16/03/2026
da Remocontro
La società americana della nuova destra che si candida a guidare, complice la presidenza Trump, la «tarda modernità» del pianeta. Inganno chiave della ‘Rivoluzione conservatrice globale’ l’idea di liberare spazi e agibilità personali in un mondo che sarebbe troppo regolato, sottoposto a «burocrazie» ideologiche, in una sorta di «prigione» del pensiero e dell’iniziativa individuale. Contro il «politically correct»: essere liberi di usare epiteti razzisti o discriminatori come forma di libertà!

C’era una volta l’America di Italo Calvino
«Si tratta di sviluppare il massimo di libertà vivendo sulla base del livello tecnico della propria epoca, usufruendo al massimo grado dei mezzi più avanzati senza restarne schiavi, dando alla società la struttura più idonea allo stadio cui sono arrivati i mezzi di produzione. È con questo spirito che voglio interrogare l’America». Pubblicato postumo, all’epoca l’autore aveva fermato il libro ancora in fase di bozze, in ‘Un ottimista in America’, Italo Calvino raccoglieva il diario del proprio viaggio negli Stati Uniti compiuto fra il 1959 e il 1960, cita Guido Caldiron sul Manifesto.
La società americana negli ultimi decenni
Quella nuova destra che intrecciando cultura, politica e economia si candida anche a guidare, «oltre i confini del Grande Paese e complice la presidenza Trump, l’attuale tarda modernità». «Le nuove forme del sistema economico, l’organizzazione che dalle aziende si stende sul corpo sociale, sono messe direttamente al servizio di un disegno strutturato come una vera e propria ideologia. Paradosso che appare ancora più evidente se si considera che da una richiesta di maggiore ‘libertà’ si giunge ad ipotizzare ben più che una società del controllo, ma un vero e proprio ‘tecnofascismo’».
Gli amici di Trump oltre la democrazia
«I fanatismi dietro al populismo di Donald Trump, per rivoluzionare la società a loro somiglianza», svelati da Luca Celada. «Peter Thiel un anello di congiunzione fra ‘cristo nazionalismo’ e ‘tecno autoritarismo’». Thiel è famigerato per aver dichiarato che «la democrazia è incompatibile con la libertà», in Education of a Libertarian, un saggio del 2009 che sintetizzava la critica liberista alle democrazie liberali come freni insopportabili al libero mercato.
Peter Thiel, ‘666’
L’imprenditore è diventato noto quando, intervenuto in sostegno di Donald Trump, si era dichiarato «orgogliosamente gay, americano e innovatore». Delle tre identità è la terza quella a cui ha davvero dedicato la carriera. Nato a Francoforte, Thiel si è trasferito bambino in Usa, passando però alcuni anni formativi in un’Africa molto particolare, a Swakopmund, una colonia tedesca della Namibia, nota per l’ostinato perdurare, nel dopoguerra, di ideali nazisti. Da studente di filosofia aveva fondato il giornale conservatore del campus. «Inizia lì una carriera dedicata all’innovazione tecnologica abbinata alla passione per il pensiero reazionario che lo avrebbe portato ad emulare, l’ideale del liberismo mistico di Ayn Rand».
Dichiarazione anti democrazia
Prima della celebre dichiarazione anti-democrazia, nel 2007, Thiel aveva pubblicato un altro saggio, ‘The Straussian Moment’, in cui ispirandosi al filosofo tedesco Leo Strauss (e il filonazista Carl Schmitt), allargava la critica dello statalismo all’intero impianto filosofico della modernità, definendo l’illuminismo una «ritirata strategica» dai valori fondanti dell’occidente. «Il fatto che questi concetti riaffiorino nell’attuale amministrazione (veicolati, fra gli altri, dal suo pupillo JD Vance) e nella destra trumpista in generale, testimoniano l’influenza profonda veicolata dalle sue idee e dai suoi soldi». Sarà Thiel a fine anni ‘90 che fonderà Pay Pal, assieme a Roelof Botha, Elon Musk e David Sacks, «l’attuale Crypto Zar di Trump». Una svolta neo reazionaria alla Silicon Valley dove si disegna il futuro tecnologico dell’umanità.
L’innovazione del vago
«Le aziende e gli investimenti di Thiel esprimono i suoi ideali liberisti: il sistema di pagamenti virtuali Pay Pal anticipa le criptovalute, le visionarie partecipazioni in Facebook, AirBnB e Lyft, che lo rendono favolosamente ricco, sono sempre investimenti in ‘disruption’, sistemi alternativi a schemi industriali consolidati. L’apoteosi è Palantir, Intelligenza artificiale applicata al controllo sociale», denuncia Celada. La burocrazia sovrastruttura amministrativa zavorra per il progresso tecnologico dell’umanità. «Ma l’intralcio vero alla predestinazione tecno-capitalista, in realtà, è la democrazia stessa». L’ipotesi di una monarchia benevola –ad esempio un King Trump-, simile ad una struttura aziendale, un sovrano/Ceo che governi la società con efficienza ed il consiglio di sacerdoti-filosofi.
King Trump
Quelle che sembrano provocazioni e allucinazioni cyberpunk con l’accelerazione trumpista, diventano programma di governo. Thiel è fra i primi a riconoscere il potenziale di Trump come utile facciata populista per distruggere «la cattedrale» (media, accademia, stato) e ripartire da una tabula rasa. L’endorsement che nel 2016 darà al futuro presidente lo smarca dai suoi pari, è quasi un anatema fra molti ‘liberal’ che otto anni dopo andranno invece in processione all’insediamento del Trump bis. «Con Vance, sua creatura politica, ha un canale diretto allo studio ovale per sovvertire le democrazie a favore della forma pura di capitalismo, libera dagli ‘impedimenti costituzionali al progresso dell’impresa, motore perfetto dell’innovazione destinata a compiere il destino delle genti».
Supremazia «di Israele e occidente»
«La klepto-oligarchia trumpiana per una libertà paragonabile a quella di piccoli stati sovrani. Un capitalismo ‘puro’ gestito da Silicon Valley. Mentre la fase ‘anticristo’ di Thiel, si salda con quella prefigurata negli antichi libri. Il viaggio in Vaticano che aveva affascinato Steve Bannon, e poi le udienze papali del vice Vance, la fatale attrazione degli innovatori compulsivi per il potere arcaico degli imperi e dei pontefici». Sintesi di Luca Ciarrocca: «Prendere i simboli della tradizione e riutilizzarli per scopi di rottura. In altre parole, fare un uso rivoluzionario del conservatorismo più aggressivo: qualcosa che ricorda proprio il fascismo, quello del ’900». L’amicizia e i successivi dissidi con Elon Musk, la fondazione di Palantir, azienda che ha offerto i propri servigi alla Cia, all’Fbi, al Pentagono, al Dipartimento di Polizia di Los Angeles, all’Ice, a molte polizie europee, ma anche all’Intelligence e all’esercito israeliano e il cui algoritmo è stato tirato in ballo anche per la mattanza di Gaza.
Un futuro governo delle élite tecnologiche
«Un nuovo sistema di governo che rimpiazzi una democrazia sfibrata e resa inefficiente da regolamenti, burocrazia e norme a tutela delle minoranze». E Thiel immagina che gli esseri umani, ma ancora una volta solo una ristretta élite, possa puntare perfino a vincere la morte. Più prosaicamente, per tradurre subito in politica i propri proposti, il miliardario, in vista della possibilità di realizzare una piena «autarchia del potere digitale», ha sostenuto finanziariamente le campagne elettorali di Trump e offerto il proprio appoggio a J.D.Vance. L’idea di fondo di questa destra è che «l’enfasi sulla cultura woke per la giustizia sociale, sulle politiche climatiche radicali e sulle leggi in materia di diversità e inclusione sostenute dalla sinistra conducano inevitabilmente ad un futuro autoritario presidiato da una burocrazia politico-culturale». Il pericolo, come più volte sostenuto da Trump per chiedere maggiori poteri per la Casa Bianca,
Contro l’avvento dell’Anticristo
- Ciò che Peter Thiel ha tradotto nel settembre del 2025, in un ciclo di quattro conferenze dedicate nientemeno che all’Anticristo. «l’Anticristo tornerà sfruttando la paura dell’Armageddon, o di una crisi imminente, per consolidare il controllo politico e imporre un ‘governo mondiale’». La minaccia assume così i contorni degli avversari politici della destra, ed evocarla produce la crisi, e questa, a sua volta, legittima la concentrazione del potere. Ancora una volta l’allarme per il rischio della perdita della libertà si traduce nel suo contrario. Ed è all’origine, come sottolinea l’autore de ‘L’anima nera della Silicon Valley’, di «un ciclo che rafforza chi tiene le leve del comando, un’operazione di potere travestita da teologia».

