09/02/2026
da Remocontro
La nomina di Kevin Warsh a governatore della Fed e l’attivismo del potente capo di Blackrock Larry nel ruolo di pontiere tra Wall Street e la Casa Bianca sono la conferma che l’amministrazione Trump ha la priorità di abbattere il debito pubblico. Ma a modo suo. I modelli più consoni alla politica economica di Trump, fatta di ricatti, minacce e trattative sotto banco.
Chi compra ancora titoli di Stato Usa
Il Sole24ore ha cercato di calcolare il peso di Trump sui Treasury Bond e che cosa si muove dietro gli acquisti di titoli di Stato Usa dall’estero. «Se vendete titoli di Stato americani, ci saranno ritorsioni» ha dichiarato Trump a Davos. Una dichiarazione che senza giri di parola dimostra come gli Usa vogliono influenzare gli Stati che acquistano i titoli di Stato. Ci sono vari indizi che le minacce sortiscono l’effetto desiderato, osserva Morya Longo che segue da vicino le vicende finanziarie americane. “Uno fra tutti: a novembre 2025 (ultimo dato disponibile) gli investitori internazionali (banche centrali incluse) sono arrivati a detenere 9.400 miliardi di dollari di titoli di Stato Usa. Si tratta, secondo i dati del Tesoro, del record storico. Record raggiunto sebbene la Cina, che per tanti anni era stata il maggior detentore di debito pubblico Usa, abbia invece ridotto molto i Treasury”. La tesi del quotidiano economico italiano è contestata da chi evidenzia che queste cifre sono “falsate” dall’aumento enorme del debito americano. E’ indubbio però che il volume degli acquisiti è stato generato dai Paesi esteri: primi fra tutti Giappone, Regno Unito e Canada.
Ma il debito Usa con Trump è esploso
Quello dei titoli di Stato Usa rimane il mercato più liquido e grande del mondo ed è normale che ci sia domanda. Tornando sui sospetti di trattative sotto banco tra gli Stati e le loro banche centrali, se si mettono insieme le date di maggior partecipazione alle aste (per esempio aprile scorso) e i Paesi da cui sono arrivati i maggiori acquisti, il sospetto che in certi casi ci possa essere stato una sorta di baratto è lecito. Il diktat suona così: compri titoli di Stato e riduco i dazi. Il caso eclatante è avvenuto proprio a seguito dell’annuncio delle tariffe lo scorso 9 aprile, a pochi giorni dall’annuncio urbis et orbis dei dazi di Trump. Allora il Tesoro americano doveva piazzare titoli a 10 anni per 39 miliardi di dollari. La preoccupazione di molti osservatori economici era alta per un’asta condizionata dalla fuga di capitali che era seguita al fatidico 2 aprile. Il risultato è stato invece una sorpresa e un record: l’87,9% della forte domanda arrivò dall’estero. Mai così tanti investitori stranieri avevano comprato titoli di Stato Usa in un’unica asta. Sarà un caso – osserva il Sole240re – ma solo un quarto d’ora dopo Trump sembra averli “ringraziati” sospendendo i dazi per tutti i Paesi del mondo (tranne che per la Cina). Che i Treasuries siano stati la merce di scambio per togliere i dazi resta più di un dubbio.
Più Tresauries meno dazi
A distanza di quasi un anno dal cosiddetto “Liberation Day”, l’amministrazione Usa mantiene alta la tensione sull’acquisto del proprio debito da parte dei “partners” stranieri e Trump torna a minacciare. Questa volta a dirigere la stonatissima orchestra di Davos c’era il capo di Blackrock, il più grande fondo del mondo, che gestisce 14.000 miliardi dollari di risparmi internazionali. Larry Flink ha teso la mano a Trump in barba alle critiche dei maggiori analisti economici che evidenziano la debolezza del dollaro e la sua perdita di attrattività per gli investitori alla ricerca di “paradisi sicuri” dove collocare i propri soldi. Blackrock è la longa manus della finanza americana in Europa dove rastrella risparmi tramite la sua partecipazione al capitale di 6 delle più grandi banche del Vecchio Continente, da Unicredit a Deutsch Bank passando per le tre maggiori spagnole e l’inglese Natwest. Ebbene, Blackrock ha dichiarato lo scorso luglio l’interesse ad acquistare debito europeo, indicando Spagna e la super indebitata Italia come le aree più interessanti sul fronte obbligazionario. Il recente ingresso della Germania nel club del debito Ue a seguito del grande piano d’investimenti programmati per il riarmo, conferma l’interesse di Blackrock. Difficile non cedere alle lusinghe da parte di Paesi che fondano la propria sopravvivenza economica sul debito pubblico.
- Se i dubbi sugli effetti delle minacce a vantaggio di Trump sono leciti, altrettanto lo sono quelli sul baratto ad opera dei grandi fondi americani. Come dire “Se non compri i mie dollari, io non compro il tuo debito”. La nomina di Kevin Warsh a governatore della Fed e l’attivismo del potente capo di Blackrock Larry nel ruolo di pontiere tra Wall Street e la Casa Bianca sono la conferma che l’amministrazione Trump ha la priorità di abbattere il debito pubblico. E intendo farlo in tutti i modi. In particolare con quelli più consoni alla politica economica di Trump, fatta di ricatti, minacce e trattative sotto banco.
Ricattatore
Quello dei titoli di Stato Usa rimane il mercato più liquido e grande del mondo ed è normale che ci sia domanda. Tornando sui sospetti di trattative sotto banco tra gli Stati e le loro banche centrali, se si mettono insieme le date di maggior partecipazione alle aste (per esempio aprile scorso) e i Paesi da cui sono arrivati i maggiori acquisti, il sospetto che in certi casi ci possa essere stato una sorta di baratto è lecito. Il diktat suona così: compri titoli di Stato e riduco i dazi. Il caso eclatante è avvenuto proprio a seguito dell’annuncio delle tariffe lo scorso 9 aprile, a pochi giorni dall’annuncio urbis et orbis dei dazi di Trump. Allora il Tesoro americano doveva piazzare titoli a 10 anni per 39 miliardi di dollari. La preoccupazione di molti osservatori economici era alta per un’asta condizionata dalla fuga di capitali che era seguita al fatidico 2 aprile.
- Il risultato è stato invece una sorpresa e un record: l’87,9% della forte domanda arrivò dall’estero. Mai così tanti investitori stranieri avevano comprato titoli di Stato Usa in un’unica asta. Sarà un caso – osserva il Sole240re – ma solo un quarto d’ora dopo Trump sembra averli “ringraziati” sospendendo i dazi per tutti i Paesi del mondo (tranne che per la Cina). Che i Treasuries siano stati la merce di scambio per togliere i dazi resta più di un dubbio.

