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In India si riunisce l’anti-Occidente che guarda a Sud

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Politica estera 

12/09/2026

da Remocontro

Piero Orteca

Una ventina di Paesi “Brics”, discutono di economia, sviluppo e, a sorpresa, anche di “inclusione”. Incontri politici bilaterali di alto livello. Ieri, Narendra Modi ha parlato con Vladimir Putin. Oggi, arriva Xi Jinping, per un forum che rappresenta metà della popolazione terrestre.

Contro tutti i neocolonialismi

In India, oggi e domani, la metà del pianeta che, pur tra marcate differenze di sistema, riesce a confrontarsi per cercare di contrastare il modello sociale e politico occidentale. Cioè, per combattere un tipo di sviluppo ritenuto, a torto o a ragione, unipolare e sostanzialmente neocolonialista. Parliamo dei “Brics”, dall’acronimo dei Paesi fondatori (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) che adesso si sono moltiplicati, fino a 11 soci effettivi e 10 partner associati. I sei “full members” restanti sono Egitto, Etiopia, Iran, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Indonesia. Il blocco dei Paesi che invece sono stati accolti l’anno scorso con un “partenariato”, in attesa di giungere a una piena adesione, è composto da: Bielorussia, Bolivia, Cuba, Kazakistan, Malesia, Nigeria, Thailandia, Uganda, Uzbekistan e Vietnam. Il vertice di Delhi lancia un n un messaggio di “inclusività allo sviluppo” indirizzato principalmente al Sud del mondo. E sembra quasi paradossale che, mentre l’Europa e l’America non fanno altro che parlare di  guerra o di “prepararsi a un conflitto”, Paesi fino a ieri snobbati da una certa “intellighentia” occidentale, trovino invece il coraggio di appellarsi alla parte del pianeta più emarginata. 

Le ambizioni indiane

Questa sorta di rivoluzione copernicana, della  geopolitica Brics, è una delle linee strategiche seguite dal Premier indiano Narendra Modi. Che parte dai dati di fatto. “Il Pil combinato dei Paesi Brics è cresciuto di quasi quattro volte e mezzo, rispetto a un’espansione di circa due volte e mezzo del Pil globale. Oggi, i Paesi Brics rappresentano il 50% della popolazione mondiale, il 40% del Pil mondiale e oltre il 25% del commercio globale. Ha aggiunto che i Brics si stanno affermando anche come centri chiave per l’innovazione e le soluzioni globali, con nuove possibilità che spaziano dalle iniziative di base alle tecnologie di frontiera. ‘La crescente portata, la velocità e l’ottimismo dei Brics sono chiaramente evidenti tra noi. Questo forum, ospitato in India, è il più grande Brics Business Forum fino ad oggi’ ha concluso Modi”.

Il valore politico del Vertice

Quello di Delhi è un “Business forum”, che comprende anche intrecci politici e diplomatici. Visto il calibro delle personalità presenti e il peso dei Paesi rappresentati, a margine delle sessioni di lavoro si stanno svolgendo incontri di ogni tipo. Così, l’incontro di un organismo internazionale che continua a crescere diventa occasione per discutere delle crisi internazionali contemporanee. Magari senza l’assillo di farlo sotto lo sguardo, un po’ ricattatorio, della diplomazia Usa o europea. Ieri, per esempio, Modi ha avuto un primo colloquio con Vladimir Putin. Successivamente, ha visto anche il Presidente dell’Iran, Masoud Pezeshkian. Domani arriva un altro degli ospiti che fanno rumore: Xi Jinping, il leader cinese. Pare che gli “sherpa” abbiano già lavorato molto bene, per preparare il terreno a un possibile progresso diplomatico che riguarderebbe il tormentato confine sino-indiano sull’Himalaya, delimitato dalla famosa “Linea di controllo effettivo”.

Putin e Narendra Modi

Cominciamo dai dettagli, che a volte possono diventare gli elementi più significativi per una riflessione. Modi ha già visto, in un primo incontro il Presidente russo, Vladimir Putin. “The Indian Express”, ha messo in primo piano la foto del dono che Modi ha preparato per la visita del leader del Cremlino: una traduzione russa della prestigiosa raccolta di filosofia tamil nota come “Thirukkurat”. Le malelingue dicono che non è un caso. Si tratta di un’opera vecchia di duemila anni, realizzata dal filosofo-poeta Thiruvalluvar, una specie di Confucio indiano. Una delle sue caratteristiche è la costante attenzione all’etica, alla morale e, in particolare, ai concetti di “pace e non violenza”. Pare che Vladimir Vladimirovic abbia gradito. E, anzi, nel suo discorso è stato insolitamente moderato: “Non siamo contro nessuno – ha detto – e ciò che stiamo facendo non è contro nessuno. Siamo a favore dei nostri interessi e siamo pronti a collaborare con tutti i nostri partner, vecchi e nuovi. Siamo aperti a lavorare con il mondo intero e sono fiducioso che il Consiglio d’affari sia diventato il meccanismo che darà ulteriore impulso ai nostri legami commerciali ed economici. Contribuirà a realizzare numerosi progetti in materia di infrastrutture, logistica, finanza, cooperazione tecnologica e altro ancora, al fine di intensificare queste attività”.

Un programma dettagliato

“La Russia – ha proseguito Putin – ha istituito un comitato nazionale per la cooperazione commerciale, che annovera tra i suoi membri oltre 40 delle più grandi aziende russe. Questo comitato si propone di elaborare un programma concreto di cooperazione con i partner stranieri. Vorrei ribadire: la Russia è aperta a iniziative interessanti e promettenti nei settori del turismo, dell’industria e del commercio. Insieme ai nostri partner, siamo pronti a contribuire alla sicurezza energetica e alimentare mondiale, alla costruzione di rotte logistiche affidabili come il Corridoio di Trasporto Artico e il Corridoio di Trasporto Nord-Sud, e intendiamo inoltre rafforzare la nostra cooperazione nella formazione del personale, nella ricerca applicata e nelle tecnologie intelligenti”.

Ma spunta sempre il dollaro

Dalla politica alla finanza. Con il Presidente della Banca Asiatica d’Investimento arrivato in India. Obiettivo, togliere alle istituzioni controllate dagli americani (Fondo Monetario e Banca Mondiale), il monopolio dei finanziamenti diretti in Asia, verso i Paesi a nuova industrializzazione o in via di sviluppo dove i prestiti condizionati nel lungo periodo diventano un’arma politica. A Washington, rispondono che la Banca asiatica ha la sua sede a Pechino. Quindi… pari sono.

Anche se il discorso è più lungo, perché il vero obiettivo dei Brics non è l’FMI, ma il dollaro. E sarà proprio quella della “dedollarizzazione” del commercio internazionale, la prossima battaglia Brics programmata.

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