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Il futuro dell’Italia nella rabbia del sud. E poi Milano

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Politica italiana

21/10/2026

da Remocontro

Ennio Remondino

Agricoltura, trasporti, Ilva, il peggio della incapacità governativa che muove la rabbia del Sud nell’Italia anche formalmente spaccata in due. Ministri barzelletta e l’incapacità delle istituzioni di far fronte e dare risposte alle istanze del Sud con crisi pericolosa di rappresentanza.

Senza ponti volanti e fanfaronate

Governo a ‘grande stampa’ che insistono sull’autonomia differenziata per le Regioni settentrionali, mentre nel Mezzogiorno si consuma una frattura  costituzionale ed economica. Usiamo parole pesanti, convinti che siano oggi necessarie. Schemi governativi di intesa per il Nord che agiscono da detonatore in un tessuto socio-economico meridionale colpito, prostrato, che sta innescando una protesta di malessere diffuso che unisce quello che i tecnici chiamano «comparto agricolo, la logistica su gomma e il settore industriale». E questa volta non sono focolai corporativi, ma l’esplosione di un modello economico che «ha trasferito tutto il richio sull’anello più debole della catena produttiva», denunciano gli economisti.

Distorsione del mercato e concorrenza

In un interessante articolo su InsideOver, Riccardo Renzi denuncia il sistema che vede l’agricoltore meridionale schiacciato tra l’enorme potere contrattuale della Grande Distribuzione e la speculazione degli intermediari della filiera. Sistemi come le aste al doppio ribasso e contratti che impongono prezzi d’acquisto che non arrivano nemmeno a coprire i costi vivi di coltivazione e raccolta. Mentre il prezzo del cibo al consumo finale subisce una moltiplicazione sugli scaffali, con i rincari delle materie prime già scaricati a monte. Questo distrugge le aziende agricole locali, e alimenta assieme la piaga del caporalato e del lavoro nero che diventa inaccettabile strumento di sopravvivenza contabile.

La strozzatura della logistica

«Per la fitta rete dei piccoli autotrasportatori e padroncini monoveicolo, la congestione economica è diventata insostenibile a causa del costante aumento dei carburanti e del progressivo ridimensionamento delle agevolazioni fiscali sulle accise. In un Mezzogiorno pesantemente penalizzato da una storica carenza infrastrutturale e da una dipendenza quasi totale dal trasporto merci su gomma, ogni rincaro del gasolio trasforma ciascun viaggio in una perdita netta per il vettore. I piccoli operatori, del tutto privi di forza contrattuale nei confronti dei colossi della logistica, non riescono ad adeguare le proprie tariffe e finiscono strozzati dai costi fissi».

Paralisi trasporti e crisi industriale

Infine la drammatica vertenza dell’ex Ilva di Taranto. La rabbia dell’industria siderurgica, i blocchi dei porti come quello di Napoli e le imponenti mobilitazioni lungo le arterie stradali strategiche uniscono il collasso industriale e quello dei trasporti e creano una spirale catastrofica. Il ricorso sistematico blocchi stradali e presidi ai palazzi delle Regioni esalta il problema di interlocutori credibili ed efficaci. «Quando la partecipazione elettorale in vaste aree del Sud crolla al di sotto della soglia del quaranta per cento, il processo democratico rischia di ridursi a una dinamica meramente auto-referenziale, gestita da ceti politici locali e ristretti gruppi d’interesse».

  • Risposte emergenziale fatte di ‘Vertici, Prefetture, Tavoli negoziali’, appaiono ormai come beffe per affrontare nodi che che coinvolgono tutta la politica istituzionale ed economica del governo nazionale. Mentre l’accelerazione impressa all’autonomia differenziata rischia di formalizzare dal punto di vista giuridico la spaccatura economica del Paese, trasformando la sofferenza del Mezzogiorno in una crisi irreversibile per la tenuta sociale dell’intera nazione.

Su Milano, Gad Lerner

Il governo della guerra ai ragazzini

«Punire e ghettizzare i ‘maranza, le baby gang’, terminologia del disprezzo non solo della (ex) grande stampa ma del Viminale e di Palazzo Chigi», Gad Lerner sul Manifesto senza sconti. «Un giorno circonderanno d’inferriate il quadrilatero milanese della moda, come già i compound di lusso a Lagos o Città del Messico? Siamo complici dei teppisti se diciamo che il 17 e 18 ottobre sotto la Madonnina si è consumata violenza in miniatura?». Un milione di danni, deprecabile ma incomparabile alla violenza quotidiana teorizzata via social e messa in pratica dai potenti della terra. Capi di Stato e tecnocrati che detengono le armi vere e teorizzano di remigrare nei Paesi degli antenati una quota dei loro concittadini in quanto «spazzatura», «zombie», «invasori».

infrastruttura paraschiavistica

Mai vista nel secolo scorso, dal ’68 al ’77, una rivolta i cui primattori fossero adolescenti. Under 18 per nulla bisognosi di cattivi maestri perché hanno imparato già da bambini quel che pubblicitari, stilisti, musicisti, atleti vanno ripetendo nel loro stesso gergo: vince ciò che «spacca». Da qui l’idea del saccheggio come unica protesta efficace, illusione momentanea di riscossa dei poveri, rivalsa sull’indigenza: «Quella borsa in vetrina costa più di quanto mio padre guadagna in un mese». Stiamo parlando difatti dei figli dell’«infrastruttura paraschiavistica» (copyright Luca Ricolfi) divenuta componente strutturale del sistema economico italiano, dalla logistica ai servizi di cura, dal caporalato alla catena dei subappalti. Fin dall’infanzia conoscono l’ingiustizia sociale e l’ostracismo culturale. L’aver vissuto direttamente o nella biografia dei genitori la privazione dei diritti di cittadinanza li fa inoltre sentire parte di una comunità mondiale che trova il suo simbolo nella tragedia dei palestinesi di Gaza.

«Operazione Antimaranza»

La grande Operazione Antimaranza del 20 luglio scorso, chiamata così dalla premier? In un solo lunedì arrestati 539 giovani per poi il giovedì successivo decretare l’abbassamento a 14 anni della procedibilità penale. E il 20 settembre, dal palco della festa della Gioventù Nazionale intitolata «Il tempo del coraggio», Meloni annunciava il decreto che impone un tetto del 30% agli studenti stranieri in classe. Vogliamo farla così fessa da pensare che provocazioni del genere non urtassero la sensibilità dei bersagli verso cui aizzava il rancore del suo elettorato?

  • «La parola condanna solo in fondo non per giustificare l’aggressione alle forze dell’ordine, il furto e i danneggiamenti. Ma perché questi ragazzini andavano rispettati prima che si rendesse necessario punirli».
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