18/09/2026
da Remocontro
Tra poco più di un mese si vota per le legislative: secondo gli ultimi sondaggi, testa a testa tra il blocco di Netanyahu e il cartello delle opposizioni, guidato da Eisenkot. Intanto, il Ministro Smotrich demolisce a tutto spiano le case dei palestinesi in Cisgiordania e si fa fotografare coi progetti della distruzione programmata. Verso la “giudaizzazione” di Negev e Galilea.
Elezioni: il fronte interno
La campagna elettorale in Israele, dove si voterà tra poco più di un mese per le legislative, è ormai diventata, da settimane, un vero “fronte interno”, dove si combatte una battaglia utilizzando tutti i colpi bassi possibili e immaginabili. D’altro canto, la posta per il fragile sistema-paese mediorientale è altissima: chi vince dovrà confermare la strategia da “guerra totale e perpetua” seguita finora. Oppure fare un’inversione a U, optando per un “soft power” che tiri fuori definitivamente lo Stato ebraico da un’emergenza ormai cronica. Diciamolo subito: il Paese è spaccato, anzi frammentato, quasi tribalizzato in una miriade di partiti e movimenti che sono anche lo specchio della sua complessa società multietnica. E, in queste condizioni, mettere in piedi una maggioranza di governo omogenea è veramente un’impresa per politici di lungo corso. Come Netanyahu, pronto a passare sul cadavere di chiunque, pur di restare aggrappato alla sua poltrona di Premier. Dunque, il voto di fine ottobre sarà anche un voto su “Bibi” e sulle sue strategie d’attacco alla “o la va o la spacca”, elaborate dopo l’umiliazione militare del 7 ottobre. Da allora, tutto ciò che ha fatto Netanyahu è stato pensato ricollegandolo all’attacco di Hamas, e in modo lampante nel caso di Gaza, con intenti punitivi. Per dimostrare al mondo, non solo ai palestinesi, che in Medio Oriente, lo Stato ebraico d’Israele resta ancora l’unico giudice che ha il potere finale di concedere la vita o di dare la morte. Anche su questo tipo di filosofia esistenziale dovrà esprimersi il popolo israeliano.
Cosa dicono i sondaggi
“Nell’ultimo sondaggio – titola il quotidiano di Tel Aviv, Haaretz – il blocco pro-Netanyahu supera l’opposizione di Eisenkot, mentre il Likud perde terreno”. E spiega che “il blocco pro-Netanyahu dovrebbe conquistare 54 seggi e guidare la corsa. Yashar di Gadi Eisenkot, invece, emergerebbe come il partito più grande con 22 seggi, mentre il Likud scivolerebbe a 18”. Si tratta, indubbiamente, di piccoli spostamenti se paragonati alla lunga litania di cifre che, in questi ultimi mesi, quasi ogni giorno, hanno riempito i notiziari dei media locali. La verità è che, rispetto alle premesse, finora non ci sono state formazioni politiche capaci di emergere “per distacco”, segnando una discontinuità col passato. L’unica novità in questo senso è proprio il partito dell’ex Capo dell’esercito, il generale Gadi Eisenkot, la cui ascesa, che sembrava inarrestabile, adesso pare avere perduto la sua spinta propulsiva. “Un sondaggio di Canale 13 pubblicato mercoledì – scrive Haaretz – prevede che il blocco di partiti a sostegno del Primo Ministro otterrà 54 seggi, superando di poco il blocco guidato da Gadi Eisenkot, che ne conquisterà 52. Il Likud, tuttavia, scende a 18 seggi, uno in meno rispetto al sondaggio precedente e il suo risultato più basso degli ultimi mesi. I partiti arabi ne dovrebbero conquistarne 14. Secondo il sondaggio – conferma Haaretz- il partito Yashar di Eisenkot è il più grande con 22 seggi, seguito dal Likud con 18. Il partito ‘Insieme’ di Naftali Bennett perde un seggio, arrivando a 12, mentre i Democratici mantengono la loro forza con 10 seggi. ‘Otzma Yehudit’ ottiene otto seggi, uno in meno rispetto al sondaggio precedente. Anche ‘Sionismo Religioso’, ‘Yisrael Beiteinu’ e ‘Lista Unita’ ottengono otto seggi ciascuno. Il partito religioso ‘Giudaismo Unito della Torah’, invece, viene accreditato di 7 seggi (uno in meno rispetto al sondaggio precedente), così come ‘Shas’. ‘Amichai Yisrael’ di Ofer Winter otterrebbe sei seggi, lo stesso numero della Lista Araba Unita”.
La campagna elettorale in Cisgiordania
Ognuno combatte con le armi che giudica più adatte al suo scopo. E se Netanyahu usa le bombe per piegare i palestinesi, Smotrich, famigerato Ministro delle Finanze messianico-nazionalista, usa invece i bulldozer. Si fa la campagna elettorale nei Territori occupati, organizzando d’intesa coi coloni ebraici “d’assalto” e la demolizione delle povere case di agricoltori e artigiani arabi e di pastori beduini. Titola coraggiosamente Haaretz: “Le autorità israeliane demoliscono edifici e infrastrutture palestinesi vicino ai nuovi insediamenti in Cisgiordania”. Il giornale di Tel Aviv poi chiarisce che “il partito ‘Sionismo Religioso’ di Smotrich ha affermato che le demolizioni hanno preso di mira le strutture palestinesi vicino agli insediamenti di Shira e Makkedah, ‘per eliminare le minacce alle nuove comunità’, mentre i palestinesi denunciano la bonifica di terreni per nuovi insediamenti in altre zone della Cisgiordania”. Che tutta la questione puzzi maledettamente di imbroglio elettorale o, per essere più precisi, di ”voto di scambio” è poi testimoniato dal fatto che, i primi a dare la notizia dell’operazione sono stati proprio i funzionari di “Sionismo Religioso”. “Il partito – prosegue Haaretz – ha rivendicato mercoledì la responsabilità di una serie di demolizioni effettuate dalle forze israeliane nei pressi di due insediamenti israeliani di recente costruzione, definendo le strutture e i terreni agricoli presi di mira come ‘minacce per le nuove comunità”. Il partito ha affermato che l’unità opera sotto la supervisione del Ministro delle Finanze, Smotrich”.
E non è finita qui
Smotrich si è fatto fotografare con una mappa dei nuovi insediamenti (illegali) e delle demolizioni previste. “A buon rendere”. Ha detto che i suoi programmi prevedono la formazione di nuove comunità, l’avanzamento della loro approvazione legale, la creazione di gruppi di insediamento sul territorio e la lotta contro le costruzioni abusive, al fine di consentire la creazione e lo sviluppo delle comunità ebraiche. “Negli ultimi quattro anni – ha sostenuto – abbiamo perseguito una politica decisa di consolidamento e rafforzamento dell’insediamento, eliminando al contempo le minacce presenti nella zona e demolendo le costruzioni abusive su una scala senza precedenti”.
- Bezalel Smotrich ha annunciato, inoltre, un piano di “giudaizzazione” per il Negev e la Galilea, regioni dove sarà “trapiantato” un milione di ebrei. E, quindi, che faranno con gli arabi-israeliani residenti? Stanno studiando forse qualche forma di “pulizia etnica casareccia” ?

