25/10/2026
da Il Manifesto
Allons enfants Grandi cortei ovunque e tensioni a margine. A Parigi, 70mila gendarmi e nessun saccheggio. La protesta continua il 31 ottobre. «Una vittoria totale del movimento, nonostante le provocazioni», ha detto Mélenchon
L’«Atto II» del movimento contro il carovita, andato in scena ieri in molte città francesi, ha portato in piazza per il secondo sabato di fila tra le 400mila e le 800mila persone, secondo le stime rispettive delle autorità e degli organizzatori, non mostrando alcuna inflessione nei numeri seppur non riproducendo le barricate e i saccheggi che avevano scosso il paese la una settimana fa.
NEI GIORNI SCORSI, le prefetture di mezzo paese hanno tentato di vietare ogni tipo di manifestazione e imposto il coprifuoco notturno nei centri cittadini. Da Lione a Marsiglia, da Tolosa a Nantes passando per Parigi, i divieti di circolazione e di assembramento si sono moltiplicati dopo gli scontri di sabato 17 e, in particolare, dopo l’allocuzione di Emmanuel Macron giovedì scorso.
In quell’occasione, il presidente della Repubblica aveva annunciato che le manifestazioni convocate da parte di «persone che non hanno alcuna legittimità per farlo» sarebbero state sistematicamente vietate. «Non è il momento» di manifestare, aveva detto l’inquilino dell’Eliseo.
In previsione delle proteste di oggi e dopo l’umiliazione subita la scorsa settimana, il ministro degli interni Laurent Nuñez aveva annunciato un dispositivo di sicurezza composto da 70mila agenti tra gendarmi e poliziotti, a fronte dei 60mila in servizio sabato scorso. Nuñez aveva anche comunicato che le forze dell’ordine sarebbero state coadiuvate da unità di élite come il Gign, il Raid e la Bri, utilizzate per l’antiterrorismo o le prese di ostaggi. E il sistema ha fatto il suo lavoro: complessivamente, solo ieri mille arrestati.
A PARIGI, dopo lunghe trattative con la prefettura, i sindacati avevano ottenuto di poter sfilare dalla Bastille a place de la Nation. Ma dopo il discorso di Macron, il prefetto della capitale aveva imposto all’ultimo un altro percorso, da porte d’Orléans a porte de Vincennes, un tragitto del tutto inusuale e periferico. I sindacati si erano inizialmente rifiutati di accettare la modifica all’ultimo minuto voluta dal prefetto e avevano contestato il decreto prefettizio in tribunale, ma i giudici l’hanno avallato e, alla fine, 250mila persone secondo la Cgt (110mila secondo le autorità) hanno sfilato pacificamente lungo il percorso stabilito, al limite sud-est della capitale.
QUALCHE TENSIONE si è verificata al momento della dispersione del corteo, a porte de Vincennes. Le forze dell’ordine hanno fatto uso di lacrimogeni e cannoni ad acqua, mentre alcuni manifestanti hanno lanciato degli oggetti sugli agenti.
A Marsiglia, una delle città dove sabato scorso vi erano state le tensioni più forti, circa 50mila persone hanno manifestato secondo la Cgt (17mila secondo le autorità). Il prefetto locale aveva cercato di vietare ogni corteo nei giorni precedenti, ma i sindacati avevano ottenuto di poter sfilare in un percorso più breve del solito. Anche qui c’è stata qualche tensione alla fine della manifestazione, quando l’antisommossa ha fatto ampio uso di lacrimogeni per spingere le persone ad andare a casa. «Decine di migliaia di marsigliesi hanno potuto manifestare correttamente nella città», ha detto il sindaco di Marsiglia Benoît Payan (socialista), felicitandosi di «una giornata» che «si è svolta nella calma».
Scene simili, con grandi cortei e tensioni a margine, si sono viste a Lione, Rennes, Nantes, Bordeaux, Nizza o ancora Strasburgo. Alla fine del pomeriggio, gli arresti erano più di 130. LA GIORNATA «si è svolta positivamente», ha affermato il ministro degli interni Nuñez, attaccando i «gruppi radicali» e della «ultrasinistra» che avrebbero cercato di far «degenerare la situazione».
«Macron ha sostenuto che ’era meglio non manifestare’ e noi eravamo più di 800mila per rispondergli», ha detto la segretaria della Cgt Sophie Binet. È stata «una mobilitazione massiva e pacifica, nonostante le provocazioni. Quando il potere invoca il silenzio, il popolo fa sentire la propria collera», ha dichiarato Binet.
Il leader de La France Insoumise Jean-Luc Mélenchon, presente alla manifestazione parigina, ha rivendicato «una vittoria totale del movimento sociale», ottenuta nonostante «le provocazioni» del «prefetto di polizia e di Lecornu», il primo ministro francese. «È tempo che le autorità cedano, altrimenti non gli resterà altra possibilità che prendere l’uscita», ha incalzato Mélenchon.
«Hanno seminato la paura», «il disordine», «il dubbio», ha scritto su X la segretaria degli Ecologisti Marine Tondelier, «hanno cercato in ogni modo di far sì che questa mobilitazione fosse un fallimento». Ma «un movimento si è sollevato ovunque in risposta» ha scritto Tondelier, anch’essa presente al corteo nella capitale.
Mentre lunedì gli studenti saranno ricevuti dal premier Sébastien Lecornu – dopo una riunione con Macron venerdì – il coordinamento dei Gilet gialli e delle altre organizzazioni del movimento ha convocato un «Atto III» per sabato 31 ottobre. L’obiettivo è «difendere le libertà pubbliche», hanno comunicato gli organizzatori, invitando a riunirsi davanti all’Assemblée Nationale a Parigi e ai comuni nel resto del paese, al fine di denunciare la «deriva autoritaria» del governo.

