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Il popolo curdo bersaglio nel mondo dei traditori

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Politica estera

29/01/2026

da Remocontro

Ennio Remondino

Siria: i curdi ancora una volta sacrificati ai nuovi equilibri. L’ex-capo delle milizie sunnite, Ahmed Al Sharaa, cacciato Assad, è passato all’offensiva per soffocare le autonomie delle milizie curde delle Siryan Democratic Force, e sottrargli i territori conquistati contro  l’Isis. Ora, le autorità siriane nel silenzio Usa, vogliono fermare qualsiasi autonomia federalistica.

Washington e la mediazione su Kobane

Tregua prolungata di 15 giorni su mediazione Usa. Non generosità filo curda, ma per trasferire in Iraq migliaia di ex-terroristi dell’ISIS finora detenuti dai curdi, ma che potrebbero fuggire e rimpolpare i superstiti nuclei dell’ex-Califfato. Tutto sotto lo sguardo degli Stati Uniti, che dopo aver protetto i curdi siriani finché li hanno ritenuti utili, hanno deciso poi di sacrificarli a nuovi equilibri pur di riconciliarsi con l’asse Ankara-Damasco. Conferma del fatto che gli Stati Uniti hanno deciso di scommettere sul governo siriano e sulla Turchia che lo spalleggia e manovra, per stabilizzare la Siria. Fughe Isis ‘per caso’? Solo gli statunitensi possono crederci, in attesa di prossimi guai in tutta l’area. Distratti forse sul fatto che il loro nuovo alleato di Damasco, non troppi anni fa, faceva parte delle milizie jihadiste col nome di battaglia Abu Al Jolani.

Trump ed Erdogan assieme guai certi

Il presidente turco Erdogan, insiste a definire le milizie curde ‘gruppi terroristici legati al PKK’, la celebre sigla operante da decenni sul versante turco del Kurdistan. «Non possiamo tollerare una struttura separatista che rappresenterebbe una minaccia per la sicurezza del nostro Paese lungo i confini meridionali della Turchia». A conferma della giravolta degli Stati Uniti, il Wall Street Journal ha scritto che il governo di Washington sta valutando ‘il ritiro totale delle truppe americane dalla Siria’. Dettagli ma non troppo.  L’esercito siriano, la cui forza complessiva è valutata attualmente in circa 100.000 uomini, è guidato dal ministro della Difesa Murhaf Abu Qasra e dal capo di Stato Maggiore Ali Noureddine Al Naasan, entrambi ex-comandanti militari del movimento jihadista HTS di Al Sharaa. Chi non muore si rivede, come racconta su Analisi Difesa Mirko Molteni.

Crisi umanitaria curda in Siria

Stando all’Osservatorio Nazionale per i Diritti Umani, lo stato di assedio della città curda di Kobane sta dando origine a una ‘grave emergenza umanitaria’, su cibo, acqua ed elettricità. ‘Crimini di guerra’ denuncia il governo ‘curdo Rojarva’. «La campagna a Est dell’Eufrate è una guerra sistematica di annientamento, volta a spezzare la volontà del nostro popolo e a cancellare le sue conquiste». Per l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM), solo dal 18 al 22 gennaio, ben 134.803 gli sfollati. componenti politiche occidentali più accorte denunciano che l’operazione dell’attuale governo siriano col sostegno di Trump, mette a rischio un decennio di successi contro l’ISIS. «Gli Stati Uniti devono prontamente e fermamente trattenere Damasco e pressarla verso un compromesso con le forze curde che consenta alle sole forze immediatamente disponibili di continuare a tener testa alla minaccia di un risorgente ISIS».

Ma gli Usa si fidano sul serio di Damasco?

Il comandante delle forze statunitensi in Medio Oriente, ammiraglio Brad Cooper, ha chiesto al presidente siriano Al Sharaa di assicurare un reale sostegno al trasferimento dei detenuti jihadisti dalla Siria all’Iraq, a cui sta lavorando il contingente americano in Siria. Lo ha ‘esortato per telefono’ scrive la stampa locale. Ottimisti. E i jihadisti di casa nostra, europea? Il premier iracheno Mohammed Shia Al Sudani: «I Paesi del mondo, in particolare quelli dell’Unione Europea, si facciano farsi carico dei propri cittadini detenuti come affiliati all’ISIS e trasferiti dalla Siria all’Iraq». Intanto Bruxelles ‘si preoccupa’. «Le potenziali fughe avvenute negli ultimi giorni in mezzo agli scontri destano grande allarme. Monitoriamo la situazione con la massima attenzione». E meno male. Quanti e chi sono? «65 stranieri, tra cui europei, sudanesi, somali e cittadini del Caucaso. Tutti hanno partecipato alle operazioni di Daesh (l’ISIS) in Iraq e ricoprivano ruoli di comando nel gruppo». Mancano notizie su italiani.

Il Kurdistan, lo Stato che non esiste

Forse 40milioni di curdi sparsi in quattro diversi Paese: Turchia, la maggioranza, poi Siria, Irak e Iran. Destino infausto di minoranze eterne in regimi mai amici. Ora è andato in crisi il precario equilibrio che reggeva da anni nel Nordest della Siria, il Rojava, dove le milizie curde sono state, dalla caduta del Califfato ISIS, guardiane anche della sicurezza dell’Occidente tenendo sotto stretto controllo, insieme agli americani, detenuti e sospetti complici della compagine terrorista dalle bandiere nere.

  • Ora, monito finale, l’abdicare da parte degli Stati Uniti al loro ruolo di alleati dei curdi «nell’illusione di barattare sicurezza e disimpegno trasferendo l’appalto all’asse Ankara-Damasco, potrebbe rivelarsi un calcolo azzardato e foriero di sciagure anche per i paesi occidentali, se il rischio, che già si intuisce, è il possibile rafforzarsi dei residui dell’ISIS che possono facilmente insinuarsi negli spazi lasciati liberi da una nuova stagione di caos siriano».
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