.
Mercato finanziari modello Casinò, alla Trump
Nel frattempo sui mercati finanziari, che attendono il ritorno alla normalità, è in corso il baccanale del comitato d’affari presieduto dal Presidente degli Stati Uniti in persona e che ha trasformato il mercato azionario in grande casinò dell’insider trading e dell’utilizzo di notizie classificate. Alla cricca degli Witkoff e del genero Kushner si è recentemente aggiunto Peter Hegseth, il ministro della guerra, al centro di un’inchiesta condotta dallo stesso Financial Times per un investimento multimilionario nel fondo ‘Defense Industrials Active ETF’ del colosso della gestione patrimoniale BlackRock, effettuato qualche giorno prima che partisse l’operazione contro l’Iran. A proposito di Blackrock, il fondo che detiene 14 mila miliardi di dollari di risparmi di mezzo mondo, nella sua lettera annuale agli azionisti il mega-amministratore Larry Flink scrive: «Ci troviamo dinnanzi a un modello del capitalismo globale che si sta fratturando». L’enorme ricchezza accumulata nelle ultime generazioni è confluita principalmente nelle mani di chi già possedeva attività finanziarie».
E l’intelligenza artificiale ad arricchire i ricchi
La lettera continua senza un riferimento esplicito alle politiche economiche americane, ma dichiara che «il boom dell’intelligenza artificiale rischia di ampliare il divario di ricchezza a meno che un maggior numero di individui non partecipi ai guadagni del mercato». Dopo aver disegnato questi scenari bui Fink esorta i clienti a mantenere i propri investimenti nonostante la continua volatilità del mercato. «Nel corso del tempo, rimanere investiti si è rivelato molto più importante che azzeccare il momento giusto. Negli ultimi due decenni, ogni dollaro investito nell’indice S&P 500 è cresciuto di oltre otto volte» ha aggiunto. «Nell’incertezza io vedo delle opportunità» e via con altre altisonanti banalità. Ma Fink fa il suo lavoro, dopo tutto. Dire che ‘i mercati sono sempre saliti’ è un dato storico vero.
- Ma detto nel momento sbagliato, alla persona sbagliata, non funziona. E le persone, non sono solo clienti. E quando cala il reddito non è più teoria finanziaria, è politica. Allora, nell’attesa del ritorno alla normalità, si insinua la domanda «E se questa volta fosse diverso?».

