ATTUARE LA COSTITUZIONE PER CAMBIARE L'ITALIA

ATTUARE LA COSTITUZIONE PER CAMBIARE L'ITALIA

ATTUARE LA COSTITUZIONE PER CAMBIARE L'ITALIA

Il governo aspetta l’estate per fermare il caro-bollette

Il governo aspetta l’estate per fermare il caro-bollette

L'emergenza.Un decreto utile per svernare in attesa di accendere i condizionatori a giugno .

Sarà varato stamattina dal Consiglio dei ministri dopo la lunga «riflessione» annunciata dal ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti un paio di settimane fa durante un question time dove è diventato palese che il governo non si era accorto, fino a quel momento, che in Italia c’è un caro-bollette di luce e gas, già annunciato dall’Arera.

La «riflessione» che ha portato al decreto non ha affrontato nessuna delle cause strutturali dell’aumento delle bollette, a cominciare dal disaccoppiamento del prezzo del gas da quello dell’elettricità, la speculazione finanziaria e delle imprese fornitrici sui clienti, a cominciare da quelli «vulnerabili». Il decreto bollette stanzia più soldi da bruciare in meno tempo ed è accompagnato da macchinose previsioni geopolitiche che scommettono su possibile pace in Ucraina. E dunque su un calo del prezzo del gas in estate.

SONO STATI VORTICOSI gli incontri sul decreto ai massimi livelli. Ieri c’è stato un grande consulto tra vicepremier (Tajani e Salvini), ministri e sottosegretari ( Mantovano, Fazzolari, Pichetto, Foti e Giorgetti). Insieme hanno pensato di mettere una toppa e di presentarla come un miracolo. Dopo avere raschiato il fondo del barile hanno raggranellato sul tavolo circa tre miliardi di euro così ripartiti: la quota maggiore andrà alle famiglie «vulnerabili», 1,8 miliardi rispetto agli 1,3-1,5 miliardi inizialmente previsti. Meloni però ha fermato tutto lunedì e ha rinviato il varo del decreto a stamattina.

LA MISURA PIÙ «EFFICACE» chiesta da Meloni si è tradotta in 3-500 milioni in più, ma con il taglio da sei a tre mesi della durata del decreto. Ci sarà un ampliamento della fascia dell’Isee fino a 25 mila euro. Saranno rifinanziati i bonus sociali per l’energia che dovrebbe raggiungere «8 milioni di famiglie», così ha sostenuto Armando Siri che per la Lega si occupa delle politiche economiche. Altri parlavano di «7 milioni». Un milione in più o in meno, qualcosa dovrebbe contare. L’impatto rischia di essere modesto.

ALTRI 1,2 MILIARDI circa (su 3) stanziati per il decreto andranno alle imprese. Quest’ultima sembra una cifra cospicua, trattandosi di denari del contribuenti. Alcune stime hanno parlato di cifre addirittura superiori ai 10 miliardi. Tanto per capire la gravità della crisi provocata dal boom dei prezzi dell’energia che ha spinto le imprese a lanciare reiterati allarmi. Dicono che saranno costrette a rallentare la produzione, chissà anche a mettere in cassa integrazione i lavoratori. E ciò finirà per peggiorare uno scenario industriale devastato da 23 mesi di calo consecutivo. A quanto pare servirebbero anche approfondimenti ulteriori sugli aiuti alle imprese (serve il lasciapassare della Commissione Ue).

AL CDM SPOSTATO alle 11,30 per consentire il ritorno in Italia del ministro Giorgetti, ci sarà un disegno di legge delega sul cosiddetto «nucleare sostenibile». Sempre che questa leggenda alimentata da una visibile pressione lobbistica in questi mesi, e non solo in Italia (l’Ue lo raccomanda nel «Piano sull’energia» licenziato l’altro ieri) si potrebbe profilare lo scenario ipotizzato dall’Unione dei Consumatori: se, e quando passerà, questa delega farà spendere un mucchio di soldi, saranno i cittadini a pagarli tramite le bollette, poi si farà un terzo referendum abrogativo. E le bollette saranno aumentate comunque.

L’IMPROVVISAZIONE che accompagna l’elaborazione di un decreto non previsto dal governo è confermata da un altro dato. Ieri sera si continuava a rimuginare sulla proroga delle concessioni idroelettriche. Un intervento a tale proposito potrebbe arrivare in un secondo momento. Sono previste misure di riduzione dell’onere fiscale e per la trasparenza delle offerte al dettaglio. Nessuna delle proposte , presentate ieri da Pd. Cinque Stelle e Avs, sembra essere stata accolta: una riforma dell’Acquirente Unico, il disaccoppiamento del prezzo dell’elettricità da quello del gas e una tassa sui 60 miliardi di «extraprofitti» dei colossi dell’energia.

28/02/2025

da Il Manifesto

Roberto Ciccarelli

share