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Italia e Germania fermano l’Europa sullo stop all’accordo Ue-Israele: maggioranza a favore, ma serviva l’unanimità

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Politica estera

21/04/2026  17/,22

da Il Fatto Quotidiano

Redazione

Il Consiglio Ue si spacca ancora sui provvedimenti contro Israele voluti da una maggioranza di Paesi. In discussioni altre proposte che richiedono, invece, la maggioranza qualificata

Su Israele l’Ue si è spaccata di nuovo. Perché al Consiglio Affari Esteri in Lussemburgo le due fazioni sulla decisione di interrompere l’accordo di associazione tra Unione europea e Israele sono rimaste ferme sulle loro posizioni: quella dei favorevoli, guidata dalla Spagna del socialista Pedro Sanchez, e quella di chi, pur criticando l’aggressività bellicista dello ‘Stato ebraico’ in IranLibano e Palestina, non manifesta la volontà di inviare un primo, concreto messaggio di condanna in nome dell’Europa. In questo secondo gruppo, nonostante la decisione di sospendere il rinnovo automatico dell’accordo di difesa con Israelec’è anche l’Italia, insieme a GermaniaAustriaRepubblica CecaBulgariaSlovacchia Ungheria. A ufficializzare la bocciatura della proposta portata sul tavolo da Madrid è stato il ministro degli esteri italiano, Antonio Tajani, che si era dichiarato contrario: “È stata definitivamente accantonata la proposta di sospendere l’accordo commerciale con Israele, si parlerà l’11 maggio alla prossima riunione dei ministri di altre iniziative che si possono fare e valuteremo. In Italia abbiamo sospeso la conferma automatica del memorandum sulla difesa con Israele, le pressioni le stiamo facendo, ma devono essere pressioni sul governo, non sulla popolazione civile. Abbiamo una posizione diversa dalla Spagna, perché la loro non ci sembra la via giusta. La nostra posizione è identica alla Germania”.

Il tema era già stato portato all’attenzione dei capi di Stato e di governo un anno fa, quando la medesima proposta dei Paesi Bassi aveva ricevuto il via libera di 17 Paesi su 27. Per far sì che venga attuata, però, è necessaria l’unanimità e in quell’occasione a opporsi furono, tra gli altri, anche Roma e Berlino. Posizioni quindi immutate. La Germania ha ribadito di ritenere “inappropriato” lo stop all’accordo: “Consideriamo” la sospensione dell’accordo Ue-Israele “inappropriata”, ha detto il ministro degli Esteri tedesco, Johann Wadephul. “Tuttavia, è necessario discutere le questioni cruciali con Israele. Abbiamo espresso la nostra critica alla reintroduzione della pena di morte, abbiamo una posizione molto chiara sulla violenza dei coloni, mi aspetto che il governo israeliano la affronti in modo più chiaro e fermo. La nostra posizione è chiara anche sul rispetto del diritto internazionale. Non ci dev’essere alcuna annessione in Cisgiordania“.

Non era un caso che anche tra i sostenitori dell’iniziativa ci fosse del pessimismo: “Non sono sicura – aveva dichiarato la ministra degli Esteri irlandese, Helen McEntee – che raggiungeremo un accordo su temi specifici, ma spero che nella prossima agenda del Consiglio ci possano essere temi sui quali poter agire”. Anche l’Alto rappresentante per la Politica Estera, Kaja Kallas, lunedì ha dichiarato che un accordo all’unanimità sulla sospensione dell’accordo sarebbe stato altamente improbabile. “I Paesi membri hanno messo sul tavolo la sospensione dell’accordo di associazione tra l’Ue e Israele, che richiede l’unanimità – aveva dichiarato – Allo stesso tempo, abbiamo già altre misure sul tavolo, alcune di queste richiedono la maggioranza qualificata (almeno il 55% degli Stati membri, con almeno 15 paesi su 27, che rappresentano almeno il 65% della popolazione totale dell’Ue, ndr). Prima bisogna valutare se sia possibile procedere in questa direzione per esercitare pressione su Israele”.

La Spagna, però, era rimasta ferma sulle sue posizioni ritenendo l’ok all’interruzione dell’intesa Ue-Israele un’occasione che l’Europa non può perdere se vuole salvaguardare la propria credibilità: oggi “l’Europa si gioca la sua credibilità“, ha dichiarato il ministro degli Esteri, José Manuel Albares Bueno, entrando al Consiglio Ue. “La Spagna, la Slovenia e l’Irlanda – continua – hanno chiesto che si discuta della sospensione dell’accordo di associazione Ue-Israele, in base all’articolo 2, che prescrive il rispetto dei diritti umani“. Dall’ultima volta che se ne è discusso in Europa, aggiunge, “Israele non ha fatto altro che avanzare nella spirale della guerra. Tutto è peggiorato”. Nel Sud del Libano, siamo di fronte ad un “ordine illegale di espulsione” della popolazione e ad un “altrettanto illegale ordine di non tornare” nelle proprie case, oltre a “bombardamenti indiscriminati” su obiettivi civili. In Cisgiordania, aggiunge, “la violenza si espande”, insieme agli “insediamenti illegali” dei coloni. A Gaza “vediamo violazioni sistematiche del cessate il fuoco e una fase due che non sappiamo dove stia. Non vediamo che cosa altro debba succedere perché l’Ue si accorga delle violazioni sistematiche dei diritti umani” perpetrate da Israele al quale occorre inviare “un segnale forte”. Finché la sua condotta non cambia, “non possiamo mantenere gli stessi rapporti con Israele”.

Sulle stesse posizioni anche il Belgio che “da diversi mesi chiede una sospensione, almeno parziale, dell’accordo di associazione tra Israele e l’Unione europea. Consapevole che una sospensione totale è probabilmente irraggiungibile viste le posizioni di ciascuno dei Paesi europei, ma dobbiamo essere in grado di agire per influenzare il dibattito. E lo abbiamo visto con l’espansione degli insediamenti, con un livello di violenza tra i coloni che ha raggiunto livelli senza precedenti, e anche con la recente adozione di una legge sulla pena di morte. Sono chiaramente gravi attacchi ai principi dei diritti umani e ai valori. L’Unione europea disciplina questo accordo di associazione ed è quindi giunto il momento di riportarlo sul tavolo”.

Tra le iniziative che potevano invece essere prese a maggioranza qualificata c’era, ad esempio, lo stop all’accordo commerciale con gli insediamenti illegali in Cisgiordania, misura sponsorizzata anche dalla Svezia: “La Svezia è molto preoccupata per gli sviluppi in Cisgiordania e per l’espansione degli insediamenti e, pertanto, insieme alla Francia, abbiamo presentato un documento informale con proposte per limitare gli scambi commerciali con gli insediamenti. Attendo con grande interesse le discussioni odierne su questo argomento”, ha detto la ministra degli Esteri svedese, Maria Malmer Stenergard. Quanto alla situazione in Iran, “sono molto preoccupata per gli sviluppi. L’instabilità rappresenta una minaccia per la regione, ma anche per l’Europa, e spero che i colloqui che si terranno in Pakistan portino frutto e che il cessate il fuoco possa essere prolungato. È assolutamente necessario che tutte le parti riducano la tensione”. Auspicio che era anche della Danimarca, come ha spiegato il suo ministro Lars Lokke Rasmussen: “Al momento non c’è una maggioranza qualificata per intervenire sull’accordo di associazione Ue-Israele. È improbabile che emerga oggi, anche alla luce del cessate il fuoco con il Libano. La posizione danese è che si debba essere più fermi con Israele, a partire dalla situazione in Cisgiordania, dove la violenza dei coloni ha raggiunto livelli senza precedenti. Si potrebbe iniziare da misure più mirate”.

La commissaria per la Gestione delle crisi, Hadja Lahbib, aveva chiesto che l’Europa si dimostrasse unita di fronte alla crisi mediorientale: “Informerò i ministri della situazione umanitaria. Tutto il Medio Oriente è in fiamme, dal Libano all’Iran, da Gaza alla Cisgiordania. È quindi nostra comune responsabilità trovare una soluzione politica, esercitare pressione diplomatica su tutte le parti. Per questo, i Paesi membri devono parlare con una sola voce”. Anche questa volta, però, i 27 Stati membri hanno tradito le aspettative.

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