02/03/2026
da Remocontro
Qual è il vero obiettivo dell’attacco israelo-americano all’Iran? Tutti gli analisti sono convinti che il nucleare c’entri fino a un certo punto. Trump e Netanyahu mirano ad abbattere il regime degli ayatollah. Giusto. La netta sensazione è proprio questa. Ma Washington ha un piano preciso per raggiungere tale scopo, che sembra fin troppo ambizioso? Oppure dietro le apparenze si celano altri disegni?

Il ‘modello’ Maduro
Questa volta, Donald Trump ha messo in moto un meccanismo che gli verrà difficile fermare a comando. Non è detto che la sua strategia ‘stop and go’ possa funzionare sempre, tenendo amici e nemici costantemente sulla corda, fino a stremarli. Qui non stiamo parlando di dazi doganali. Nel Golfo Persico il discorso è molto più serio e, per certi versi, anche pericolosamente ambiguo. Trump ha sposato la tesi israeliana di ‘decapitare’ il regime degli ayatollah, con uccisioni (di massa) mirate della leadership. Per quello che si è potuto sapere, oltre ai nomi molto importanti che già circolano, occorre aggiungere decide e decine di esponenti della ‘nomenklatura’ teocratica, tra i quali (si dice) ci sarebbe anche l’ex Presidente Ahmadinejad. Sono stati eliminati membri di governo, alti ufficiali delle forze armate e soprattutto uomini degli apparati di sicurezza, a cominciare dal Corpo delle Guardie della Rivoluzione. Bene, secondo lui tutto questo basterà a far sì che il popolo si sollevi e riesca a cacciare turbe di chierici infoiati di potere e centinaia di migliaia di miliziani “pronti al martirio”? Se è vero ciò che racconta ‘The Atlantic’ nell’intervista-scoop che Trump gli ha concesso, anche il Presidente non deve essere proprio convintissimo della cosa. Nonostante tutti i suoi ripetuti appelli alla popolazione iraniana, affinché si ribelli. Anche perché non si vede come si possa vincere una guerra simile (sostenendo un cambio di regime) senza mandare truppe americane sul terreno. Insomma, forse stiamo parlando di qualche altra cosa. Magari di una ‘transizione pilotata’, che porti un nuovo governo ‘ibrido’ (con elementi vecchi e nuovi) progressivamente nell’orbita occidentale, sottraendo l’Iran alla sfera di influenza russa e cinese. Sul modello Venezuela post-Maduro per intenderci. Potrebbe essere questo il senso dell’apertura a sorpresa di Trump, fatta a ‘The Atlantic’ mentre su Teheran continuano a piovere missili e bombe.
Il bastone e la carota
Dunque, l’intervista di Trump a Michael Scherer di ‘The Atlantic’ ha già fatto tanto rumore, da essere messa d’apertura in tutti i principali giornali israeliani e di trovare grande spazio anche in quelli americani. Ecco cosa ha detto Trump: «Vogliono parlare e io ho accettato, quindi parlerò con loro. Avrebbero dovuto farlo prima. Avrebbero dovuto darmi prima ciò che era molto pratico e facile da fare. Hanno aspettato troppo a lungo», ha detto Trump in una telefonata dal suo club di Mar-a-Lago, ieri poco prima delle 9,30 al giornale. Alla richiesta di spiegare quando si sarebbe svolto il colloquio con gli iraniani, il Presidente ha risposto: «Non posso dirtelo. La maggior parte delle persone coinvolte nei negoziati non c’è più. Alcune delle persone con cui avevamo a che fare non ci sono più, perché quello è stato un grande… è stato un grande colpo. Avrebbero dovuto farlo prima, Michael. Avrebbero potuto raggiungere un accordo. Avrebbero dovuto farlo prima. Hanno giocato troppo astutamente». «Ieri mattina – scrive Scherer – in un video pubblicato sui social media, Trump ha invitato il popolo iraniano a ribellarsi all’attuale regime una volta terminati i bombardamenti. ‘Ora avete un Presidente che vi dà ciò che volete – ha detto – vediamo come reagite’. È giunto il momento di prendere in mano il vostro destino e di dare libero sfogo al futuro prospero e glorioso che è ormai a portata di mano».
Ma il Washington Post frena
«La Casa Bianca sta minimizzando le prospettive di una rapida uscita diplomatica con l’Iran – sostiene il Washington Post – nonostante le dichiarazioni rilasciate domenica dal Presidente Donald Trump a un giornalista, secondo cui avrebbe accettato di parlare con la nuova leadership iraniana in seguito ai contatti con il Paese in difficoltà. ‘Il Presidente Trump ha affermato che la nuova potenziale leadership in Iran ha manifestato la volontà di dialogare e che alla fine lo farà’, ha dichiarato un alto funzionario della Casa Bianca al Washington Post. ‘Per ora, l’operazione Epic Fury continua senza sosta’. La massiccia campagna di bombardamenti israelo-statunitense contro l’Iran – aggiunge il Post – in cui è stato ucciso il leader supremo dell’Iran, ha provocato attacchi missilistici di rappresaglia da parte dell’Iran in più di una mezza dozzina di Paesi in tutto il Medio Oriente e l’uccisione di tre militari statunitensi, sollevando dubbi diffusi sulle intenzioni degli Stati Uniti nel conflitto. A differenza dei precedenti interventi militari statunitensi in Irak e Afghanistan, questo non è iniziato con una grande campagna di comunicazione pubblica per spiegare al pubblico gli obiettivi e le priorità degli Stati Uniti. L’alto funzionario della Casa Bianca, ha definito esplicitamente i rappresentanti di Teheran come ‘potenziali leader’, a indicare che l’Amministrazione rimane aperta alle richieste del Presidente di un cambio di regime tramite una rivolta popolare. Trump ha dichiarato sabato che il popolo iraniano non avrebbe mai avuto un’opportunità migliore per sostituire i propri leader. Tuttavia, gli analisti hanno affermato che facilitare un cambio di regime solo con attacchi aerei è improbabile, lasciando dubbi sulla strada da seguire».
Dubbi? No, tanto caos
Per trattare bisognerebbe sapere prima con chi farlo. Per esempio i rumors che arrivano dall’Iran indicano come nuovo capo del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie il generale Ahmad Vahidi, un ‘duro e puro’. Dunque, un ‘intransigente’ (ricercato per terrorismo) è stato nominato al posto di Moahammad Pakpour. Vahidi – scrive la Reuters – è stato Ministro della Difesa e successivamente Ministro degli Interni dell’Iran fino all’incidente in elicottero in cui perse la vita il Presidente Ebrahim Raisi nel 2024. Dal novembre 2025 è vice Capo di stato maggiore delle forze armate iraniane. in precedenza era a capo della Forza Quds della Guardia Rivoluzionaria ed è sospettato di essere coinvolto nella pianificazione dell’attentato al Centro comunitario ebraico dell’AMIA a Buenos Aires nel 1994, in cui persero la vita 85 persone. È ricercato dall’Interpol. Ma, dall’altro lato, occorre segnalare una presa di posizione dell’attuale Ministro degli Esteri, Abbas Araghchi che, commentando con Al Jazeera le rappresaglie di Teheran contro i Paesi vicini, ha detto di non essere d’accordo. E poi ha aggiunto una considerazione illuminante: il governo iraniano di fatto non controlla più l’esercito. Praticamente, sono due corpi separati e gli Usa farebbero bene a tenerne conto.
Teheran Times Official
Ecco l’unico testo ufficiale disponibile del giornale del regime iraniano sulla morte di Khamenei, pubblicato prima che saltasse il collegamento Internet.
- «TEHERAN – Il leader della rivoluzione islamica, l’ayatollah Seyyed Ali Khamenei, è stato ucciso durante gli attacchi aerei israelo-americani che hanno preso di mira il suo ufficio nel centro di Teheran sabato. Secondo le dichiarazioni di diversi funzionari iraniani, il leader è stato martirizzato insieme alla figlia, al genero, al nipote e alla nuora. Un team composto dal Presidente Masoud Pezeshkian, dal Presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf e dal capo della magistratura Gholamhossein Mohseni Eje’i guiderà il Paese fino a quando l’Assemblea degli esperti non sceglierà il prossimo leader, ha affermato Mohammad Mokhber, principale collaboratore dell’ayatollah Khamenei. Sabato sono stati uccisi anche il comandante del Corpo delle guardie della rivoluzione islamica (IRGC), generale Mohammad Pakpour, e il segretario del Consiglio di difesa iraniano, contrammiraglio Ali Shamkhani».
Quello che il giornale degli ayatollah non dice, è che finora sarebbero stati uccisi almeno una cinquantina tra i più alti esponenti del regime. Che, praticamente, è stato decapitato.

