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Israele, entrano in vigore le sanzioni di Londra contro il commercio con le colonie: le banche di Tel Aviv rischiano di perdere accesso alla City

Israele, entrano in vigore le sanzioni di Londra contro il commercio con le colonie: le banche di Tel Aviv rischiano di perdere accesso alla City

Politica estera

16/10/2026

da Il Fatto Quotidiano

Sabrina Provenzani

La mossa del governo di Andy Burnham è una spina nel fianco per il premier di Israele, che cerca la rielezione il 27 ottobre: il mondo della finanza potrebbe risentire particolarmente i contraccolpi dell'iniziativa

Da giovedì il Regno Unito può colpire con sanzioni chiunque partecipi alla costruzione degli insediamenti israeliani in Cisgiordania. Le nuove norme, entrate in vigore giovedì mattina, arrivano quattro giorni prima della chiusura del bando per E1, il progetto di oltre 1.200 case a est di Gerusalemme che mira a spezzare in due la Cisgiordania e a rendere impossibile uno Stato palestinese dotato di contiguità territoriale.

Il provvedimento segna un cambio di rotta per il governo laburista di Andy Burnham rispetto a quello di Keir Starmer, ed è motivato dall’impunità dei coloni ebrei in Cisgiordania. Il regolamento amplia il regime sanzionatorio globale sui diritti umani e aggiunge tre nuovi criteri: gravi violazioni del diritto internazionale umanitario (comprese le Convenzioni di Ginevra sull’occupazione), ostacolo all’assistenza umanitaria e seri attacchi al diritto alla libertà e alla sicurezza della persona.

Banche, imprese di costruzione, finanziatori, chiunque faciliti o tragga profitto dall’espansione coloniale rischia il congelamento di asset, divieti di finanziamento, ban di viaggio e l’interdizione da incarichi societari. A farli scattare basta il “ragionevole sospetto” di coinvolgimento.

Nell’illustrare la decisione alla Camera dei Comuni, a settembre, il ministro degli Esteri britannico Ed Miliband, ebreo, aveva parlato di “pulizia etnica” in corso in parti della Cisgiordania, avvertendo: “Affronterete tutta la forza delle sanzioni britanniche”.

Israele ha risposto chiudendo il consolato britannico a Gerusalemme Est e costringendo Londra a ritirare 21 diplomatici. Per Peace Now, pilastro del pacifismo israeliano: “Oggi è già chiaro che gli insediamenti non sono solo un ostacolo alla pace e un pericolo per la sicurezza di Israele: sono una minaccia economica per il futuro dello Stato. Netanyahu e Smotrich [il ministro delle Finanze, di estrema destra, che controlla di fatto l’amministrazione civile in Cisgiordania] giocano col fuoco. Mentre corrono verso l’annessione e spingono E1, il mondo dice “basta” e inizia a presentare il conto”.

Sul piano economico i numeri sono piccoli: dalle colonie provengono merci per un valore fra 11 e 45 milioni di dollari all’anno, una frazione dei 6 miliardi di sterline di interscambio totale UK-Israele.

Il vero nodo è finanziario. Se le banche israeliane che garantiscono i progetti di costruzione finiscono sotto sanzioni, rischiano di perdere accesso a Londra e, a cascata, ai mercati internazionali. Questa prospettiva potrebbe fare da deterrente alla partecipazione al bando di E1, che scade il 19 ottobre, anche se le buste non verranno aperte prima del 19 novembre, dopo le elezioni israeliane del 27 ottobre.

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