22/07/2026
da Remocontro
I paludati ambienti politici europei sono saltati dalle sedie, mentre i mercati osservano preoccupati. Il nuovo Premier britannico ha espresso propositi bellicosi in termini di politiche sociali, senza troppo sottilizzare sulle risorse necessarie per attuarle. E per questo è stato attaccato dal gruppo perdente dei laburisti, legato a Starmer. Mentre la Casa Bianca gli ha espresso tutto il suo dissenso, per la nomina di Ed Miliband agli Esteri.
L’Iva sulle bollette e il ‘tradimento’
Ieri, la giornata politica di Andy Burnham a Downing Street è partita col botto: ha annunciato, infatti, l’intenzione del suo nuovo esecutivo di ridurre l’Iva sulle tariffe elettriche. Un’operazione studiata per sostenere i ceti meno abbienti, che dovrebbe costare intorno a 850 milioni di sterline. Intento lodevolissimo, che il brillante ex sindaco della Grande Manchester si è subito premurato di blindare dalle tradizionali critiche sul reperimento delle risorse. Il discendente di insigni socialdemocratici, come Ramsay MacDonald e Harold Wilson, ha quindi assicurato che la copertura sarebbe stata garantita dai fondi del “progetto di identificazione digitale”. Voluto da Sir Keir Starmer, ma mai realizzato. Bene, la prima coltellata tra le costole gli è stata piantata a stretto giro di “social”. Perché su X, Darren Jones, il braccio destro dell’ex Premier, ha subito postato un messaggio corto e netto: il piano cui fa riferimento Burnham (evidentemente male informato) non è stato mai contabilmente previsto. Per cui, puntualizza velenosamente Jones, “ora il governo dovrà spiegare come intende finanziare le sue nuove politiche in occasione della presentazione del bilancio”. Un brutto colpo basso, che dimostra come il Labour britannico sia diventato ormai una specie di Castello di Macbeth, un posto dove ne succedono di tutti i colori. Come, d’altro canto, lo stessa brutale siluramento di Starmer e il successivo “spoil system” governativo testimoniano chiaramente.
Primi screzi con Trump
Burnham ha già avuto una prima telefonata “di cortesia” col Presidente degli Stati Uniti. Niente di che, per la verità. Si è trattato dei soliti protocolli diplomatici che scattano e si applicano normalmente in queste situazioni. Sono state ribadite le solite formule che esprimono lo storico legame tra i due Paesi, niente di più. La sostanza, la rivela il Daily Telegraph, secondo il quale l’Amministrazione Trump, nelle segrete stanze, avrebbe manifestato una certa irritazione per la nomina agli Esteri di Ed Miliband, una scarsa empatia di cui era stato avvertito per tempo il nuovo Premier britannico. “Un alto funzionario della Casa Bianca – scrive il giornale – ha dichiarato al Telegraph che Miliband rappresenterebbe un ‘ punto di attrito ‘ nelle relazioni transatlantiche a causa del suo sostegno a progetti di energia verde che Trump aveva criticato. A quanto pare, l’avvertimento del governo statunitense è giunto durante colloqui informali”. Un altro schiaffone in faccia all’inquilino dello Studio Ovale, dunque, mollato da un Burnham in versione Robin Hood? Al solito, in politica le cose non sono mai quelle che sembrano. È lo stesso Telegraph a sollevare dubbi. In effetti, scrive il giornale, “il signor Miliband era dato per favorito alla posizione di Cancelliere dello Scacchiere”. Cioè di Ministro del Tesoro. Dove, aggiungiamo noi, la sua filosofia economica radicale e il suo approccio più filo-europeo che pro-americano, sicuramente sarebbero stati percepiti da Trump come una dichiarazione di guerra (commerciale).
Il killeraggio politico di Healey
Invece è finito agli Esteri, mentre i cordoni della borsa del nuovo governo li terrà il personaggio più controverso di tutti: John Healey, ex Ministro della Difesa di Starmer, curriculum da politico di lungo corso, molto “adattabile” e, a nostro avviso, il principale killer partitico dell’ex Premier. Da Ministro della Difesa laburista del Regno Unito, infatti, Healey si è dimesso scrivendo una lettera che accusava il governo di non spendere quote maggiori del Pil in armi e munizioni “per la difesa del Paese”. Tutto questo mentre il bilancio dello Stato era (ed è) in profonda sofferenza e la spesa sociale subiva inevitabili contraccolpi. Il fatto che ora Burnham abbia nel suo governo di emergenza il personaggio lascia molto pensare. Dunque, Healey al Tesoro quali mercati dovrebbe rassicurare? Le risposte, senza appello, tra qualche mese arriveranno dalle società di rating. Che già stanno cominciando a monitorare, col microscopio finanziario, tutte le mosse del nuovo esecutivo londinese.
La Casa Bianca “punta” Miliband
In ogni caso, se il fronte finanziario e la patata bollente del debito pubblico rimangono le prime emergenze da affrontare per Burnham, sullo sfondo restano le complicate relazioni con gli Stati Uniti, specie adesso che è stato costretto a lasciare un “pontiere” come Starmer. E con la puzza di bruciato che arriva dalle nuove intenzioni daziarie di Trump, tornano in primo piano alcune dietrologie che già circolavano sul conto della nuova squadra di Burnham. Prime, appunto, quelle su Miliband. Storie non tanto vecchie che vanno tenute in considerazione. “A febbraio – ricorda il Telegraph – Miliband guidò l’opposizione in seno al Consiglio di Sicurezza Nazionale all’utilizzo delle basi britanniche da parte dei bombardieri statunitensi. La decisione si rivelò la causa della rottura dei rapporti tra Sir Keir e il Presidente Trump, che lo definì non essere certo un Winston Churchill”. L’opposizione – aggiunge il giornale – convinse Sir Keir a respingere la richiesta statunitense di utilizzare la base di Diego Garcia, nelle isole Chagos, all’inizio della guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran”.
Le perplessità del Guardian
E finiamo con la sintesi che fa il progressista Guardian, soffermandosi in particolare proprio sul passaggio-clou del rimpasto voluto da Burnham, cioè la designazione controversa di Healey, etichettato come uno “che spende e spande”. “La decisione di nominare Healey – sostiene il quotidiano – è stata probabilmente la più importante presa da Burnham nel suo primo giorno a Downing Street. Il nuovo Cancelliere dello Scacchiere avrà il compito di trovare i fondi per le varie promesse politiche del Primo Ministro, tra cui un aumento della spesa per la difesa, la nazionalizzazione dei servizi pubblici e la ricerca di soluzioni per ridurre il costo della vita dei cittadini. Burnham ha promesso di non aumentare l’imposta sul reddito, l’Iva o i contributi previdenziali e di attenersi alle regole di indebitamento del governo precedente, ponendo il suo Cancelliere nella stessa camicia di forza che ha ostacolato la sua predecessora, Rachel Reeves”.
- Anche se in effetti, quanto annunciato più che una pazzia sembra un gioco di prestidigitazione. Se vuoi aumentare la spesa per la difesa e fai una crisi di governo pure per quello, allora qualsiasi riforma proposta è solo un gioco delle tre carte.

