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Iran, caccia al pilota abbattuto e attacco alla centrale atomica

Iran, caccia al pilota abbattuto e attacco alla centrale atomica

Politica estera

05/04/2026

da Il Manifesto

Francesca Luci

La guerra grande Fuoco senza fine sulle infrastrutture civili, Teheran non dorme più ma riesce a reagire. E persino a vendere un po’ di petrolio all’India

È la quinta settimana di guerra a Teheran, e la grande capitale iraniana di quattordici milioni di abitanti non riesce più a dormire. Una serie di esplosioni scuote la città mentre un raid americano-israeliano colpisce il perimetro della centrale nucleare di Bushehr, nell’Iran sud-occidentale, uccidendo un lavoratore della sicurezza e danneggiando un edificio. È la quarta volta che l’impianto costiero affacciato sul Golfo Persico viene colpito, mettendo in pericolo il potenziale di dispersione del materiale radioattivo. Il gestore della centrale, il colosso nucleare russo Rosatom, ha evacuato sabato altri 198 tecnici, portando avanti un ritiro del personale che procede ininterrotto dall’inizio della guerra.

IL MINISTRO degli esteri iraniano Abbas Araghchi ha condannato l’atto e ha aggiunto un avvertimento destinato alle monarchie del Golfo Persico: in caso di incidente radioattivo, le ricadute colpirebbero prima le capitali del Consiglio di cooperazione del Golfo – Riad, Abu Dhabi, Doha, Kuwait City – che Teheran stessa. L’Agenzia internazionale per l’energia atomica ha confermato che non sono stati rilevati aumenti dei livelli di radiazioni. Il direttore Rafael Grossi ha ribadito che le centrali nucleari e le loro aree limitrofe non devono mai essere oggetto di attacchi.

Continua la corsa per trovare il pilota del cacciabombardiere americano F-15E Strike Eagle abbattuto dagli iraniani. Dei due membri dell’equipaggio, uno è stato recuperato. Per la prima volta dall’inizio del conflitto, personale militare americano è stato abbattuto da forze iraniane, probabilmente con un nuovo sistema di difesa aerea.

I GUARDIANI della Rivoluzione iraniana perlustrano le zone montuose sud-ovest del Paese. La presentatrice di un’emittente locale ha invitato i cittadini a catturare il «pilota nemico» e a consegnarlo vivo alle forze di sicurezza. L’abbattimento del F-15E è un segnale politico potente: la dimostrazione che l’Iran, nonostante cinque settimane di attacchi sistematici alla sua infrastruttura militare, conserva capacità di risposta effettiva. È stato anche confermato che un elicottero Black Hawk americano, impegnato nelle operazioni di soccorso, è stato colpito da fuoco di terra, riuscendo comunque a portarsi in salvo.

Quasi in contemporanea, un secondo aereo da combattimento americano, un A-10 Warthog, si è schiantato nella regione del Golfo Persico: anche in questo caso il pilota è sopravvissuto ed è stato recuperato.

Teheran rimane sotto le bombe; i residenti descrivono una città paralizzata. Le infrastrutture civili sono bersaglio sistematico: ponti, depositi di carburante, fabbriche siderurgiche, centrali elettriche, aeroporti, centri di ricerca scientifica, centri medici, università, biblioteche. Ieri attacchi hanno colpito anche il complesso petrolchimico di Mahshahr, nel sud-ovest del paese, con almeno cinque feriti, e la banchina di Bandar-e Charak, dove erano ormeggiate decine di navi passeggeri: è rimasta uccisa una persona e quattro imbarcazioni sono state distrutte.

HANAN BALKHY, direttrice dell’Organizzazione mondiale della sanità per il Mediterraneo orientale, ha fornito una panoramica dell’impatto della guerra: oltre 3.300 morti, 30mila feriti, 4,3 milioni di sfollati e 116 attacchi verificati contro strutture sanitarie. Una delle crisi «di più vasta portata» degli ultimi decenni, ha sottolineato Balkhy.

Nonostante cinque settimane di bombardamenti intensivi, l’Iran conserva capacità offensive significative e continua a colpire sia Israele che i vicini arabi. Secondo rapporti dell’intelligence americana, l’Iran è in grado di riaprire i bunker sotterranei per i missili entro poche ore da un bombardamento.

IL BLOCCO dello Stretto di Hormuz continua a costare centinaia di milioni di dollari al giorno in esportazioni. La proposta di Trump di affidare ad altri paesi la sicurezza dello Stretto equivale, di fatto, a lasciarlo sotto il controllo iraniano – uno scenario che Teheran ha già iniziato a sfruttare approvando piani per imporre pedaggi sulle navi in transito. Nel frattempo l’India ha effettuato il primo acquisto di petrolio iraniano negli ultimi sette anni, portando a termine la transazione senza alcun problema nei pagamenti. New Delhi, approfittando della situazione, ha aperto un canale commerciale con Teheran, in un momento in cui le dinamiche legate alle sanzioni e alle rotte commerciali internazionali appaiono in rapida evoluzione. Il Pakistan continua a mediare tra le parti. Araghchi ha ribadito che l’Iran non ha mai rifiutato di partecipare ai negoziati a Islamabad, ma ha chiarito che per Teheran la priorità è ottenere la fine definitiva di «questa guerra illegale».

Trump ha dichiarato ieri in un post sul social Truth: «Il tempo sta per scadere: 48 ore prima che si scateni l’inferno su di loro». La possibilità che Teheran ceda alla minaccia appare davvero remota. Ci si augura che i collaboratori del presidente americano gli ricordino che colpire le infrastrutture civili mette a rischio la vita e il futuro di milioni di persone e può configurarsi come crimine di guerra. Tuttavia, sembra difficile che un ammonimento etico convinca il presidente americano a fermare il suo gioco di onnipotenza.

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