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Iran: ecco perché il tempo per Trump sta scadendo

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Economia

12/06/2026

da Remocontro

Piero Orteca

La strategia di logoramento seguita da Teheran nelle trattative con Washington finora ha pagato. Lo stato di “non guerra” col blocco di Hormuz, se da un lato mette in crisi il regime (che però resiste) dall’altro colpisce pesantemente l’economia americana. L’inflazione è salita al 4,2% e se non si fa subito qualcosa le ricadute presto saranno politicamente insostenibili.

La legge dei mercati

Trump, continuando di questo passo, cioè con la sua assoluta ambivalenza diplomatica nei confronti dell’Iran, rischia qualche forma di “impeachment”. A fargliela sarebbero, in questa grottesca epoca di delirio politico, i suoi stessi compagni di partito, sempre più coscienti del burrone in cui li sta precipitando. Potrebbero appellarsi, per esempio, al 25º emendamento (impedimento mentale). Scherziamo ovviamente, ma fino a un certo punto. Pensate che, ieri, la media ponderata dei sondaggi RealClearPolitics, relativa al “voto congressuale generico”, dava i Democratici in vantaggio della bellezza di sei punti rispetto ai Repubblicani. Una voragine difficilmente colmabile da qui all’autunno, quando si terranno le temutissime elezioni di Medio termine che, stando così le cose, dovrebbero stravolgere i rapporti di forza nel Congresso, azzoppando il Presidente. Naturalmente, anche chi è digiuno di affari americani saprà che gli elettori degli States votano quasi sempre guardando al portafoglio. In testa alle discriminanti che orientano le scelte ci sono “voci”della quotidianità molto semplici, ma micidiali: la benzina, i mutui-casa, il carrello della spesa e gli altri prestiti assortiti. Bene, andando al traino di Netanyahu e impantanandosi in una guerra all’Iran senza senso (per gli Stati Uniti), Trump non ha fatto altro che porre le condizioni “incrollabili” per la disfatta politica, sua e del Partito Repubblicano. E, non sembri solo un danno collaterale, sta anche provocando l’ennesima crisi economica, alla quale sottoporre l’intero popolo americano.

Inflazione “boom”

Il problema del Presidente è che i suoi Servizi di informazione, gli passano quotidianamente delle “estimate” sulla situazione economica dell’Iran. Che è sinceramente catastrofica. O, almeno, così gli hanno detto. Per cui, lui ha pensato fin dal primo momento che, roso dalla fame, prima o dopo il regime sarebbe crollato da solo, di schianto. Come una vecchia sedia tarlata. Così finora non è stato e, anzi, gli effetti collaterali di rimbalzo della guerra si sono riversati sull’economia americana. A cominciare dall’inflazione, innestata dal blocco di Hormuz e dalla crisi dei mercati energetici, con relativi aumenti di prezzo. Di conseguenza, aspetta oggi e aspetta domani, tratta di qua e tratta di là, il costo della vita ha cominciato a impennarsi, sempre più velocemente. Ora, un missile che cade in Kuwait può fare notizia, ma un hamburger con le patatine che aumenta all’improvviso di prezzo (perché qualcuno gli fa pure la “cresta”) diventa invece uno scoop, di cui parlano tutti. Non è un caso se i rinnovati furori bellici di Trump coincidano con gli ultimi dati in arrivo dal Dipartimento del Lavoro. Scrive il Wall Street Journal: “A maggio l’inflazione su base annua ha raggiunto il livello più alto degli ultimi tre anni, attestandosi al 4,2%, in accelerazione rispetto al 3,8% del mese prima. La variazione si deve all’aumento dei prezzi dell’energia dovuto alla guerra con l’Iran. Gli americani hanno risentito dell’aumento dei prezzi dei carburanti sin dal primo attacco israelo-americano all’Iran, alla fine di febbraio. L’indice energetico ha rappresentato oltre il 60% dell’aumento dell’indice dei prezzi al consumo rispetto al mese precedente”. Ieri, però, è arrivata un’altra notizia a rendere ancora più cupi gli scenari dei mercati nell’immediato futuro: l’indice dei prezzi all’ingrosso su base annua è aumentato fino al 6,5%. Si tratta dell’incremento più pesante degli ultimi quattro anni. Un vero campanello d’allarme, perché l’inflazione all’ingrosso, nei prossimi mesi, si trasferirà sui banchi dei supermercati e sul costo di altri beni durevoli.

Cibo: la guerra dei prezzi

Il Washington Post non fa sconti e descrive la crescente situazione di disagio dei consumatori americani, sempre più penalizzati dalle scelte di Trump. “I prezzi sono schizzati alle stelle – scrive il giornale – in particolare per molti beni di consumo quotidiani, tra cui caffè, lattuga e altro ancora. Sebbene la guerra in Iran abbia contribuito in larga misura all’aumento dei prezzi, anche i dazi doganali e la siccità hanno giocato un ruolo importante. ‘È una sorta di tempesta perfetta”, ha affermato Dawn Thilmany, della Colorado State University, riferendosi a tutti i fattori che contribuiscono all’aumento dei costi alimentari. L’impennata dei prezzi del carburante ha fatto aumentare i costi di trasporto dei prodotti freschi e della carne bovina, che devono essere spediti su camion refrigerati, generalmente meno efficienti in termini di consumo di carburante. ‘Quindi non si paga energia solo per il trasporto, ma anche per mantenerlo al fresco’, ha affermato Thilmany. A maggio, alcuni degli aumenti di prezzo più consistenti si sono registrati nelle categorie di brioche fresche, torte, ciambelle, biscotti e muffin. Anche i prezzi del prosciutto e delle uova sono aumentati rispetto ad aprile. La lattuga ha registrato uno dei maggiori aumenti di prezzo, con un incremento del 16% a maggio rispetto ad aprile e del 24% rispetto a un anno fa. Come per i pomodori, gran parte della lattuga consumata dagli americani in inverno viene coltivata al di fuori degli Stati Uniti. I prezzi dei pomodori sono calati leggermente del 6% rispetto ad aprile, ma a maggio sono aumentati del 32% rispetto all’anno scorso”.

Ricadute planetarie

  • E finiamo con il New York Times, che dà uno sguardo all’effetto-domino, su scala planetaria, della politica estera di Donald Trump. “La Banca Centrale Europea – dice il Times – ha aumentato i tassi di interesse in risposta all’inflazione crescente causata dalla guerra. La Banca Mondiale, invece, ha affermato in un rapporto che la guerra e i suoi effetti sui prezzi dell’energia stanno rallentando la crescita economica globale quest’anno, portandola al ritmo più debole dall’inizio della pandemia di Covid-19”.
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