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Il Pentagono al Congresso smentisce Trump: “Non c’era nessun segnale che l’Iran volesse colpire per primo”. Si incrina la narrativa della guerra preventiva del tycoon

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Politica estera

02/03/2026  

da La Notizia

Briefing al Congresso: nessuna informazione su un attacco preventivo e imminente dell'Iran agli Usa. Sotto accusa la linea di Trump.

Come si sul dire: in tempo di guerra ogni dichiarazione va presa con le pinze. L’ultima prova di questo vecchio adagio arriva dal Pentagono che in un briefing riservato al Congresso degli Stati Uniti d’America, stando a quanto riporta la Reuters, ha detto molto chiaramente che “non c’era nessun segnale di un attacco imminente e preventivo” da parte dell’Iran contro gli Usa o i loro alleati.

Si tratta di parole che sbugiardano completamente il presidente americano Donald Trump. Il tycoon, infatti, da giorni sostiene che l’attacco statunitense contro l’Iran sia stato reso necessario come “risposta preventiva” ai possibili attacchi che Teheran avrebbero potuto scatenare per prendere di mira la gigantesca “armada” statunitense schierata nel Golfo, e per colpire Israele, Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti.

Nulla da eccepire, invece, riguardo alle altre motivazioni addotte dalla Casa Bianca per giustificare l’intervento ossia impedire all’Iran di sviluppare un’arma nucleare – con una minaccia che comunque per il Pentagono era ben lontana dal concretizzarsi -, e dal tentativo di mettere fine al programma missilistico di Teheran che con i suoi missili ballistici minaccia l’intero Medio Oriente.

Il nodo dell’intelligence

Secondo le fonti citate da Reuters, che hanno chiesto l’anonimato, anche l’affermazione di Trump secondo cui Teheran sarebbe stata “sulla buona strada” per colpire presto gli Stati Uniti con un missile balistico non troverebbe alcun riscontro nei rapporti dell’intelligence. Proprio per questo, sempre durante l’audizione al Congresso, i funzionari del Pentagono hanno parlato apertamente di “un’esagerazione”.

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