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Il ‘tecnocrate’ per governare Gaza già bloccato da Israele

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Politica estera

17/01/2026

da Remocontro

Remocontro

L’arrogante prepotenza di sempre come assaggio israeliano al poco di autonomia palestinese che sarà ancora a Gaza. Ali Shaath, capo del comitato tecnocratico palestinese di Gaza, che doveva raggiungere l’Egitto dalla Cisgiordania per partecipare alla prima riunione ufficiale dell’organismo destinato ad amministrare con il «Board of peace» di Trump, la Striscia subito sotto il segno dei padroni. Al valico di Allenby, i militari israeliani lo hanno trattenuto e interrogato per sei ore.

Il veleno Netanyahu intossica Israele

Un funzionario palestinese ha riferito al Times of Israel l’episodio. Plateale tentativo israeliano di sabotare la nascita del comitato prima ancora dell’avvio dei lavori. Solo in un secondo momento Shaath ha potuto proseguire il suo viaggio verso Il Cairo. Nella sua prima intervista da presidente del comitato tecnocratico, l’ex viceministro dell’Autorità nazionale palestinese ha dichiarato che darà priorità all’ingresso di beni umanitari essenziali, inclusi alloggi e rifugi. Si è poi soffermato sui piani di ricostruzione e sulla proposta per la rimozione delle macerie.

Prima i sopravvissuti e le macerie

L’ingegnere, originario di Khan Younis, a Gaza, ha dichiarato a Palestinian Basma Radio che spingere i detriti in mare consentirebbe di creare nuove isole, ampliando la superficie da destinare a infrastrutture e rifugi. Nei piani di Shaath l’operazione permetterebbe anche di accelerare lo smaltimento delle macerie, che potrebbe concludersi addirittura nell’arco di tre anni. Per quanto la proposta appaia azzardata, segnala Eliana Riva, le agenzie delle Nazioni unite impegnate nella rimozione delle macerie a Gaza, già riutilizzano parte del materiale per livellamenti, strade e ricostruzione. Ma il tanto qui è troppo. Come la prepotenza di Israele

Isolotti di macerie e poco altro

Nella Striscia le macerie da eliminare sono stimate in almeno 61 milioni di tonnellate: un ammasso che contiene ordigni inesplosi, materiali pericolosi e corpi in decomposizione ai quali dovrebbe essere garantita una sepoltura dignitosa. Le Nazioni unite prevedono non meno di sette anni per completare la rimozione. A condizione, però, che Israele apra i valichi e consenta l’ingresso di tutti i mezzi necessari, senza limitazioni. Ed è questo, l’interrogativo più grande. Se al presidente dell’organismo chiamato a governare Gaza non è consentito nemmeno lasciare la Cisgiordania senza ostacoli, su quali basi si può immaginare che Tel Aviv sia disposta a recepire – o anche solo prendere in considerazione – le richieste palestinesi?

Direttamente Trump a tirare il guinzaglio?

«Sarà forse il «Comitato di pace» del presidente Usa a dover trattare con le autorità israeliane? Della sua composizione si sa ancora molto poco e secondo fonti riportate dai media israeliani, Trump starebbe ancora tentando di coprire le poltrone vacanti. Shaath ha dichiarato che il suo comitato comincerà ad amministrare la metà di Gaza libera dall’occupazione israeliana e che un po’ alla volta, con il ritiro dei militari, l’autorità sarà estesa a tutta la Striscia». Staremo a vedere.

L’approvazione delle parti palestinesi

Sia l’ANP di Abu Mazen che Hamas hanno dichiarato il proprio sostegno al nuovo ente, anche se alcune fonti ritengono che il gruppo palestinese di Gaza starebbe facendo pressioni per l’estromissione di Sami Nasman, che dovrebbe controllare il dipartimento della sicurezza. Addirittura Hamas avrebbe emesso contro di lui, in passato, un ordine di cattura. Nonostante i nomi del team tecnocratico siano stati stabiliti con il beneplacito d’Israele, i ministri e lo stesso Netanyahu parlano di una «transizione simbolica», di una seconda fase che non impedirà a Tel Aviv di raggiungere i suoi obiettivi, tra cui il disarmo di Hamas e la smilitarizzazione della Striscia. Che rimane anche in questi giorni sotto il fuoco di cecchini, aerei e carri armati.

Crudeltà bestiale da menti malate

  • Ieri a Deir al-Balah l’esercito ha bombardato due case, uccidendo almeno sei persone, tra cui una ragazzina di 15 anni e un 16enne. Decine di palestinesi sono rimasti feriti. L’obiettivo, in violazione del cessate il fuoco, sarebbe stato Muhammad al-Hawli, un comandante delle Brigate al-Qassam, braccio armato di Hamas. In mattinata, a Rafah, gli israeliani hanno sparato sulla folla, ammazzando altre due persone. Anche in Cisgiordania i raid aumentano di violenza: più di 80 persone sono state sequestrate e interrogate in diverse aree del territorio palestinese occupato, un uomo è stato ferito e diverse abitazioni private sono state demolite.
  • Dopo l’ultimo raid militare in uno dei suoi centri sanitari l’Unrwa (agenzia Onu per i profughi palestinesi), ha annunciato la «fine imminente della sua presenza decennale» a Gerusalemme est occupata. Altri centri, tra cui scuole e punti umanitari, stanno per chiudere dopo l’ordine israeliano di tagliare acqua e luce alle strutture Onu.
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