In Italia il calo demografico è un fenomeno inarrestabile: nel 2025 crollano le nascite e il tasso di fecondità
Il calo demografico, una piaga mondiale ma che colpisce particolarmente duro in Italia, è sotto gli occhi di tutti. Basta recarsi in un reparto maternità di un ospedale per assistere al triste spettacolo delle culle vuote, segno delle crescenti difficoltà degli italiani nel mettere al mondo un figlio. Ma se questa può sembrare una semplice sensazione, a certificare il problema sono i dati diffusi dall’Istat secondo cui nel 2025 i nati sono stati appena 355mila.
Per capire l’entità del fenomeno, apparentemente inarrestabile, basta guardare al dato del 2024 quando i neonati erano ben 15mila in più, rispetto all’anno scorso.
Fecondità ai minimi, l’Italia scivola ancora
Guardando ai dati desolanti, quello che fa più rumore sembra essere quello secondo cui in Italia ci sono 1,14 figli per donna. Soltanto 12 mesi fa il dato, già estremamente basso, era di 1,18. Qualcuno potrebbe chiedersi cosa significhi, ebbene la risposta sintetica è che sta venendo meno il ricambio generazionale.
Il Centro resta il fanalino di coda con 1,07 figli per donna, il Nord si ferma a 1,15 mentre il Mezzogiorno – storicamente più prolifico – scende a 1,16. Ma a preoccupare è soprattutto il dato della Sardegna dove si hanno 0,85 figli per donna.
Si diventa genitori sempre più tardi
Oltre al minor numero di nuovi nati, l’altro problema è che i genitori fanno figli sempre più tardi. Nel 2025 l’età media al parto sale a 32,7 anni, contro i 32,6 del 2024. Può sembrare un incremento insignificante, ma così non è perché segue un trend che va avanti da decenni.
Nel Centro si arriva a 33,1 anni, nel Nord a 32,8 anni e nel Mezzogiorno a 32,4 anni.
Meno nascite e meno genitori
Quel che è certo è che siamo davanti a un problema enorme e troppo spesso dimenticato. L’unica certezza è che il calo delle nascite non è legato alla mancanza di “voglia” di figli, quanto alla diminuzione progressiva del numero di potenziali genitori.
In particolare la popolazione in età fertile si assottiglia, anno dopo anno, rendendoci fanalini di coda in Europa. Basta un confronto per capirlo, se l’Italia avesse avuto la fecondità della Francia (1,61 figli per donna nel 2024), i nati sarebbero stati 494mila.
Matrimoni in calo
E non è tutto. Scendono anche i matrimoni che nel 2025 sono stati 165mila, ossia 8mila in meno rispetto all’anno precedente. Crollano soprattutto quelli celebrati con riti religiosi (-11,7%), mentre quelli con rito civile resistono (-0,2%). Per effetto di questi dati è drammatico il tasso di nuzialità che scivola a 2,8 per mille.
C’è da precisare che sposarsi non è più una tappa obbligata per avere figli, eppure non si può nascondere un dato che racconta come le relazioni sono sempre più instabili, le scelte vengono rimandate il più possibile, e le vite restano in sospeso per periodi fin troppo lunghi.
L’Europa non va meglio, ma l’Italia è fanalino di coda
E non può rendere meno gravoso il fatto che questo fenomeno tutto sommato non è solo italiano, ma riguarda l’intera Europa. Questo perché è vero che nell’Unione europea si passa da 1,57 figli per donna nel 2010 a 1,34 nel 2024, ma i dati variano – e di molto – tra Paese e Paese. In Germania il dato è a 1,36, mentre in Spagna è a 1,10. Perfino Francia e Svezia – un tempo modelli – stanno vivendo un calo che li ha portati a 1,61 e 1,43.
Dati alla mano, infatti, l’Italia, pur non essendo sola, è sicuramente quella che paga il dazio maggiore di una crisi demografica che dovrebbe far riflettere la politica intera.

