14/02/2026
da Valigia blu
Sta passando pressoché inosservata l’approvazione di una serie di misure da parte del gabinetto di sicurezza israeliano che consentiranno di fatto agli israeliani di acquistare terreni in Cisgiordania quasi senza limitazioni e senza il controllo del governo.
Le nuove misure annullano le norme giordane sull'acquisizione di terreni in Cisgiordania, annullano l'obbligo di un permesso di transazione per l'acquisto di terreni da parte degli israeliani (questa misura era pensata per frenare le iniziative immobiliari dei coloni in constrasto anche con le politiche di Israele in Cisgiordania) e priva l’Autorità Palestinesi dei suoi poteri nelle aree A e B, espandendo l'autorità israeliana su quelle zone. In sintesi, queste decisioni costituiscono una violazione diretta degli accordi internazionali che Israele si è impegnato a rispettare e costituiscono un passo importante verso l'annessione delle Aree A e B.
In base agli accordi di Oslo, firmati tra Israele e i palestinesi nel 1995, alla neonata Autorità Palestinese fu concesso il pieno controllo sulle aree urbane palestinesi - circa il 20% del territorio - note come Area A. Nell'Area B, che copre una percentuale simile, l'Autorità Palestinese aveva solo il controllo amministrativo, mentre Israele manteneva il controllo sulla sicurezza. Israele ha mantenuto il pieno controllo della sicurezza e dell'amministrazione del 60% della Cisgiordania, dove si trovano gli insediamenti, nota come Area C. Il governo sta ora cercando di ignorare i suoi impegni internazionali e di avviare operazioni amministrative all'interno delle aree dell'Autorità Palestinese (dal punto di vista militare, Israele opera nelle aree dell'Autorità Palestinese dall'inizio degli anni 2000).
Andando nel dettaglio, le nuove misure facilitano sostanzialmente l'acquisto di terreni da parte dei coloni israeliani, a partire dall'abrogazione di una legge precedente al 1967 che vietava la vendita di proprietà in Cisgiordania se non a residenti locali, ovvero palestinesi. Considerato che l'esercito è obbligato a proteggere gli israeliani ovunque si trovino, ciò potrebbe consentire a gruppi di coloni di influenzare la politica di Israele in Cisgiordania, acquistando proprietà all'interno delle aree che i palestinesi vogliono includere in un futuro Stato.
Il gabinetto di sicurezza ha inoltre abrogato – come detto – l'obbligo di ottenere un “permesso di transazione” prima di concludere l'acquisto di un terreno. Questi permessi avevano contribuito a reprimere le falsificazioni o le frodi, un fenomeno comune quando gli israeliani vogliono acquistare proprietà da palestinesi che non vogliono venderle. La richiesta di un permesso consentiva inoltre al Ministero della Difesa di rifiutare l'acquisto di proprietà in luoghi sensibili.
Un altro cambiamento che potrebbe avere gravi conseguenze per i palestinesi che vendono terreni agli israeliani è stata l'apertura del catasto della Cisgiordania alla revisione pubblica, un obiettivo chiave del movimento degli insediamenti. Fino ad ora, i registri catastali erano secretati, rendendo difficile per i potenziali acquirenti rintracciare i proprietari assenti.
Secondo quanto emerge dalla decisione del gabinetto, gli organi di controllo opereranno nelle aree A e B nei settori del patrimonio e dei siti archeologici, dei rischi ambientali e dei reati idrici. Ciò significa che le autorità di controllo israeliane potranno demolire le costruzioni palestinesi nelle aree A e B se, a loro avviso, danneggiano il patrimonio o l'archeologia, o se danneggiano l'ambiente o le risorse idriche. Considerato che l’intera Cisgiordania è ricca di siti archeologici, soprattutto nelle zone abitate che spesso conservano antichi insediamenti, gli israeliani potrebbero ora intervenire sulle costruzioni palestinesi in moltissime aree. La settimana scorsa la Knesset ha approvato, in prima lettura, un disegno di legge che consente, tra l'altro, la supervisione israeliana nel campo dell'archeologia nelle aree A e B. La decisione del gabinetto rende superflua una legge della Knesset.
A questo va aggiunto che un anno e mezzo fa il governo ha assunto poteri esecutivi in alcune parti dell'Area B, definite “riserva concordata”, il che ha portato alla sospensione dei progetti di sviluppo e costruzione palestinesi e alla demolizione di aree che, secondo gli accordi, sono sotto la giurisdizione dell'Autorità palestinese.
Come tutte le decisioni importanti relative alla politica degli insediamenti, anche questa è stata presa dal gabinetto di sicurezza invece che dal governo al completo, in modo che il testo delle decisioni rimanesse riservato e lontano dall'attenzione dell'opinione pubblica, osserva Dahlia Scheindlin su Haaretz. Rispetto al passato, però non sono stati nascosti gli obiettivi politici, ovvero annettere tutta la Palestina.
Il ministro delle Finanze di estrema destra, Bezalel Smotrich, che ha guidato le decisioni del gabinetto insieme al ministro della Difesa, Israel Katz, ha affermato che questo è stato un giorno storico per gli insediamenti della Giudea e della Samaria. Il ministro dell'Energia, Eli Cohen, membro del gabinetto di sicurezza, ha dichiarato apertamente che si tratta di una questione di sovranità de facto. Yossi Dagan, capo del Consiglio della Samaria, ha dichiarato al media di estrema destra Arutz Sheva che siamo di fronte a uno scacco matto, e che il “matto” sarebbe “la piena sovranità sugli insediamenti e sui territori liberi. (...) Ringrazio Smotrich e invito a proseguire fino alla piena sovranità sulla Giudea e la Samaria”.
Israele non si limita più ad “aggirare gli accordi di Oslo, che in origine miravano a ridurre l'occupazione israeliana”, ma punta a “capovolgere l'intero sistema”, spiega sempre ad Haaretz Yael Berda, sociologo della Hebrew University che studia i meccanismi burocratici dell'occupazione. “Abbiamo cercato di sottolineare che si tratta di un'annessione de jure e non solo strisciante o de facto, ma ora non c'è più bisogno di discuterne. Lo stanno dicendo e lo stanno facendo”.
“Netanyahu ha promesso di rovesciare Hamas a Gaza, ma in pratica ha scelto di rovesciare l'Autorità Palestinese, annullare gli accordi firmati da Israele e imporre un'annessione di fatto, in totale contrasto con la volontà dell'opinione pubblica, gli interessi di Israele e la chiara posizione del presidente Trump”, ha commentato il movimento progressista pacifista non-governativo israeliano, Peace Now. “Non si sta parlando solo di rafforzare l'annessione nell'Area C, ma di misure di sovranità pericolose e irresponsabili anche nelle aree A e B, e di abbattere ogni possibile ostacolo sulla strada verso un massiccio furto di terra in Cisgiordania. Questo è un governo estremo e irresponsabile che ci sta trascinando verso il disastro. Tutte le forze democratiche in Israele devono agire ora, in ogni modo possibile, per fermare tutto questo!".
L'amministrazione Trump ha escluso l'annessione israeliana della Cisgiordania, ma non ha cercato di frenare l'accelerazione della costruzione di insediamenti da parte di Israele.
In risposta all'ultima mossa, un funzionario della Casa Bianca ha ribadito l'opposizione degli Stati Uniti all'annessione, affermando: “Una Cisgiordania stabile garantisce la sicurezza di Israele ed è in linea con l'obiettivo di questa amministrazione di raggiungere la pace nella regione”.
Secondo l'ONU, solo nel 2025 è stato registrato un numero record di oltre 37.000 palestinesi sfollati. Il 2025 è stato anche caratterizzato da un inasprimento della violenza da parte dei coloni israeliani.
Nel 2024, la Corte internazionale di giustizia, ha emesso un parere consultivo non vincolante secondo cui l'occupazione israeliana dei territori palestinesi è illegale e dovrebbe cessare.

