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Israele Stato occupante e razzista con l’ordine Onu di ritirarsi

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La sintesi più efficace è del britannico Guardian: «La Corte Onu ordina a Israele di porre fine all’occupazione dei Territori palestinesi». E lo Stato ebraico, «dovrebbe andarsene il più rapidamente possibile, risarcendo integralmente gli atti illeciti commessi». La reazione di Israele e del governo Netanyahu, sulla scia di quanto continua ad accadere a Gaza e in Cisgiordania.

Furore biblico contro la Corte di giustizia

Per la Corte internazionale di giustizia, l’occupazione dei Territori palestinesi deve essere considerata una «annessione di fatto». Feroce la reazione del governo israeliano. Il premier Netanyahu, ha lanciato un guanto di sfida all’Onu, dichiarando che «il popolo ebraico non è occupante nella propria terra, inclusa la nostra capitale eterna Gerusalemme, né in Giudea e Samaria (la Cisgiordania, n.d.r.), la nostra patria storica. Nessuna opinione assurda all’Aja può negare questa verità storica o il diritto legale degli israeliani a vivere nelle proprie comunità, nella nostra casa ancestrale». Il Ministro della Giustizia, Yariv Levin, ha detto che la Corte «mente, perché la terra di Israele appartiene al popolo d’Israele». Il Ministro degli Esteri, Israel Katz ha parlato di «sentenza pericolosa, che fa il gioco degli estremisti e incoraggia l’ANP a continuare sulla strada della diffamazione». Anche il Presidente, Isaac Herzog, è intervenuto per dire che le parole dei giudici «minano l’intera nozione del processo di pace». Le reazioni più sanguinose sono arrivate dai ministri estremisti.

Sia Bezalel Smotrich (Finanze), Orit Strock (Missioni Nazionali) che Itamar Ben-Gvir (Sicurezza Nazionale) hanno reagito con un solo slogan: «Annessione subito!». E, per finire in bellezza, il Presidente delle Commissioni Esteri e Difesa del Parlamento, Yuli Edelstein, ha dato di testa, affermando che la Corte dell’Aja «è sequestrata dagli islamisti e incoraggia il terrorismo».

Le definizioni giuridiche che bruciano

Gli elementi di novità rispetto alla vecchia sentenza del 2004 esistono e sono dirompenti. Innanzitutto, viene definitivamente chiarito che la qualifica di Territori occupati» comprende la Cisgiordania, Gerusalemme est e la Striscia di Gaza. I giudici puntualizzano che la loro sentenza non si occupa degli eventi di Gaza dopo il 7 ottobre, ma che comunque «Israele anche dopo il ritiro dalla Striscia, conservava elementi di controllo del territorio. La pronuncia, che non ha effetti vincolanti, potrebbe comportare pesantissime ripercussioni a livello diplomatico, fino all’adozione di sanzioni internazionali. Secondo il Guardian, «il parere consultivo della Corte, radicale e schiacciante, afferma che l’occupazione viola il diritto internazionale, ed è caratterizzata da discriminazione sistematica, segregazione e apartheid». I giudici parlano inoltre, di ‘discriminazione razziale’ attuata da Israele, dimostrata dalla completa separazione di due popoli.

Gerusalemme Est rubata e Coloni squadristi

La sentenza si occupa anche della situazione esistente a Gerusalemme Est, condannandola con la stessa energia e fa riferimento, come già detto, alla Striscia di Gaza, dove Israele viene definito «forza ancora occupante». Secca la valutazione fornita sulla politica degli insediamenti dei coloni, «che sono stati continuamente ampliati», e sullo sfruttamento delle risorse naturali «incompatibile con la sovranità palestinese». La Corte accusa, inoltre, le autorità di Tel Aviv «del fallimento sistematico nel prevenire la violenza dei coloni». «Questi ultimi – è scritto – hanno di fatto la giurisdizione sulla Cisgiordania». Uno dei passaggi più significativi della pronuncia di ieri, che toglie definitivamente un vecchio alibi alle autorità israeliane, riguarda la «dottrina della sicurezza». «Gli Accordi di Oslo del 1993 – viene stabilito – non autorizzano Israele ad annettersi parte del Territorio palestinese occupato per esigenze di sicurezza. Né lo autorizzano a mantenere una presenza permanente».

La politica di Israele in paranoia

Inutile sottolineare, come la decisione della Corte internazionale di giustizia dell’Aja, abbia avuto un effetto deflagrante sul già rovente dibattito politico all’interno di Israele. Secondo Haaretz, il quotidiano liberal di Tel Aviv, «la sentenza va oltre le peggiori aspettative. È spiacevole e pericolosa, in quanto esige che Israele ponga fine all’occupazione il più rapidamente possibile». Altrettanto drammatica la lettura che viene data dal Jerusalem Post, la cui analisi si spinge a ipotizzare le possibili ricadute pratiche. «Alcune delle conclusioni della Corte – scrive il JP – potrebbero costituire la base per futuri procedimenti per crimini di guerra». Come nel caso della possibile violazione dell’art. 49 della Quarta Convenzione di Ginevra, e dell’articolo 3 del CERD sulla segregazione razziale. Nel complesso, riporta il Jerusalem Post, la Corte sostiene che «la politica di insediamento di Israele, i suoi atti di annessione e le relative misure e legislazioni discriminatorie, violano il diritto internazionale».

L’assordante silenzio americano

Finora, da parte americana un assordante silenzio. Blinken è impegnato in un disperato tentativo di mediazione, per arrivare a un cessate il fuoco temporaneo. E la sentenza, le dure ed esplicite reazioni del governo Netanyahu, che quasi si fa beffa dei giudici, il voto della Knesset contro la politica dei ‘due Stati’, non suscitano grandi ottimismi per l’immediato futuro.

In fondo, forse ha ragione Haaretz quando prevede e scrive che «il governo messianico, estremista e di destra di Netanyahu dirà che la Corte ha espresso un antisionismo che ha oltrepassato la sottile linea dell’antisemitismo». Ma questo, secondo il giornale liberal, non cambierà di una virgola le cose. Anzi. In tutto il mondo aumenterà il consenso per la causa palestinese. Mentre, al contrario, Israele si troverà sempre più isolato.

20/07/2024

da Remocontro

Piero Ortega

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