18/02/2026
da Remocontro
Jessie Jackson attorno al 2000 al Quirinale, dal presidente Ciampi a ricevere assieme le ‘Colombe d’oro per la pace’. Con una della stretta di mano che ti ricordi per la vita, consapevole del personaggio che avevi accanto, e che oggi resta per tutti noi nella storia della sua lotta politica.

Jesse Jackson: «Costruttore di ponti»
- La foto della spilla realizzata per la campagna presidenziale di Jesse Jackson dell’84. Marina Catuccci: «La morte del reverendo Jesse Jackson ha attraversato gli Stati uniti come una scossa, capace di far emergere memorie, conflitti e appropriazioni. Leader religiosi, attivisti, esponenti politici e istituzioni hanno reagito alla scomparsa di una delle figure più influenti del movimento per i diritti civili del secondo Novecento».
L’ex presidente Joe Biden lo ha ricordato come «un uomo di Dio e del popolo», sottolineandone la capacità del reverendo di coniugare fede, politica e mobilitazione sociale. Ma è soprattutto dal mondo dei diritti civili che sono arrivate le parole più significative. Un messaggio carico di memoria è arrivato anche da Bernice A. King, figlia minore di Martin Luther King Jr, che su X ha descritto Jackson come «un negoziatore di grande talento e un coraggioso costruttore di ponti». In un secondo post ha condiviso una fotografia che ritrae Jackson accanto a suo padre, accompagnata da una sola frase: «Entrambi ora antenati».
Jackson era sul balcone del Lorraine Motel di Memphis nel 1968, quando King venne assassinato, e ieri, al National Civil Rights Museum, sorto proprio in quel luogo, le bandiere sono state abbassate a mezz’asta. «Si è fatto avanti, ha alzato la voce e ha sollevato gli altri mentre saliva», ha scritto il museo in una dichiarazione ufficiale.
A rompere l’unanimità del cordoglio è stato Donald Trump, che ha usato la morte di Jackson per un attacco politico e un esercizio di autoassoluzione. In un lungo messaggio su Truth Social, Trump ha elogiato il carisma dell’attivista, rivendicando al tempo stesso di non essere razzista e accusando la «sinistra radicale», per poi colpire Barack Obama, descritto come beneficiario ingrato dell’azione politica di Jackson. «Nonostante io venga falsamente e costantemente definito razzista dai mascalzoni e dai pazzi della sinistra radicale».
Il rapporto tra Jackson e Obama è stato complesso e talvolta anche aspro. Jackson era stato tra i primi a sostenere Obama, ma lo aveva anche criticato duramente per quello che riteneva un allontanamento dalle questioni nere arrivando ad accusarlo, nel 2007, di «comportarsi come se fosse bianco» e a rimproverarlo brutalmente, l’anno successivo, per la sua svolta centrista.
Nonostante tutto, quando Obama ha vinto le elezioni, è rimasta nell’immaginario collettivo l’immagine del volto rigato di lacrime di Jackson mentre stringeva la bandiera americana.

