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Iran nel caos: qualcuno potrebbe approfittarne

Iran nel caos: qualcuno potrebbe approfittarne

Politica estera

08/01/2026

da Remocontro

Piero Orteca

Mentre tutti parlano di Groenlandia e Colombia dopo il Venezuela, la sorpresa potrebbe invece arrivare dall’Iran. Paese dove le rivolte popolari continuano, le vittime aumentano e la tensione è già alle stelle. Mentre serie minacce vengono rivolte da Trump agli ayatollah. Tuttavia, secondo diversi ‘rumors’, a intervenire militarmente potrebbe essere ancora una volta Israele.

Teheran monitora Netanyahu

S’infittiscono le voci che parlano di un possibile attacco israeliano contro Teheran. Un’azione che potrebbe scattare all’improvviso, vista la favorevole «finestra di opportunità strategica», offerta dall’ormai dilagante ribellione popolare, che sta mettendo con le spalle al muro la teocrazia persiana. Secondo l’informatissimo think tank Al-Monitor (AM), specializzato in geopolitica mediorientale, «le ripetute minacce del Presidente Trump di intervenire a favore dei manifestanti antigovernativi in ​​Iran, rafforzate dalla recente cattura del leader venezuelano Nicolas Maduro, hanno scosso i leader del Paese, che si preparano a quello che considerano un inevitabile attacco israeliano». Proprio per questo, nei palazzi del potere sciita di Teheran si ascoltano le parole spavalde di Trump, ma si monitorano soprattutto le mosse di Netanyahu. Forse si pensa (con una buona dose di plausibilità) che il vero interesse a sferrare un mortale attacco sia più israeliano che americano. Il regime, quindi, si sta attrezzando per reagire, nonostante il difficile impegno che già lo assorbe mentre cerca di spegnere la rivolta. Per ora, sono state predisposte esercitazioni missilistiche ‘dimostrative’, oltre alla diffusione di una serie di ‘avvertimenti pubblici’. Il Consiglio di Difesa ha dichiarato che il Paese potrebbe adottare ‘misure preventive’, qualora rilevasse segnali di minaccia. Un riferimento esplicito a una possibile introduzione della legge marziale che, con la scusa dell’emergenza nazionale per questioni di sicurezza, darebbe allo Stato poteri ancora più assoluti di quelli che già ha.

«Contro-minacce» del regime

Proprio per preparare il terreno a tale possibile scenario, Il capo dell’Esercito iraniano, il Maggior generale Amir Hatami, ha ribadito questa possibilità, avvisando che Teheran potrebbe intraprendere azioni militari preventive «in risposta alle crescenti minacce contro la Repubblica islamica». Alla notizia dedica grande spazio (non a caso) il quotidiano di Tel Aviv Haaretz, che sottolinea come Hatami abbia addirittura quasi prefigurato una possibile prima mossa da parte di Teheran. «La Repubblica islamica – ha detto – considera l’intensificazione della retorica contro la nazione iraniana come una minaccia e non lascerà che continui senza una risposta». Naturalmente, gli analisti di Haaretz ricordano che le dichiarazioni del Maggior generale Amir Hatami «giungono in un momento in cui l’Iran si trova ad affrontare crescenti pressioni da parte degli Stati Uniti e di Israele, oltre a diffuse proteste causate dalle difficoltà economiche che si sono trasformate in una sfida diretta alla teocrazia al potere». Insomma, il regime traballa, messo in mezzo da una specie di tempesta geopolitica perfetta. Le sanzioni e l’isolamento internazionale hanno devastato la sua economia e fatto sprofondare la sua valuta, portando il tasso di inflazione che riguarda il carrello della spesa a un astronomico 60%. Così, i morsi della fame si sono saldati col mai sopito desiderio di libertà, dando luogo a manifestazioni di protesta spontanee che sono cresciute fino a diventare una rivoluzione a macchia di leopardo, che interessa un centinaio di città. Finora si contano oltre 30 morti, centinaia di feriti e migliaia di arresti.

Le minacce israeliane

In effetti, Netanyahu preme continuamente, già da un pezzo, perché si risolva una volta per tutte l’incubo del nucleare iraniano, che per ogni governo israeliano è diventato una sorta di nevrosi ossessiva. Bisogna infatti ricordare che il vecchio accordo firmato da Obama è stato successivamente strappato da Trump, che l’anno scorso però è tornato alla carica per riesumarlo. Ma cinque round di colloqui, mediati dall’Oman, non sono stati sufficienti per arrivare a un’intesa e ammorbidire le sanzioni economiche contro Teheran. I negoziati sono poi saltati definitivamente quando la Casa Bianca si è unita agli israeliani per bombardare gli impianti nucleari di Fordow, Natanz e Isfahan. Che sono stati parzialmente distrutti. «Tuttavia – questa è la valutazione di Tel Aviv riportata da AM – i funzionari israeliani hanno avvertito che l’Iran sta ricostruendo il suo arsenale missilistico e le difese aeree danneggiate durante la guerra dei 12 giorni di giugno. Parlando alla Knesset lunedì, Netanyahu ha dichiarato che lui e Trump ‘non permetteranno all’Iran di ricostruire la sua industria missilistica balistica, e certamente non gli permetteranno di procedere con le sue attività nucleari«. Il Premier israeliano è poi volato in Florida, per un faccia a faccia con Trump, durante il quale sarebbe stato ampiamente discusso un nuovo piano di attacchi contro l’Iran. In effetti, dopo il meeting, il Presidente Usa ha confermato che avrebbe sostenuto l’attacco israeliano se l’Iran avesse continuato a portare avanti i suoi programmi nucleari e missilistici. Gregory Brew, dell’Eurasia group, afferma che i leader iraniani pensano che Israele sia pronto a portare a termine un attacco più esteso. Un’azione che potrebbe potenzialmente colpire la leadership del regime decapitandola.

Faide interne e caos

Non è facile fornire una chiave di lettura, di quanto sta succedendo dentro i Palazzi del potere sciita iraniano. Il regime è spaccato da molto tempo tra ‘intransigenti’ e ‘moderati’. Questi ultimi (il Presidente Masoud Pezeshkian) hanno il potere istituzionale, ma quello teocratico e assoluto resta nelle mani della Guida suprema, Alì Khamenei. Per cui, fare previsioni diventa una vera lotteria. Tra l’altro, il Grande ayatollah ha 86 anni, e già da un pezzo si affilano i coltelli per la successione. La tattica dei ‘duri e puri’, in questo momento, è quella di accusare l’Occidente (e le sue sanzioni) per la crisi economica. E, inoltre, di indicare negli Stati Uniti e in Israele i veri sobillatori della rivolta popolare che sta scappando di mano a tutti. «Il Mossad a caccia di sangue nelle proteste in Iran», titola il Teheran Times, accusando agenti stranieri di telecomandare la piazza. «Mentre le autorità iraniane dialogano con imprenditori e commercianti che protestano contro la volatilità della valuta e si preparano a introdurre importanti riforme per alleviare le difficoltà economiche derivanti da anni di sanzioni occidentali – spiega il giornale degli ayatollah – i media occidentali hanno ancora una volta unito le forze con i rispettivi governi e il loro progetto coloniale, Israele, per sfruttare la situazione».

  • E tanto per capire quanto la crisi iraniana sia complessa, va detto che ormai le interpretazioni si sprecano e le voci si rincorrono. L’ultima, raccolta dal prestigioso Times di Londra, dice che Khamenei si starebbe preparando a scappare (con tutta la famiglia “allargata”) per salvare la pelle e portare con sé il capiente salvadanaio. Direzione Mosca, come il siriano Bashar al-Assad.
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