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Il Regno Unito sarà la nuova Ungheria d’Europa?

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Politica estera

09/05/2026

da Remocontro

Piero Orteca

Quella dei laburisti britannici, alle elezioni locali, non è stata solo una sconfitta, ma si è rivelato un massacro politico. Il crollo dei socialdemocratici d’Oltremanica, infatti, si accompagna alla travolgente crescita dei sovranisti di “Reform UK” di Nigel Farage, un leader che sembra il clone dell’ex Premier magiaro Orban. E intanto in Scozia e Galles, dove vincono gli autonomisti, potrebbero riaccendersi le antiche aspirazioni indipendentistiche

Ma Starmer non si dimette

Mano a mano che, nel corso della giornata, al quartier generale del Labour affluivano i voti dalle Highlands scozzesi, dalle ex aree carbonifere del Galles, dai centri manifatturieri delle Midlands e dalle tradizionali roccaforti del “red wall”, il “muro rosso” inglese, lo scoramento diventava panico. Il grande partito della sinistra storica britannica, infatti, stava perdendo un numero spropositato di seggi nei consigli comunali e in quelli delle contee. Oltre che nei Parlamenti di Edimburgo e Cardiff. Ma la vera lacerante sirena d’allarme era (e si è poi andata amplificando) che quei voti persi se li stavano parzialmente incamerando proprio i populisti di Farage. Capaci di “rubare elettorato” anche tra le fasce sociali (operai, pensionati, disoccupati) che tradizionalmente costituiscono il serbatoio naturale del Labour. Certo, ancora è troppo presto per formulare ipotesi sulla “mappatura” del consenso, e gli analisti avranno molto lavoro da fare per disaggregare i flussi elettorali. Resta però il fatto che “Reform UK” non si è solo mangiato i voti dei Conservatori (ridotti ai minimi termini), come si pensava. E infatti nel glorioso Labour, il partito che fu di Ramsey MacDonald e Tony Blair, ha girato fin da subito aria di resa dei conti. Sir Keir Starmer, di fronte allo tsunami di sconfitte equamente distribuite in senso territoriale, ha cercato di mettere le mani avanti, dichiarando di non pensare affatto alle dimissioni da Premier. «Non ho intenzione di andarmene – ha detto – e di gettare il Paese nel caos». Ma per molti suoi colleghi, evidentemente, questo non basta. Il Guardian (sicuro dei fatti suoi) ha titolato su un “piano d’uscita” propostogli dal partito, da attuare entro un anno. Che consentirebbe al Labour di ripartire e a Starmer di salvare la faccia.

Rivolta dentro il Labour

Il Daily Telegraph non si è fatto pregare e ha raccolto, in tempo reale, le lamentazioni, anzi, le vere e proprie bordate di critiche sparate da esponenti laburisti di primo piano contro Starmer, accusato di una pessima (doppia) gestione, del Paese e del partito. «I parlamentari laburisti – scrive il Telegraoh – hanno affermato che Sir Keir deve accettare un’uscita ordinata e stabilire un calendario per la sua partenza. Ian Lavery, ex Presidente del partito, ha avvertito che Starmer potrebbe ‘uccidere il Partito Laburista’ se ne rimanesse alla guida, dichiarando a BBC Radio 4 che ‘un ritiro organizzato’ sarebbe la migliore linea d’azione. Apsana Begum ha invece affermato che i primi risultati delle elezioni locali ‘indicano uno dei governi laburisti più impopolari della storia moderna. Quindi, per scongiurare il disastro definitivo di un governo con Reform, è necessario un cambiamento rapidissimo, sia nella leadership che nelle politiche’. Nadia Whittome, deputata per Nottingham East ha dichiarato: ‘Invece di ascoltare, la leadership ha raddoppiato gli sforzi su politiche migratorie annacquate, ha tagliato i fondi destinati ai più vulnerabili e ha commesso una serie di incomprensibili errori politici che hanno danneggiato l’integrità del Partito Laburista e la fiducia che la gente ripone in noi. In quest’ottica, credo che il Primo Ministro dovrebbe annunciare un calendario per le sue dimissioni».

Aprono il fuoco anche i sindacati

Sempre il Telegraph, dà ampio spazio a un altro settore particolarmente colpito dalle ondivaghe politiche sociali attuate da Starmer, quello dei sindacati. Occorre dire, per la verità, che il Premier ha ereditato dai precedenti governi conservatori una situazione di finanza pubblica assai precaria ed ha quindi avuto scarsi margini di manovra, che lui però ha ulteriormente peggiorato, imbarcandosi in una sconclusionata politica di riarmo. «I vertici di Unison e TSSA – riporta il giornale – hanno chiesto le dimissioni del Primo ministro dopo che il Partito Laburista si avvia a registrare i peggiori risultati elettorali locali della sua storia. Andrea Egan, segretaria generale di Unison, il più grande sindacato britannico, ha dichiarato: ‘Il Partito Laburista rischia l’oblio perché non sta ottenendo risultati per la stragrande maggioranza delle persone. Ciò che deve cambiare non è solo il leader, ma l’intero approccio. Solo un governo laburista che metta sempre gli interessi dei lavoratori prima di quelli dei ricchi può avere successo. Critica anche Maryam Eslamdoust, segretaria generale della Transport Salaried Staffs Association (TSSA). ‘I sindacati come il TSSA non resteranno a guardare dopo questo disastro elettorale – ha detto – e non permetteranno a Keir Starmer di spianare la strada a un governo di estrema destra guidato da Nigel Farage».

Scozia male, Galles catastrofe

Alla sonora sconfitta rimediata in Inghilterra, Keir Starmer deve aggiungere anche i pessimi risultati scozzesi e, soprattutto, quelli (devastanti) gallesi. Il report della BBC equivale a un bollettino di guerra. «Il Partito Laburista – dice la tv – subisce una sconfitta storica in Galles e conclude il suo governo, durato 27 anni, addirittura con la perdita del seggio da parte della Primo ministro Eluned Morgan. Il nuovo Parlamento (Senedd), composto da 96 seggi, è un mare di verde e blu fulmine, i colori degli autonomisti. Ma i 43 seggi del ‘Plaid Cymru’ non gli consentono di raggiungere la maggioranza. Reform UK segue infatti a ruota con 34 seggi. In Scozia, invece – spiega la BBC – l’SNP (gli indipendentisti dello Scottish National Party) mantiene la maggioranza relativa, intorno a 58 seggi. Non sufficienti per governare da soli. Quindi, la forte avanzata dei sovranisti complica in entrambe le due nazioni la possibilità di formare subito i rispettivi governi regionali. Facendo temere ricadute non solo politiche, ma anche sociali.

Una sconfitta che è un allarme

Con oltre 1.400 nuovi consiglieri nella sola Inghilterra, Nigel Farage e Reform UK hanno fatto saltare il banco. I Laburisti hanno perso oltre 1.300 seggi (un’enormità), mentre anche i Conservatori si leccano le ferite (500 seggi in meno). Inutile dirlo: la botta è stata forte. E adesso i sovranisti inglesi fanno paura, perché (finalmente) diversi analisti si sono accorti di Farage e cominciano a paragonarlo all’ungherese Orban. Non è uno scherzo. Quando la gente sta male, prima si stanca della politica e non va a votare. Ma poi, appena la situazione peggiora e la rabbia aumenta, torna alle urne. E ti vota contro.

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