09/09/2026
da La Notizia
Legge elettorale, il ricatto di Meloni agli alleati: se viene bocciata, si vota subito e addio alle pensioni dei parlamentari. In caso di bocciatura della legge elettorale, Meloni è pronta ad andare al voto già a gennaio. E i parlamentari direbbero addio alla pensione.
La legge elettorale rischia di diventare un problema enorme per Giorgia Meloni. A Palazzo Chigi si fa largo il timore per il ritorno della riforma alla Camera, con il tanto temuto voto segreto. La paura della presidente del Consiglio, spiega Repubblica, deriva dal fatto che Lega e Forza Italia non possono offrire alcuna garanzia sulla tenuta dei loro parlamentari, che da tempo hanno già espresso dubbi su alcuni punti della legge elettorale.
Cosa succederebbe, quindi, in caso di bocciatura della riforma? Meloni si è già preparata a questo scenario e avrebbe avvisato gli alleati: l’unica opzione diventerebbe il ritorno immediato alle urne. D’altronde, una volta stabilito il record di governo più longevo della storia, si può anche andare a votare a fine gennaio, chiudendo in fretta la Manovra elettorale. E potendo così anche provare a riscuotere subito i risultati della legge di Bilancio.
Il piano di Meloni: se la legge elettorale viene bocciata, si torna al voto
È vero che a decidere sul ritorno alle urne sarebbe il Colle, ma ciò di cui Meloni è quasi certa è che nessun partito, allo stato attuale, potrebbe mai accettare di far parte di un governo ponte che traghetti, per pochi mesi, il Paese alle urne. Una scelta impopolare e che farebbe perdere consensi in vista delle politiche. Ovviamente la mossa di Meloni funziona anche come un ricatto, nella speranza di scoraggiare eventuali franchi tiratori.
Il problema al Senato non si dovrebbe presentare, essendo previsto il voto palese. Diverso il discorso per la Camera, dove il voto finale sarà a scrutinio segreto. E proprio qui entra in gioco l’ultimatum di Meloni: deputati e senatori, infatti, matureranno la pensione soltanto pochi mesi dopo la data di eventuale scioglimento delle Camere.
Insomma, quello di Meloni è un avvertimento, perché non conviene a nessuno, almeno in Parlamento, far cadere il governo. Se non, forse, proprio a Meloni stessa: un’accelerazione sul voto potrebbe costringere il campo largo, ancora incerto su nomi, primarie e programma, ad accelerare e ad arrivare disorganizzato al voto. Con risultati tutt’altro che scontati.

