09/02/2026
da L'Antidiplomatico
La sinistra torna al Palácio de Belém dopo vent’anni. António José Seguro ha vinto con un ampio margine il secondo turno delle elezioni presidenziali in Portogallo, conquistando circa il 66% dei voti contro il 33% del candidato dell’ultradestra André Ventura. Un risultato netto che segna una svolta politica e simbolica per il Paese. L’attuale capo dello Stato, Marcelo Rebelo de Sousa, si è subito congratulato con Seguro, augurandogli successo nel mandato che inizierà il 9 marzo e assicurando la massima disponibilità per una transizione istituzionale ordinata.
Con questa vittoria, un esponente dell’area progressista torna alla Presidenza per la prima volta dal 2006, quando Jorge Sampaio lasciò l’incarico dopo due mandati, aprendo un lungo ciclo conservatore. Nelle sue prime dichiarazioni, Seguro ha voluto ringraziare gli elettori con parole dal forte tono emotivo: “Il popolo portoghese è il migliore del mondo”, ha affermato, sottolineando la responsabilità civica e l’attaccamento ai valori democratici dimostrati alle urne. Un messaggio di unità nazionale, in linea con il profilo dialogante e moderato che ha caratterizzato la sua campagna.
André Ventura, leader del partito di destra Chega, ha riconosciuto la sconfitta senza contestazioni, affermando che “quando il popolo parla, è sovrano”, e augurandosi che Seguro possa essere un buon presidente in una fase delicata per il Paese. Ex segretario generale del Partito Socialista ed ex ministro, Seguro ha costruito la sua vittoria su un consenso trasversale, capace di andare oltre il suo elettorato naturale.
In campagna elettorale ha promesso lealtà istituzionale verso il governo di centrodestra, ma anche fermezza su alcuni temi chiave, come la possibilità di porre il veto alla contestata riforma del lavoro e la richiesta di risposte più efficaci alle crisi sanitarie e ambientali. Il voto, svolto in gran parte senza incidenti nonostante il maltempo e alcune zone colpite da alluvioni, consegna così al Portogallo un presidente che si presenta come garante della Costituzione e della stabilità democratica, in controtendenza rispetto a un contesto europeo segnato dalla crescita delle destre radicali. Una vittoria ampia, che va oltre i numeri e parla anche al futuro politico del Paese.

