29/01/2026
da Il Manifesto
Giustizia Confermata la data del referendum. Esulta il ministro Nordio, ma i sostenitori del No possono ritenersi comunque soddisfatti
Per il referendum costituzionale sulla riforma della giustizia si voterà il 22 e 23 marzo, come deciso dal governo. Il Tar del Lazio ha respinto il ricorso con richiesta di sospensiva del voto presentato dal Comitato dei 15 cittadini che il 22 dicembre scorso aveva avviato la raccolta delle firme. Palazzo Chigi non dice e non fa filtrare niente. Non ce n’è bisogno: la soddisfazione della premier è ovvia e non serve amplificarla a vantaggio del No, che punta molto sul voto d’opinione anti Meloni. Il guardasigilli Nordio invece commenta: «Sono molto soddisfatto per la sentenza, di chiarezza adamantina. Si è trattato di un espediente dilatorio che speriamo sia anche l’unico».
LE SPERANZE DEL MINISTRO si realizzeranno. Il No è orientato ad accettare la sentenza senza provare a ricorrere di fronte al Consiglio di Stato. «Il Tar ci ha detto che la risposta data dai numerosissimi cittadini che hanno firmato ci consente di continuare al meglio la nostra campagna elettorale e di aspettare serenamente la decisione della Cassazione. E così faremo nell’assoluto rispetto della decisione assunta», commenta il portavoce del Comitato Carlo Guglielmi. Giovanni Bachelet, presidente del Comitato società civile per il No, conferma: «Rispettiamo la sentenza, non ci appartiene lo stile sguaiato di chi grida “giustizia è fatta” per le sentenze favorevoli e minaccia la magistratura quando sgradite».
IL POLLICE VERSO DEL TAR non turba né l’umore né l’ottimismo dei Comitati per il No. Il ricorso mirava certamente a far slittare l’apertura delle urne, nella convinzione che il tempo sia dalla parte di chi contrasta la riforma, ma era anche un espediente adoperato per la propaganda e la pioggia di firme raccolte in poche settimane conforta l’intero fronte del No. Ma soprattutto i sondaggi dicono che lo svantaggio iniziale è stato in gran parte recuperato. Secondo alcuni istituti ormai si deve parlare di testa a testa ma anche se così non fosse è certo che lo scarto iniziale, quello che sembrava profetizzare una partita persa in partenza per il No, non esiste più.
IERI, PRIMA CHE IL TAR emettesse la sentenza, il Comitato ha depositato in Cassazione le 550mila firme raccolte dal 22 dicembre e in realtà avrebbe potuto farlo, avendo tagliato il traguardo delle 500mila, già da una settimana e passa. La convalida delle firme da parte della Cassazione, praticamente certa, è importante a prescindere dal mancato slittamento del voto. Assicurerà al Comitato il rimborso di 500mila euro, un euro per firma valida fino alle 500mila, e lo renderà soggetto istituzionale, con a disposizione spazi televisivi e pubblicitari adeguati.
IN BALLO PERÒ C’È anche di più. C’è la formulazione del quesito ed è quello a cui allude Giglielmi quando dice si aspettare serenamente il verdetto della Cassazione. «La Cassazione dovrà invitarci a dialogare sul quesito, parzialmente differente dal precedente, e dovrà trovare un punto di sintesi», spiegava prima della sentenza Guglielmi. Aggiungendo che«ci si potrebbe trovare nella situazione di dover unire due quesiti con le schede già stampate: un inedito nella storia della Repubblica». In realtà la sentenza del Tar, mentre riconosce il diritto al rimborso e alla disponibilità degli spazi per la propaganda, esclude la necessità di modificare il quesito. La Cassazione potrebbe però essere di altro parere e invitare le parti a concordare una formula.
I PARTITI DEL NO EVITANO commenti di sorta, adeguandosi alla formula che impone di rispettare le sentenze anche quando sfavorevoli. Apre in compenso il fuoco ad alzo zero su un’altra bocciatura, stavolta però in Parlamento, commissione Affari costituzionali della Camera. Il Pd aveva presentato un emendamento al dl sulle elezioni per il referendum che avrebbe dato la possibilità di esprimersi anche ai fuorisede.
In mattinata lo avevano presentato in conferenza stampa la segretaria Elly Schein e i capigruppo, Boccia e Braga. «Il ddl Madia si propone di rendere il voto ai fuorisede strutturale senza doverci tornare a ogni tornata elettorale. Siamo in un Paese con astensionismo oltre il 50%. Ci illudevano che fosse un problema per tutte le forze politiche. Chiediamo a Meloni di ripensarci».
Meloni non ci ha ripensato. In Commissione l’emendamento è stato respinto. La reazione dell’opposizione è furibonda. «Furto di democrazia. Chiediamo al governo di ripensarci». «Attacco ai diritti costituzionali», rincara Bachelet. «Solo una questione tecnica», si difende la sottosegretaria all’Interno Ferro. Un alibi, insomma.

