01/07/2026
da Il Manifesto
I piani della premier Giorgia Meloni prende molto sul serio il fascista Vannacci, che facilmente riconosce come una sua costola. Non ingannano le dichiarazioni con cui prova a liquidarlo sostenendo che fa il gioco della sinistra
Giorgia Meloni prende molto sul serio il fascista Vannacci, che facilmente riconosce come una sua costola. Non ingannano le dichiarazioni con cui prova a liquidarlo sostenendo che fa il gioco della sinistra. Lo prenderebbe con sé, capisce quanto sia facile per il generale raccogliere consenso nella comoda posizione di unico oppositore a destra. Per anni Meloni ha fatto lo stesso, ma ora al governo c’è lei e il posto al sole lo ha preso un altro, spostandolo ancora più a destra. Per questo la premier sta provando a portarlo dalla sua parte.
Sarà spiazzato chi da tempo ha elevato Meloni nel pantheon del liberalismo, ritraendola come la statista conservatrice ma costituzionale, nazionalista ma anche europeista che non è mai stata. O forse si adeguerà, per benedire anche l’abbraccio della madre della patria con l’autoproclamata feccia, casomai dovesse riuscirgli. Non poniamo limiti. Di certo Meloni ci sta tentando.
È per questa ragione che l’altra sera in tv ha proposto l’ennesimo saggio di revisionismo storico, parlando di un presunto tabù per cui i presidenti della Repubblica sono stati tutti di centrosinistra. Come se non fossero esistiti Leone e Segni eletti con i voti del Msi, il secondo aspirante golpista, come se non ci fosse stato il presidente Gronchi artefice del governo Tambroni, come se Einaudi o Scalfaro fossero dei progressisti. Meloni voleva lanciare un’esca e Vannacci l’avrà colta: insieme possono prendersi il Quirinale.
La vera posta delle prossime elezioni è da sempre questa, ora c’è anche una strategia. Che passa innanzitutto dalla legge elettorale. La frenata a cui sta pensando la maggioranza alla camera è più che brusca, vista la fretta con cui aveva fin qui marciato calpestando regole e bon ton. Ma c’è un fatto nuovo, l’ascesa di Vannacci: un’opportunità per la destra e una conferma delle disastrose doti politiche di chi, come Renzi, dall’opposizione ne ha festeggiato l’avvento. A Meloni più che trattare con la stella morta Salvini conviene discutere con l’astro nascente, con il generale. Cambiare la legge elettorale d’improvviso non è più così scontato. L’arma di ricatto di un sistema come quello attuale che impone l’alleanza può restare carica.

