09/1042026
da Valori
Israele non ha mai confermato né smentito di possedere la bomba atomica, ma il suo programma nucleare ha un'origine lontana e coinvolge l'Europa
Una delle motivazioni usate da Stati Uniti e Israele per attaccare l’Iran è lo sviluppo del programma nucleare da parte di Teheran, percepito come minaccia dallo Stato ebraico. Ma, se l’Iran non ha ancora la bomba atomica, c’è un altro Paese che già possiede un programma nucleare ampiamente sviluppato: Israele.
Tel Aviv in realtà non ha mai confermato né smentito ufficialmente di possedere armi atomiche, anche se lo loro esistenza è ormai di dominio pubblico. Dalla fine degli anni Sessanta, Israele sostiene che non sarà il primo Paese a «introdurre armi nucleari in Medio Oriente». Usando una formulazione che gioca sul termine «introdurre» e che può essere interpretato come l’annuncio pubblico, il test o l’uso effettivo delle armi nucleari.
Come la Francia ha contribuito alla nascita del programma nucleare israeliano
Ma il programma nucleare israeliano ha un’origine lontana e coinvolge anche l’Europa. Più nello specifico, la Francia. Il maggiore sostenitore dell’atomica israeliana è stato il primo ministro David Ben-Gurion, che già dal 1949 iniziò a muovere i primi passi per dotare il suo Paese della bomba. Il premier però dovette scontrarsi con l’opposizione degli Stati Uniti, alleati dello Stato ebraico, ma restii a condividere i segreti della tecnologia atomica.
Ben-Gurion decise quindi di rivolgersi alla Francia. Parigi stava sviluppando il proprio programma nucleare ed era un sostenitore e alleato di Israele. Come ricorda RadioFrance, il Paese sperava così di riuscire anche cancellare il ricordo del regime di Vichy e della deportazione degli ebrei avvenuta vent’anni prima.
A spingere ancora di più la Francia ad accontentare le richieste israeliane fu poi la crisi di Suez. Nel 1956 Israele, Francia e Regno Unito si accordarono per invadere l’Egitto che, sotto la guida del presidente Jamal Abdel Nasser, aveva nazionalizzato il Canale di Suez. La Francia convinse lo Stato ebraico a partecipare all’operazione in cambio di assistenza nello sviluppo del programma nucleare.
Terminata la guerra, il 7 novembre del 1956 si tenne un incontro non ufficiale fra il ministro degli Esteri israeliano Golda Meir, il premier Shimon Peres e i ministri degli Esteri e della Difesa francesi Christian Pineau e Maurice Bourges-Manoury. La Francia si impegnò ad assistere Israele nello sviluppo del nucleare per scopi militari e a fornire un reattore da 18 megawatt del tipo EL-3, oltre agli impianti per il riprocessamento del plutonio. L’accordo nucleare franco-israeliano venne firmato in massima segretezza a Parigi il 3 ottobre 1957.
La centrale nucleare di Dimona e l’intervento degli Stati Uniti
La Francia dunque contribuì parzialmente alla costruzione della centrale nucleare di Dimona nel deserto del Negev. Nota ufficialmente come Centro di ricerca nucleare del Negev (Nnrc), entrò in funzione tra il 1962 e il 1964 e divenne il fulcro del programma nucleare israeliano. Alla fine degli anni Cinquanta, la Francia fornì a Israele anche gli aerei prodotti dalla Dassault e capaci di trasportare testate nucleari.
La mossa di Israele e Francia però non piacque agli Stati Uniti. Dopo varie divergenze diplomatiche, Tel Aviv si impegnò ad utilizzare la centrale di Dimona per scopi pacifici e accettò che gli americani ispezionassero il sito ogni sei mesi. Le ispezioni andarono avanti dal 1962 al 1969, ma gli ispettori riferirono che le autorità israeliane avevano ostacolato il loro lavoro, rendendolo inutile.
Le poche informazioni che abbiamo sul possesso della bomba atomica da parte di Israele
Le informazioni sul programma nucleare israeliano però si erano ormai diffuse. E il clima di insicurezza che ne derivò esacerbò i rapporti già tesi con l’Egitto. Nel 1966, il presidente Nasser minacciò l’avvio di una guerra preventiva nel caso in cui Israele avesse effettivamente iniziato a produrre armi nucleari. Solo tre anni prima, il Paese ebraico aveva condotto nel deserto del Negev il primo test nucleare. Nel 1967, anno in cui Israele attacca Egitto e Siria in quella che sarebbe poi diventata nota come la Guerra dei sei giorni, il Paese disponeva già di due bombe atomiche. Nel 1973, quando Egitto e Siria invasero Israele nella guerra dello Yom Kippur, lo Stato ebraico possedeva più di dieci bombe nucleari.
In occasione di quel conflitto, Israele iniziò a ventilare l’ipotesi di ricorrere all’atomica, ma riuscì a ricacciare indietro gli eserciti di Siria ed Egitto usando solo mezzi convenzionali. Grazie alla guerra del 1973, Israele affermò così la sua la superiorità militare nei confronti dei Paesi arabi senza bisogno di ricorrere alle armi non convenzionali.
Ad oggi non si hanno informazioni certe sulla quantità di bombe atomiche in possesso di Israele. Secondo lo Stockholm International Peace Research Institute (Sipri), le scorte israeliane sono probabilmente rimaste stabili a circa 90 testate. Ma potrebbe trattarsi di una stima al ribasso. Intanto, Israele sta inoltre aggiornando il suo impianto di produzione di plutonio presso il Nnrc vicino a Dimona. Nel 2024 ha condotto un test per un sistema di propulsione nucleare, probabilmente correlato alla sua classe di missili Jericho. Data la segretezza del programma e mancata ufficializzazione da parte del Paese della sua dotazione atomica, Israele non ha mai siglato alcun trattato internazionale per il controllo e la non proliferazione delle armi nucleari.

