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Iran o Groenlandia la Nato è morta e non riposa in pace

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Politica estera

15/01/2026

da Remocontro

Ennio Remondino

Nel tardo pomeriggio di ieri un funzionario militare occidentale: «tutti i segnali indicano che un attacco statunitense è imminente». Gli Stati Uniti sceriffi planetari hanno lanciato avvertimenti su un possibile intervento militare. Allarmismi strategici senza Onu, potenze alternative agli Usa di Trump, o le armate della Nato scomparse. 

Sapete perché? La Nato è morta in Ucraina e stanno cercando di nasconderci la notizia

La crisi finale della Nato

‘La crisi strutturale della NATO’, analisi di un alto ufficiale già Capo di stato maggiore del NATO Rapid Reaction Corps Italy, ora in congedo. «Per oltre settant’anni, la NATO ha attraversato crisi anche profonde senza mai mettere in discussione la propria sopravvivenza. Dalla Guerra fredda ai conflitti periferici del dopo 1989, molte divergenze politiche anche gravi, ma mai di una contraddizione strutturale. La crisi attuale, invece, è radicalmente diversa».

  • «Le dichiarazioni di Trump sulla Groenlandia e il suo disprezzo per le organizzazioni multilaterali, NATO compresa, rappresentano il colpo di grazia a un’organizzazione i cui tre compiti istituzionali -difesa collettiva, e cooperazione per la sicurezza-, risultavano non eseguibili ben prima che il presidente statunitense ventilasse l’ipotesi di annettersi il territorio di un alleato».

Le crisi della Guerra fredda

Basta con le bugie leggenda. La NATO nel confronto con l’Unione Sovietica coesa e compatta. Tre le crisi gravi di allora. La crisi di Suez del 1956, il ritiro francese dalla struttura unificata di comando della NATO nel 1966 e la decisione unilaterale del presidente statunitense Ronald Reagan di bombardare la Libia nel 1986. Oltre queste tre grandi crisi, altre divergenze politiche sui soldi per la difesa europea, la guerra del Vietnam, la politica estera della Germania all’Ostpolitik, l’invasione dell’Afghanistan da parte dell’Unione Sovietica, le invasioni militari americane di Grenada e Panama e lo schieramento in Europa dei missili statunitensi con capacità nucleare.

Dopo la Guerra Fredda

L’Alleanza post-guerra fredda traballa nella prima Guerra del Golfo contro Saddam. E la scelta unilaterali Usa in Medio Oriente e nei Balcani. L’articolo 5 del mutuo soccorso Nato fuori dall’area di applicazione, ma col coinvolgimento di aerei italiani, tedeschi e belgi, e antimissile olandesi. E fu l’inizio di altre catastrofi. Seconda Guerra del Golfo, del 2003, Francia, Germania e Belgio bloccarono l’attivazione dell’Articolo 4 del Trattato di Washington, che permette alle parti di consultarsi per stabilire la necessità o meno di invocare l’applicazione della clausola della difesa collettiva. Disaccordo su come e quando l’Alleanza avrebbe dovuto assumere nel contesto dei nuovi scenari e quindi sulla sua area di responsabilità, anche in termini geografici.

Chi decide che una minaccia tocca la Nato?

Disaccordo sulle responsabilità che l’Alleanza avrebbe dovuto assumere nei nuovi scenari e sulla sua area di responsabilità anche in termini geografici. Ed allora si decise che la richiesta di assistenza da parte di uno stato membro della NATO, non sarebbe stata soddisfatta se tutti gli altri membri non avessero riconosciuto che tale pericolo fosse concreto. In altre parole, quando l’origine e le circostanze di un attacco fossero state incerte, la volontà di rispondere militarmente, da parte di ogni singolo alleato, non sarebbe più stata garantita. Problema ancora di attualità.

Dissenso politico militare: Kosovo e Libia

L’attacco alla Serbia per strappare il Kossovo a Belgrado, nel 1999, condotto senza mandato ONU e aggirando il veto russo-cinese, con tensioni operative tra Washington e le capitali europee sulla designazione degli obiettivi e sull’uso della forza. Memorie personali condivise col generale Maurizio Boni, la cui analisi non di ferma qui. L’attacco alla Libia nel 2011: Germania con Russia e Cina, e Francia e Regno Unito che assumono la leadership militare mentre gli Stati Uniti dopo un intervento iniziale, operano dietro le quinte. Novembre 2019; offensiva unilaterale turca in Siria contro i curdi senza alcun coordinamento NATO, e Macron che dichiara l’Alleanza ‘cerebralmente morta’.

La NATO muore in Ucraina

«Il compito fondativo, quello della difesa collettiva compromesso soprattutto dal coinvolgimento nella guerra per procura in Ucraina per liquidare la Russia e, nella oramai inesorabile sconfitta di Kiev, dalla insostenibile di una’invasione russa dell’Europa», sottolinea Maurizio Boni su Analisi Difesa. Dopo quattro anni di guerra le differenze interne tra gli alleati rivelano l’inconsistenza dell’Alleanza Atlantica. L’ambiguità del ruolo politico nella guerra russo-ucraina dove la NATO è di fatto parte attiva del conflitto, ma continua a proporsi come soggetto non belligerante per non sfidare apertamente Mosca. Colpo finale dalla National Defense Strategy Usa, con la Russia non più nemico strategico, ma interlocutore con cui ricreare una stabilità di relazione.

Un’Alleanza ‘à la carte’

Nato modello Ong: non più difesa del territorio alleato (art. 5), ma ‘interventi di stabilizzazione’ secondo convenienze. La NATO ha costruito una rete di relazioni politico-militari su quattro continenti. Una rete di ’Alleanze à la carte’ che estende l’influenza dell’Alleanza senza formale adesione, superando i vincoli geografici originali. In questo contesto, i BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica, con recenti nuovi membri) diventano una alternativa e  propongono una visione dell’ordine internazionale fondata su multipolarismo, sovranità nazionale e rifiuto dell’egemonia di Washington, marginalizzando ulteriormente la NATO.

Nato strategicamente superata

Quando il presidente degli Stati Uniti afferma di dover decidere tra le opzioni di mantenere la NATO intatta e prendersi la Groenlandia, non sta provocando. Sta solo ammettendo che per Washington la NATO è una variabile, non una costante. Quindi, non più una alleanza. La primo ministro danese Mette Fredriksen ha colto la natura irreversibile della situazione affermando che «un attacco alla Groenlandia sarebbe la fine della NATO». Il fatto che, secondo quanto riportato da Politico, gli europei stiano pianificando la difesa della Groenlandia senza gli Stati Uniti completa il quadro: i membri dell’Alleanza stanno preparando scenari operativi per difendersi dal proprio principale alleato.

  • Probabilmente la NATO sopravviverà come struttura formale, ma la sua sostanza strategica rimarrà pressoché nulla.Il problema che ora si pone è quello di capire cosa la potrà sostituire e con quali finalità, tenuto conto anche del fatto che la difesa europea rimarrà una chimera. Tutto dipenderà dall’architettura di sicurezza che emergerà alla fine del conflitto russo ucraino, ma della quale, però, nessuno parla.

 

 

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