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Iran, Trump e Netanyahu preparano il dopo-midterm e valutano “un’operazione breve ma intensa” contro Teheran

Iran, Trump e Netanyahu preparano il dopo-midterm e valutano “un’operazione breve ma intensa” contro Teheran

Stati Uniti e Israele preparano piani per possibili nuovi attacchi all'Iran dopo le elezioni di midterm. Trump non ha ancora preso una decisione definitiva.

Spuntano nuove indiscrezioni sulla telefonata tra Donald Trump e Benjamin Netanyahu. Ieri il Financial Times aveva raccontato che, in quell’occasione, il primo ministro israeliano aveva chiesto di riprendere gli attacchi contro l’Iran all’inizio del mese, trovando però la ferma opposizione del tycoon. Oggi, invece, a riportare la vicenda al centro dell’attenzione è il New York Times, con nuove rivelazioni. Secondo il prestigioso quotidiano, nel corso di quella stessa telefonata i due leader avrebbero concordato sulla possibilità di riprendere le ostilità dopo le elezioni di midterm statunitensi, in programma il 3 novembre.

Proprio per questo, scrive il New York Times, citando funzionari statunitensi e altre fonti a conoscenza del dossier, Stati Uniti e Israele hanno elaborato piani per rinnovare gli attacchi militari contro l’Iran e intensificato le esercitazioni in vista di quella che viene definita “un’operazione breve ma intensa”. I possibili obiettivi comprenderebbero siti energetici iraniani, impianti nucleari e arsenali di missili e droni.

Lo stesso quotidiano aggiunge che i comandi militari di Stati Uniti e Israele starebbero valutando anche un’azione contro “Pickaxe Mountain”, un sito che ospita un complesso nucleare sotterraneo situato a grande profondità. Le raffinerie e le infrastrutture petrolifere, invece, non verrebbero prese di mira, poiché il presidente statunitense Donald Trump cercherebbe di evitare ulteriori rincari dei prezzi del carburante.

Trump valuta un nuovo attacco contro l’Iran

Insomma, l’idea, come spiegato dalle stesse fonti interpellate dal giornale statunitense, sarebbe quella di colpire con forza per mettere in ginocchio l’economia della Repubblica islamica e, di conseguenza, costringerla a fare concessioni diplomatiche. Tutto deciso? Macché. Sempre il New York Times aggiunge che esiste una possibilità, seppur limitata, che Trump autorizzi nuovi attacchi già questo mese, pur precisando che potrebbe anche decidere di non autorizzare affatto un’azione militare contro l’Iran.

Difficile capire cosa deciderà di fare perché, a conti fatti, queste indiscrezioni di stampa potrebbero rientrare in una strategia di pressione diplomatica sull’Iran. Se così fosse, però, al momento il presunto pressing non starebbe sortendo effetti, visto che i Pasdaran non sembrano intenzionati a cedere.

La visita di Hegseth a Netanyahu

Eppure, diversi segnali alimentano il timore di una nuova escalation contro l’Iran, un’ipotesi che, secondo le indiscrezioni, sarebbe sostenuta con forza da Netanyahu e che Trump potrebbe prendere in considerazione. Del resto, parlando a margine di un evento in South Carolina, il presidente degli Stati Uniti ha dichiarato: “Con l’Iran non credo che stiamo negoziando. In un modo o nell’altro, accadrà qualcosa, e succederà piuttosto presto. Molti pensano che avverrà dopo le elezioni. Staremo a vedere“.

“Quello che abbiamo fatto con l’Iran è straordinario. Abbiamo neutralizzato il loro apparato militare, la loro marina, la loro aeronautica, praticamente tutto. Non hanno più denaro. Sapete una cosa? Hanno una sola cosa: l’inflazione. Hanno il tasso di inflazione più alto che un Paese abbia visto negli ultimi 50 anni”, ha aggiunto il tycoon.

Trump ha poi ribadito di voler “porre fine alla guerra”, pur dicendosi disposto a mantenere la situazione attuale, dato che la Russia non è stata molto coinvolta, o comunque lo è stata in misura davvero minima, nella vicenda iraniana.

I movimenti militari e le ipotesi di escalation

A rafforzare i timori di un possibile aggravamento della crisi, ricorda il New York Times, c’è anche l’incontro dello scorso lunedì in Israele tra il segretario alla Difesa statunitense, Pete Hegseth, e Netanyahu. Durante il faccia a faccia, i due avrebbero “discusso di nuovi attacchi”, secondo quanto riferito da funzionari statunitensi alla testata americana.

Inoltre, insiste il giornale, nelle ultime settimane gli Stati Uniti stanno concentrando in Medio Oriente un ingente arsenale militare, che dovrebbe essere pienamente operativo, guarda caso, entro l’inizio di novembre.

Movimenti che non sono passati inosservati a Teheran. Funzionari iraniani, spiega ancora il New York Times, hanno ipotizzato che i Pasdaran potrebbero rispondere a nuovi attacchi sul territorio iraniano ampliando il raggio dei propri obiettivi oltre le navi commerciali e le infrastrutture energetiche della regione, prendendo di mira anche “centri di elaborazione dati e cavi sottomarini per Internet”.

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