22/08/2026
da Il Manifesto
Giochi del silenzio A Taranto Meloni ha inaugurato i Giochi del Mediterraneo. Nessuna parola sulle molteplici crisi che investono la città

Se saranno un successo si capirà alla chiusura. Intanto l’epica intorno questa edizione dei Giochi del Mediterraneo è già stata creata dal commissario incaricato dal governo, Massimo Ferrarese. Ma non intorno alla città ospitante, Taranto, piuttosto sulla sua persona. Un passato in politica con Angelino Alfano, fondatore di associazione di beneficenza con Al Bano, vera gloria locale, Ferrarese si descrive come colui che «ha donato una rotatoria alla sua città per velocizzare il traffico».
IN QUESTE SETTIMANE si è proposto come l’uomo del fare, senza il quale l’evento (deciso dal governo precedente) non si sarebbe mai tenuto. «Sono partito senza soldi – ha raccontato – all’inizio ho affidato le gare di progettazione senza la copertura finanziaria, poi l’ho spiegato alla Corte dei conti: era una mia decisione, un rischio che mi sono assunto». E ancora: «Tutti i tecnici e i politici mi hanno fatto i complimenti per la velocità, la grandezza e il carattere avveniristico di alcuni impianti, saranno un volano turistico». La sua sovraesposizione serve a tenere in ombra tutto il resto, come la crisi economica e sociale della città.
CIRCA 200 PERSONE si sono riunite giovedì sera in assemblea nel parco dove si tiene il concerto del primo maggio. «I decreti sicurezza ci impediscono di protestare – hanno spiegato dall’associazione Cittadini liberi e pensanti – ma faremo sentire la nostra voce». La voce è di una parte della città esasperata contro un’altra, altrettanto esasperata: «Ilva is a killer» hanno scritto sulle magliette esposte nello stadio pochi minuti prima dei saluti istituzionali.
PER L’APERTURA dei Giochi sono arrivati il presidente Mattarella (che in un messaggio ieri ha fatto sentire la sua vicinanza ai cittadini di Taranto che «hanno dovuto fronteggiare drammatici aspetti di occupazione e di salute»), quelli delle Camere, La Russa e Fontana. Per la Commissione Europea ci sarà il vicepresidente Raffaele Fitto. E mezzo governo italiano che per questa kermesse, organizzata nel feudo del potente sottosegretario alla salute Marcello Gemmato, ha speso quasi 400 milioni di euro. Con la premier, Giorgia Meloni quattro ministri: Andrea Abodi (Sport), Tommaso Foti (Affari Europei), Orazio Schillaci (Salute) e Gianmarco Mazzi (Turismo).
ASSENTI il ministro alle Imprese e Made in Italy Adolfo Urso e quella al lavoro Marina Calderone. «Loro a Taranto meglio che non si fanno vedere», spiega un tassista. Anche lui, come altri attuali colleghi, una volta lavorava in una delle decine di aziende dell’indotto dell’ex Ilva che hanno chiuso in questi 14 anni di crisi. Oggi si sa quello che Taranto non è più ma non che volto avrà nei prossimi anni. Non è più una città operaia, non è più una città portuale o militare (le risorse per l’Arsenale della Marina devono ancora arrivare), non ha i problemi di overturism del Salento. Ma il motto di questa edizione dei giochi del Mediterraneo «Embrace the future», che campeggia sul Ponte girevole che collega il Mar Grande al Mar Piccolo, suona come una presa in giro.
ACCANTO C’È IL CASTELLO Aragonese dove le istituzioni italiane hanno ricevuto le delegazioni straniere. I paesi in gara sono 26 eppure sono arrivati solo i capi di Stato di Albania, Kosovo, Macedonia e Libano e quelli del governo algerino e serbo. Pochissimi i curiosi in attesa che fanno spiccare ancora di più i molti cecchini sopra le terrazze di Taranto Vecchia. Il vicino Villaggio Fan (qualche stand che vende a 20 euro le magliette con il logo Taranto 2026 e un mega schermo per vedere la cerimonia di apertura) a un’ora e mezza dall’apertura ieri era ancora deserto.
Eppure per Ferrarese «Taranto sta svolgendo un ruolo su questioni delicate che hanno a che fare con lo scenario internazionale». Sarà pure così ma la città è ancora mezza chiusa per ferie e per strada girano solo i giovani volontari dei Giochi. Uno dei più antichi bar del centro non ha neanche richiamato i dipendenti dalle vacanze: «Non mi è sembrato ci fosse bisogno», spiega cortese la proprietaria mentre le tv locali diffondono l’annuncio che alcune gare degli sport meno popolari saranno a ingresso gratuito. Su quello che rimarrà alla città dopo l’evento (come il nuovo faraonico stadio del nuoto) non circola ottimismo. «Vedremo se ci sarà manutenzione e se la gestione sarà pubblica o privata – dice un lavoratore dell’ex Ilva in cassa integrazione – anche lo sport è una questione di classe: di certo il figlio di un operaio non può fare tennis o scherma, figuriamoci quello di un operaio disoccupato». «Con quei soldi si poteva risanare parte della città», nota Simona, ambientalista.
LA NOTIZIA che anche l’Eusider si è aggiunta all’improvvisa cordata capitanata da Federacciai per rilevare gli impianti siderurgici non interessa a nessuno. «Serve a salvare il governo e le industrie del nord che hanno bisogno di acciaio, mica Taranto», la chiosa di Mario, che della sua esperienza di lavoro nello stabilimento si porta dietro il ricordo di un tumore alla tiroide e tanta rabbia. Ma che sia una foglia di fico lo rileva anche Federmeccanica: «Per salvare l’ex Ilva, lo Stato deve tornare a fare l’imprenditore, con una quota di maggioranza che gli permetta lavorare con la cordata Federacciai al progetto di decarbonizzazione».

