01/11/2026
da Remocontro
Antonio Cipriani
Tra il mondo reale e la classe dirigente c’è un abisso. Ed è normale che sia così, governa la parte reazionaria del Paese, quella storicamente al fianco delle peggiori battaglie di inciviltà.
Quella sodale con chi distrugge l’ambiente, inquina, sfrutta i lavoratori, fa affari sui bisogni delle persone. Sovranisti pronti a svendere ogni angolo dell’Italia alle multinazionali, ai fondi speculativi internazionali, insomma ai cosiddetti poteri forti. Senza pudore. Comodi dell’appoggio dei ricchi affossano i poveri, e invece di governare mantengono l’ordine a manganelli e idranti, a botte di scelte perfide che ci armano fino ai denti, togliendoci la sanità pubblica, la scuola, la cultura. O quel che resta.
Una classe dirigente mediocre, c’è da aggiungere, obbediente quando c’è da obbedire a chi conta, arrogante quando c’è da surclassare gli indifesi dell’epoca, soprattutto i giovani ai quali è stata tolta ogni speranza di un futuro civile in un mondo migliore. I politici in tv sbraitano slogan. Quelli al governo risolvono tutto fingendo che niente accada quando si parla di crisi internazionali, di povertà, di super profitti di pochi e danni sociali per molti.
Quelli dell’opposizione talvolta sembrano viaggiare su una nave spaziale, convinti di fare politica e discutendo di tutto tranne che dei problemi reali che ci attanagliano. Perché? Sono ancora convinti di dover conquistare i cuori attraverso la benevolenza dei giornali padronali, degli slogan a effetto, comodamente fuori da ogni lotta sociale e culturale. Ancora non decidono chi sarà i leader designato e già su ogni argomento ci sono posizioni talmente divisive e incompatibili da farci capire che non governeranno mai, neanche vincendo le elezioni.
Nel frattempo, così come ordina il capitalismo feroce, chi governa ha un solo scopo: non far vivere nel migliore dei modi la comunità, non costruire basi per un futuro migliore (figuriamoci…), ma portare avanti la lotta di classe con le armi a disposizione del potere. Quindi assistiamo alla crudeltà del manganello, dell’invenzione di sempre nuovi reati che servono a reprimere il dissenso, della caccia a chi non la pensa (e per fortuna…) come la premier o come quelli che decidono davvero. Il tutto in una salsa razzista, maschilista, con una visione del mondo e della vita fatta di ristrettezza mentale, ignoranza e ottusa obbedienza.
- Allora la domanda è questa: a una lotta di classe così dura e violenta, come si risponde?

