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Il petrolio kuwaitiano portato di nascosto da Milazzo in Israele

Il petrolio kuwaitiano portato di nascosto da Milazzo in Israele

Attualità

24/09/2026

da Il fatto Quotidiano

 

Alessandro Mantovani   e Andrea Moizo

Destinazione dichiarata in Egitto, il transponder Ais disattivato davanti al porto di Haifa

 I rapporti tra Israele e il Kuwait devono essere ormai normalizzati se è vero che la Kuwait Petroleum Italia, più nota come Q8 Italia, vende prodotti petroliferi destinati alle raffinerie di Haifa. Domenica 13 settembre dalla Raffineria di Milazzo (Messina) è partita la petroliera Blue Rose con la destinazione ufficiale di Port Said (Egitto). Il 17 settembre la nave ha disattivato il trasponder Ais che consente ai satelliti di localizzarla a poco più di 20 miglia nautiche da Haifa. Cioè lì davanti. L’ultima rilevazione, alle 21.40 Utc (l’orario di Greenwich) del 17, la dà in navigazione a 11,8 nodi per 96 gradi, ossia verso il porto. Non c’è la prova che abbia consegnato lì quanto caricato a Milazzo, però è probabile. E a Port Said, a centinaia di miglia a sud-ovest, almeno fino al 17 settembre la Blue Rose non è andata. Sarebbe singolare andarci dopo essere passati per Haifa.
È una nave più volte sospettata di far parte delle flotte fantasma che movimentano petrolio russo sotto embargo. Proprietà olandese, bandiera delle Isole Marshall, è stata fotografata più volte ad Haifa e utilizzata dal 2020 anche da Bazan Group, il principale gruppo petrolifero israeliano che rifornisce anche le forze armate. Tutto fa pensare che sia il destinatario della fornitura, ma non ci ha risposto, come non ci ha risposto Asm Maritime Bv, la società proprietaria della nave, guidata dal 2013 dal ceo israeliano Nir Geva, già ufficiale di Marina nel suo Paese.

Non sarebbe la prima volta che petroliere dirette in Israele indicano come destinazione Port Said. L’hanno dimostrato nel maggio scorso le inchieste di Report e di Greenpeace su altri carichi partiti dall’Italia (Taranto, Priolo), in alcuni casi per conto della britannica Shell anche se il greggio proveniva da Tempa Rossa in Basilicata. Le forniture energetiche allo Stato ebraico non sono vietate, l’Italia come l’Ue e gli Stati Uniti non tratta certo Israele come la Russia o l’Iran. Però sono al centro di inchieste e rapporti internazionali perché i combustibili servono anche alla macchina militare israeliana, accusata di crimini di guerra e di genocidio a Gaza, di violazioni del diritto internazionale in Cisgiordania e di offensive illegali in Libano e in Iran. Infatti la prima segnalazione della Blue Rose è arrivata da Giovani Palestinesi d’Italia, Palestinan Youth Movement e People’s Embargo for Palestine, che monitorano questi trasporti.

Colpisce il coinvolgimento del gruppo petrolifero kuwaitiano. L’Emirato, la cui invasione da parte dell’Iraq di Saddam Hussein portò alla prima guerra del Golfo nel 1991, non ha mai avuto relazioni diplomatiche né commerciali con lo Stato ebraico. Ma le cose stanno cambiando con la guerra israelo-americana all’Iran e le ritorsioni di Teheran contro le basi Usa e occidentali nell’area. Nel marzo scorso è stato colpito anche un costosissimo drone italiano nella base di Ali Al Salem in Kuwait, dove da anni ci sono anche militari dell’Aeronautica italiana. Le relazioni tra Italia e Kuwait sono solidissime.

La Raffineria di Milazzo è una joint venture Eni-Q8 che produce benzina, diesel, jet fuel e altro. Una società consortile paritetica, 50 e 50. Ciascuno fa le sue cose. Eni Spa si chiama fuori: “Attività e carico di terzi”, ci ha risposto la compagnia petrolifera pubblica italiana. Q8 Italia invece conferma di aver “venduto il prodotto caricato sulla nave Blue Rose, partita dal porto di Milazzo il 13 settembre, ma “si tratta – spiega la compagnia – di una vendita Fob (Free On Board), nella quale Q8 Italia è obbligata a consegnare la merce ‘a bordo’ della nave nel porto di partenza e predispone i documenti doganali necessari per il porto di arrivo, in questo caso Port Said (Egitto). Dopo la caricazione del prodotto a bordo, Q8 Italia non è responsabile né ha titolo per ottenere informazioni in relazione al tragitto della nave o altro”. Nemmeno una parola sugli acquirenti, né sul prodotto venduto. 

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